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Cronaca

Aste Ok, Taormina all'attacco: "Non mischiamo diavolo e acqua santa, Galdieri era il capo delle aste ad Avellino, nessun patto con Formisano"

Proseguono le discussioni dei difensori degli imputati. Oggi è stato il turno degli avvocati Benny De Maio e Carlo Taormina, difensori - rispettivamente - di Antonio Flammia e Gianluca Formisano

Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduta dal presidente Dott. Roberto Melone, a latere Vicenza Cozzino e Gilda Zarrella, è ripreso il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio.  Prosegue la fase delle discussioni, che presumibilmente si concluderà entro aprile o maggio. Sebbene la data ultima nel calendario del collegio sia il 26 aprile, potrebbero essere programmate udienze anche per maggio. Il primo a discutere è stato l’avvocato Benny De Maio, difensore di Antonio Flammia: “Secondo l’accusa, nelle parole dell’esecutata ci sarebbe la certezza della colpevolezza di Antonio Flammia. In realtà, la sua testimonianza è interessata e, ai fini della valutazione della sua credibilità, non si può non tenerne conto. Il vaglio di attendibilità deve essere particolarmente rigoroso. Il Tribunale deve essere assolutamente rigoroso. Dall'atto di pignoramento immobiliare apprendiamo che gli esecutati avevano già versato circa 20mila euro sull'immobile oggetto dell'asta, che aveva un valore di circa 600mila euro. Tuttavia, le aste nel corso degli anni erano sempre andate deserte, facendo calare il prezzo fino al 2017, quando il prezzo di base dell'asta era di 237mila euro. Tuttavia, l'immobile risultava in parte abusivo a causa di alcuni lavori realizzati dalla proprietaria, rendendolo non commerciabile. La successiva ordinanza di vendita ha ulteriormente abbassato il prezzo a 159mila euro. A questo punto cosa succede? Una ventina di giorni prima dell’asta, per la prima volta, compaiono persone interessate all’acquisto dell’immobile. Armando Aprile chiese di visionare l’immobile. In quella sede giunsero Armando Aprile e Livia Forte, accompagnate da altre persone interessate all’acquisto. Quando si aprì la porta dell’esecutata, c’era familiarità tra Livia Forte e la donna; si conoscevano. In generale, nel corso di tutte le visite avvenute all'interno dell'immobile, la donna ha parlato dei suoi problemi familiari, dei problemi di salute della figlia, della sua disperazione. E tutte le persone, infine, rinunciavano a partecipare all’aggiudicazione immobiliare. Livia Forte disse che “tutti tremavano” quando lei si avvicinava alle aste immobiliari. La Forte, però, chiese all’esecutata di dirle i nomi di tutti coloro che partecipavano alle aste. L’esecutata accettò la proposta della Forte, in cambio del suo aiuto a non perdere la casa. La stessa esecutata, presentandosi per la prima volta all’asta – dopo che alle precedenti aggiudicazioni non si era mai presentata – avrebbe dichiarato che si sarebbe aspettata “il deserto”. La sua aspirazione, infatti, era che la stessa andasse deserta, in modo che, quella successiva, avrebbe potuto partecipare il figlio, finalmente maggiorenne. Invece la donna trova Aprile e Forte. È stata proprio Livia Forte a dire che era stata presentata un’offerta al buio. L’esecutata ha poi aggiunto che le sembrava strano che una persona che non aveva mai visitato l’immobile, avesse presentato un’offerta”. 

