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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Processo Clan Graziano, i testi di polizia giudiziaria ricostruiscono l'attività del sodalizio criminale

Gli imputati sono tutti accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo camorristico

Processo Nuovo Clan Graziano - nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, venivano ascoltati i primi testi nel processo che vede imputati Fiore e Salvatore Graziano, Antonio Mazzocchi e Domenico Ludovico Rega. Quest'ultimi sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo camorristico. Nella fattispecie, venivano ascoltati i primi testi citati dal Pubblico Ministero della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Ida Frongillo. I tre testimoni - tutti operatori di polizia giudiziaria - dinanzi al tribunale in composizione collegiale presieduto da Giampiero Scarlato, a latere Lorenzo Corona e Giulio Argenio - ricostruivano con cura l'attività con cui il sodalizio criminale tentava di imporre il controllo del territorio attraverso l'attività di racket. I testimoni riferivano, inoltre, di essere intervenuti in occasione del tentato omicidio di Giulio Maffettone (successivamente deceduto a causa delle ferite riportate in un altro agguato avvenuto nel marzo del 2016) nonché di aver raccolto la denuncia di un professionista della zona relativamente a un danneggiamento alla sua abitazione e il rinvenimento di ben 25 colpi esplosi contro la ditta Silvestrini di Quindici. La prossima udienza, adesso, è prevista il 26 settembre quando verranno ascoltati altri testi citati dal Pubblico Ministero.  

La faida tra i Cava e i Graziano 

Nell'agosto del 2019 i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino, nel Vallo di Lauro e nella provincia di Verona diedero esecuzione a cinque misure cautelari per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il procedimento ha riguardato i fratelli Fiore e Salvatore Graziano, 46 e 48 anni, ritenuti elementi di spicco del clan Graziano, Domenico Desiderio e Antonio Mazzocchi, imprenditori di onoranze funebri, e Domenico Ludovico Rega, altro esponente del clan Graziano. 

Tutto è iniziato con la scarcerazione di Cava Jr. 

Stando a quanto si apprende, tutto è partito con la scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss Biagio, morto di tumore dopo una lunga detenzione in regime di 41 bis. Questo, di fatto, ha dato nuova linfa a una faida, quella con il clan Graziano, che va avanti da oltre quarant’anni. Il nucleo speciale dei Cacciatori del Gargano ha battuto ogni centimetro dei boschi tra Quindici e Lauro e, qui, è stato ritrovato un manichino di donna, con un nastrino azzurro in vita e due fori di proiettile (sparati con un fucile di precisione) all’altezza del cuore.  

I familiari di Cava erano l'obiettivo

Gli inquirenti della Dda di Napoli, in brevissimo tempo, hanno individuato, come obiettivi dell’agguato, Salvatore Cava e la moglie. Le accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, nascono da una serie di attentati e minacce compiuti nel Vallo di Lauro, nello specifico, contro un’impresa di pompe funebri di Domicella. 

I Graziano hanno preteso una tangente da 100mila euro; minacciando continuamente i dipendenti, fino ad arrivare a sparare contro il cancello della ditta. Modus operandi, questo, rivolto anche nei confronti di un’impresa edile incaricata di realizzare i lavori per un parcheggio che sarebbe dovuto nascere proprio nei pressi dell’impresa funebre di Domicella. I fatti sono avvenuti tra il 2017 e il 2018 e, grazie ad alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, il cerchio si è chiuso. 

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