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Cronaca

Taormina a gamba tesa contro il Tribunale di Avellino: "Mi è stato impedito il diritto di difendere"

"Mi è capitato proprio in un Tribunale dove non c'è nessuno che sia imputato nonostante decenni di porcherie", afferma il noto penalista

"Tristezza infinita. Tribunale di Avellino. Processo per le aste giudiziarie truccate. Dove non c’è un magistrato, un pubblico ministero, un cancelliere, un segretario giudiziario, un ufficiale giudiziario, un custode, un usciere che sia imputato nonostante decenni di porcherie", afferma con durezza l'avvocato Carlo Taormina. "Dopo una vita trascorsa in parte in magistratura e per tutto il resto in avvocatura e in titolarità di cattedra universitaria, per la prima volta, con sprezzo di qualsiasi regola di buon senso e senza la minima considerazione per la toga forense nonché, ed anzi ancor più, per il diritto costituzionale, ed inviolabile dalla stessa Costituzione, di difesa dell’imputato, mi è stato impedito l’esercizio del diritto di difendere ed è stato compresso il diritto di difendersi dell’imputato con un provvedimento che ha ritenuto di respingere la mia richiesta di rinvio della prossima udienza considerando prevalente la mia partecipazione alla udienza avellinese dove deve essere sentito un testimone, tra l’altro da me già da me controesaminato, rispetto alla richiesta documentalmente comprovata delle mia partecipazione nello stesso giorno ad una  udienza dinanzi alla Corte d’Assise di Messina dove difendo un imputato detenuto per due omicidi e dove deve svolgersi l’esame dei Carabinieri del Ris di Messina, cioè l’attività probatoria più importante del processo. Non discuto delle ragioni tecniche perché ce ne è sempre una buona, ma credo ancora più grave il ripudio di ogni ragionevolezza e di ogni regola suggerita dal buon senso. Credo che sia accaduto qualcosa che, al di là della mia persona, per la quale sono note e anche notate la posizione di disprezzo e di odio per la fermezza, peraltro sempre rispettosa, con la quale mi oppongo ad ogni scorrettezza e illegalità della magistratura,travalichi il particolare e tocchi da una parte la magistratura,sicuramente raggiunta da un vulnus nella sua nobiltà, e, per un’altra parte, l’avvocatura in ingravescente stato di umiliazione e sudditanza di fronte ad un potere giudiziario ormai sempre più scisso dalla logica della toga. Poiché credo che la giurisdizione sia prima di tutto buon senso persino al di là della preparazione e delle capacità intellettuali delle persone che la interpretano, mi piacerà interpellare,documenti e provvedimenti alla mano, il Consiglio Superiore della Magistratura, non per chiedere provvedimenti disciplinari che non possono interessare un avvocato contrario per principio ad ogni forma di repressione, ma per conoscere se simili atteggiamenti siano consoni con l’esercizio di una sana ed equilibrata giurisdizione rispettosa dei ruoli altrui e soprattutto degli imputati, specie in relazione alle valutazioni relative alla attribuzione di funzioni direttive o paradirettive sulle quali anche il Consiglio Superiore della Magistratura è chiamato a giudicare", conclude.

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