L’avvocato De Maio, poi, descrive il momento in cui un avvocato che, per il suo cliente, aveva presentato l’offerta al buio, ragiona con la proprietaria del procedimento esecutivo immobiliare: “L’avvocato fu avvicinato dall’esecutata e la donna lo pregò di non partecipare all’asta a causa dei gravi problemi di salute della figlia. L’avvocato le rispose che, per loro, non ci sarebbe stato nessun problema, ma che avevano già versato la quota per partecipare. Quindi, se nessuno avesse rilanciato, loro si sarebbero sicuramente aggiudicati l’asta. Dopo, parlando con Aprile e Forte, Livia aggiunse che anche un suo parente, Antonio Flammia, era pronto a partecipare all’asta, ma che non ci sarebbero stati problemi, che si sarebbero messi d’accordo. A quel punto, però, l’esecutata era amareggiata, delusa, perché si aspettava il deserto. Ma questa donna – afferma De Maio rivolgendosi al collegio – ha cercato di impietosire qualsiasi persona interessata all’asta della sua casa. Ma la perdita di un immobile all’asta è un male necessario. L’esecutata ha accettato l’offerta di aiuto di Livia Forte, ha chiesto i nomi degli interessati all’immobile. È innegabile che l’offerta di aiuto di Livia Forte che, ripeto, disse che “tutti tremavano” quando partecipava all’asta, è stata irrinunciabile per l’esecutata. Gli americani utilizzano il concetto "cash is king" per affermare che “chi ha il denaro è il re” e, probabilmente, l’esecutata ha avuto paura di affermare che – a un certo punto – ha accettato l’aiuto di Livia Forte. Flammia, in tutto questo, era veramente interessato all’immobile. Lui ha resistito alle iniziative dell’esecutata, che ha proposto reclamo, era anche rimasta nell’immobile senza alcun titolo. Il problema era che Flammia, quella casa, la voleva veramente. Le dichiarazioni dell’esecutata stridono con la certezza che era lei stessa a chiedere i nomi delle persone interessate. Lei è stata l’unica ad allontanare un partecipante. Ha impedito sostanzialmente il normale corso degli eventi. La maggiorazione dell’offerta è stata impedita. Non dimentichiamo, poi, tutte le bugie che sono state raccontate. Io voglio evidenziare la sfrontatezza dell’esecutata quando chiede il risarcimento dei danni pari a 680mila euro. Questa donna non pagava la casa, c’è rimasta vent’anni senza dare soldi a nessuno, e poi chiede 680mila per il risarcimento del danno. Ma quale danno?”. L’avvocato De Maio conclude la sua discussione chiedendo l’assoluzione per il suo assistito perché il fatto non sussiste.

Taormina: "Formisano mai interessato al mondo delle aste, questo è ineludibile" 

Dopo è iniziata la discussione dell’avvocato Carlo Taormina, difensore di fiducia di Gianluca Formisano: “Oggi ci interessiamo della posizione dell’imputato Gianluca Formisano. Un imprenditore apprezzato e noto, che ha avuto l’opportunità di svolgere un’attività particolare, occupandosi dei problemi degli immigrati. Un’attività votata all’integrazione e non consentita a tutti, perché occorrono determinate caratteristiche morali, sotto l’occhio vigile del Ministero dell’Interno. Nei confronti di Gianluca Formisano non ci sono mai stati problemi, a testimonianza che la sua attività si è sempre svolta nella più totale legalità. Mi preme dichiarare che Formisano non si è mai particolarmente interessato al mondo delle aste immobiliari. Ci sono state inchieste che hanno riguardato le aste immobiliari proprio presso questo Tribunale. Ci sono state inchieste che hanno riguardato anche altri imputati coinvolti in questo processo. Ora, quello che mi interessa mettere in luce è che, dopo l’osservazione del Pubblico Ministero nei confronti di Formisano e anche di Barone, questo imprenditore che non ha mai avuto nulla da spartire con le aste giudiziarie, secondo l’accusa, avrebbe scelto di cambiare l’impostazione della sua vita, stipulando un patto criminale con determinati soggetti. Il tema centrale con il quale ci dobbiamo confrontare è la nascita di questo patto votato alla gestione criminale delle aste immobiliari. Noi dobbiamo confrontarci con questa contestazione e vorrei partire da una osservazione che fa traballare tutta l’accusa: tenendo sempre conto del presunto “patto criminale”, Formisano, in tutta questa vicenda giudiziaria, è presente in una sola asta giudiziaria. Questo è un elemento ineludibile. Non c’è altro, questo è un dato di fatto. Il presunto patto criminale presenta questa realtà. Non si tratta di un’osservazione generale e superficiale. Si tratta di un dato che gode di un significato di assoluto rilievo. Nel corso di un’intercettazione avvenuta nel 2019, quando tante cose erano già accadute, Armando Aprile e Antonio Barone discutevano di un problema di partecipazione alle aste, dell'appeal commerciale di alcuni immobili. L’interlocuzione si conclude con Barone che riferisce ad Aprile di andare da Livia Forte affermando che loro, Barone e Formisano, non volevano partecipare. Nel maggio del 2019, Barone interloquisce in questo modo con Aprile. Armando Aprile riferisce tutto a Livia Forte dichiarando: “Si sono tirati indietro”. Livia Forte andò in escandescenze. In un’altra intercettazione tra Formisano e Barone si evince che Formisano voleva incontrare la Forte, al quale ribadisce di non voler più partecipare alle aste. Formisano, in seguito, riferì ad Aprile quanto emerso nell’incontro con Livia Forte. Una questione relativa a delle somme di denaro sborsate senza la necessaria copertura: “C’hanno preso per fessi, c’hanno riso addosso”. Secondo il Pm, dalle intercettazioni emergerebbe un contesto in cui Formisano chiede la protezione di Galdieri. In realtà questa è la prova che Formisano e Barone non avevano intenzione di partecipare alle aste. Le rappresentazioni emerse dalle intercettazioni non raccontano quanto affermato dal Pubblico Ministero nel corso della sua requisitoria, ma ben altro”.

