Nuovo Clan Partenio, vent'anni di turbativa d'asta: si stringe il cerchio

L'attenzione all'attività dei colletti bianchi e l'acquisizione di nuovi testimoni, con queste armi gli inquirenti dovranno risolvere il passaggio chiave dell'inchiesta

L’inchiesta relativa al Nuovo Clan Partenio continua con sempre maggiore forza a porre l’accento sul filone delle aste giudiziarie. Appare evidente che, questo, è certamente il passaggio chiave per fare andare tutti i pezzi del puzzle al loro posto. Nella fattispecie, il nucleo investigativo dei carabinieri continua incessantemente a raccogliere elementi investigativi e, questo, sta conducendo rapidamente al coinvolgimento di altri soggetti.  

Ancora, come si prevedeva, stiamo parlando di imprenditori, tecnici, funzionari pubblici che hanno permesso al Sistema di entrare sempre più in questo business. Il gruppo Forte-Aprile, quello che, di fatto, aveva in pugno le aste giudiziarie, avvicinava gli avvocati, i notai e, ben presto, l’ombra del clan ha reso l’attività simile a un monopolio 

La necessità di ascoltare i nuovi racconti delle vittime 

Appare anche superfluo sottolineare quanto, per gli investigatori, adesso, risulti fondamentale acquisire nuove testimonianze da parte delle vittime. Questo, perché, stando a quanto affermano le fonti investigative, l’attività criminale durava da almeno vent’anni. Il reato in questione, ovvero la turbativa d’asta, quindi, necessità di una mole enorme di lavoro di approfondimento.  

Il metodo mafioso con cui le aste venivano pilotate 

Nel decreto di sequestro dei materiali che ha raggiunto gli avvocati Luciana Zeccardo, Leonardo Tammaro e Alfredo Cavallo, restano in auge i reati di estorsione, di associazione a delinquere e turbativa d’asta; sia per i membri del clan Partenio che per i Forte e gli Aprile, che hanno agito nelle aste giudiziarie.  

“Aggiudicazioni che avvenivano utilizzando metodi e modalità proprie del sodalizio criminale e con il fine di alimentare le casse del clan camorristico che aveva nei fratelli Pasquale e Nicola Galdieri i suoi reggenti”.   

I metodi utilizzati, come detto, consistevano nell’allontanamento tramite minacce e violenza di tutti gli eventuali soggetti intenzionati a partecipare alle aste.   

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