Taormina: "Le aste immobiliari erano sotto la gestione di Nicola Galdieri. Formisano non faceva parte di nessun patto"

Nel corso della sua discussione, l'avvocato Taormina ha sottolineato chiaramente che il suo assistito non ha mai fatto parte di alcun "patto criminale". Ha riconosciuto l'esistenza dell'associazione camorristica che gestiva il settore delle aste immobiliari ad Avellino, senza dubbio, con Nicola Galdieri come direttore d'orchestra: “Secondo l’accusa, il “problema dell’associazione” esplode nel 2019. Ora, prima del maggio 2019, avvengono due aste. Nello specifico, l’esecuzione immobiliare di Montefredane va chiarita con attenzione. In quel periodo, Formisano non era neanche presente. Intorno a questa vicenda abbiamo una serie di riscontri che possono ricostruire quanto avvenuto dietro le quinte. Formisano non conosceva quella situazione, non era neanche presente in Irpinia. L’unica asta a cui Barone e Formisano hanno partecipato era quella di Solofra. Tutte le altre oggetto d’indagine non hanno mai interessato il mio assistito. A nessuna asta hanno mai partecipato. Formisano entra in pista, se così si può dire, grazie alla Cerullo, nel maggio/giugno 2018. Nel 2019, poi, la Cerullo si mette in testa di fare aste anche ad Avellino e, come al solito, la “gallina dalle uova d’oro” è Gianluca Formisano. Il mio assistito, però, resta non interessato alle aggiudicazioni immobiliari, caso mai è interessato alle loro ristrutturazioni. Tutte le iniziative partite nel 2018 e proseguite in seguito, hanno rappresentato uno scompiglio. Quello fu il contesto in cui si capì che la situazione poteva divenire complessa. Il momento in cui quelli che “comandavano” ad Avellino nel settore delle aste, si erano sentiti in difficoltà. Ci sono situazioni emblematiche in questo processo. Una rappresentazione plastica di ciò che è accaduto. Io non posso sapere se la Cerullo si mise in testa di sostituire la Forte, scalzarli o affiancarli. Ma ciò che accade è evidente: Armando Aprile doveva essere messo in cattiva luce. Non dimentichiamo che, di tutti, erano quelli con il maggiore bagaglio di esperienza. Quindi bisognava prendere una decisione. Qui entra in gioco Galdieri, perché altrimenti non l’avremmo trovato a casa della Cerullo. Questo cosa dimostra? Che le aste ad Avellino le gestiva Galdieri. Perché, altrimenti, un personaggio di questa caratura era presente in quella famosa riunione. Per lo più ben scortato da Dello Russo. La Cerullo aveva bisogno di questo. Perché altrimenti il mondo delle aste non sarebbe potuto essere accessibile. Serviva la presenza di Galdieri. Come possiamo parlare di patto? Chi voleva fare questo patto? È evidente che, nella gestione delle aste immobiliari ad Avellino, Galdieri era una figura chiave. Volete più prove dell’esistenza dell’associazione e dei soggetti che ne facevano parte? Formisano è stato chiuso a chiave in una stanza. È stato insultato. La Cerullo aveva addirittura sbandierato una autorizzazione da parte di Galdieri a partecipare alle aste immobiliari. Questo, ovviamente, ha fatto inferocire Nicola Galdieri. Signor presidente, signori del Tribunale, è Galdieri che, rivolgendosi a Formisano, dice: “Questa è mia sorella!”. Come si fa a parlare di patto quando è proprio Galdieri ad affermare che tu sei fuori. Abbiamo una rappresentazione statuaria. Era presente un'associazione camorristica che turbava le aste immobiliari. E Galdieri ha ribadito a Formisano che se volevano partecipare alle aste dovevano rivolgersi “alla sorella”. E allora di quale “patto” parliamo?”.

L’avvocato Taormina ha ribadito con forza che, a suo avviso, l’associazione criminale vedeva come capo indiscusso Nicola Galdieri. Per affermare questa convinzione, ancora una volta, il penalista riporta le intercettazioni: “Livia Forte ha detto: “Dobbiamo fare quello che dice il capo. Dobbiamo rispettare quello che dice il capo”. Persino una figura discutibile come Armando Aprile – definito “un'anguilla” da Taormina – acconsentiva a queste dichiarazioni di Livia Forte. Rispetto a questa situazione non possiamo ignorare quello che abbiamo saputo fino a questo momento: “Tu non puoi partecipare alle aste immobiliari ad Avellino”. Questo era il volere del capo e Livia Forte e Armando Aprile dovevano rispettarlo. Dovevano rispettare il volere del loro capo”.

Taormina. "Non c'è assolutamente possibilità di affermare che, durante l'asta De Nardo, ci sia stata turbativa"

Taormina, poi, non poteva ovviamente trascurare le aste che hanno visto protagonista Ciriaco e Caterina De Nardo: “Per quanto la questione sia stata affrontata sotto tutti i punti di vista, il problema resta. Noi vogliamo sapere dove sta la verità. Voi dovete prendere posizione su questa situazione. Noi abbiamo situazioni assolutamente diversificate tra le sommarie testimonianze e la realtà dei fatti. Non c’era partecipazione di Formisano e neanche ci poteva essere. Gianluca Formisano non ha presentato nessuna offerta e non ha consentito alcun rilancio. Come si può dire che ci sia stato un coinvolgimento del Formisano all’interno di queste aste? Noi abbiamo questi dati che sono stati forniti proprio da Ciriaco, ma anche da Caterina De Nardo. Dal punto di vista della concretezza dei fatti, come facciamo a dire che Formisano ha partecipato? È una realtà incontestabile. Le sommarie testimonianze del 2021, abbiamo la prova documentale, non corrispondono alla verità. Noi dobbiamo lavorare per fare emergere la verità. Non soffocarla, come è stato fatto in questo caso. I De Nardo non avevano nessuna necessità di mentire e non lo hanno fatto”.

Il difensore torna sul momento dell’aggravamento della misura cautelare per Formisano: “Quando c’è stato l’aggravamento della misura cautelare nei confronti di Barone e Formisano, l’ho interpretato come una reazione ai contenuti del rapporto intercorso tra Formisano e Caterina De Nardo. Sul punto voglio dire che la questione relativa alle presunte promesse di denaro del 2021 era concernente lo smaltimento dei rifiuti dell’opificio di Solofra. Solo di questo si parla. Qui ci troviamo davanti a tutta una serie di chat che sono state interpretate. La facinorosità di questo Pubblico Ministero deve essere controllata, in buona fede, sicuramente, ma non c’è correlazione. Le altre chat relative alla presunta falsa testimonianza devono essere esaminate con cura, perché, secondo l’accusa, sarebbero le conversazioni che hanno portato alla falsa testimonianza. In realtà, nonostante ci sia stata, sbagliando, una effettiva violazione delle misure, il tenore delle dichiarazioni è molto diverso ed è orientato solo a rammentare ciò che era accaduto in precedenza". L'avvocato Taormina ha concluso la sua discussione chiedendo l’assoluzione per il suo assistito. 

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 17 aprile 2024. 

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