Cronaca

A Nusco la cucina della memoria, da Rosa il ristorante che ti rende felice

La famiglia Vernacchio porta avanti con orgoglio la tradizione di una cucina popolare che non sembra conoscere crisi

Padelle e grembiuli invadono il piccolo schermo, gli chef stellati spopolano nei programmi televisivi e la cucina sofisticata diventa sempre più un fenomeno di costume.
Nascono così una miriade di locali super “fighetti” che per correre dietro ai Picasso dell'arte culinaria si dimenticano del buono della semplicità rischiando di cadere in un vicolo cieco.
C'è chi invece da più di 30 anni porta avanti con orgoglio e rigore le vecchie ricette della nonna esaltando senza indugio i sapori e gli odori della memoria. Nessuna dicotomia tra cucina popolare e nouvelle cousine,  ma solo l’idea ferma che c’è bisogno di entrambe. La pensa così la famiglia Vernacchio che dal 1983 conduce con grande passione il ristorante Da Rosa a Nusco. Qui tra la quiete delle colline di uno dei borghi più belli d'Italia, c’è una cucina che nella sua semplicità è in grado di regalare ancora forti emozioni.
Mangiare da Rosa ti rende felice, le persone ridono, scherzano e il locale non sembra conoscere crisi. Saranno i profumi, quegli odori che permettono ai ricordi di riaffiorare avvicinandoti a quei giorni lontani in cui le nonne lavoravano la pasta con le mani, cuocevano per ore e ore il ragù della domenica e ti servivano a tavola porzioni esagerate di fusilli all’avellinese che faticavi a finire, ma erano troppo buoni e succulenti per dire basta.
Da Rosa a Nusco si conserva tutto questo: il sapore della tradizione. Il menù è lo specchio dell'Irpinia: robusto, ma sincero e pagare il conto non è causa d'indigestione visto che il ristorante resta tra i più economici della provincia.
“Il locale è cambiato negli anni – racconta Vito, il figlio di Michele, il fondatore del ristorante – ma lo spirito è rimasto lo stesso. La pasta fresca tutti i giorni, carni allevate rigorosamente in Irpinia, prodotti gastronomici dei nostri territori e verdure provenienti direttamente dall’orto di papà, un pezzo di terra lontano da ogni forma di inquinamento. Da noi, oggi come allora si mangia quello che una volta si cucinava a casa la domenica, senza troppi fronzoli, ma con grande attenzione verso le materie prime”.
Dimenticate quindi i menù cerebrali e la cucina molecolare perché da Rosa è un posto che si presenta nella sua genuinità. Bentornata maccaronara, zuppe, ravioloni giganti e tutto ciò che di buono offre l'Irpinia.
La pasta fresca tutti i giorni è proposta con un’ampia selezione di sughi, dal ragù, ai funghi, passando per il tartufo: “Perché mia madre - spiega Vito – ogni mattina prepara la pasta proprio come le aveva insegnato mia nonna”.
Piatti franchi e genuini, ricette contadine che la gente ricerca con affetto.
Quando in paese, fanno ritorno i tanti che sono emigrati all'estero per lavoro ci chiedono sempre le stesse cose. Sono persone che hanno la possibilità economica di mangiare anche in ristoranti più blasonati, ma quando tornano in Irpinia cercano quei sapori che non possono trovare altrove. Cercano la semplicità di una zuppa di verza e fagioli, la tradizione di una sfoglia tirata a mattarello”.
Da Rosa è un punto fermo per tutti gli amanti di una cucina basica, ancorata alle antiche ricette contadine. Vito non nasconde che tra i suoi desideri c'è il progetto di dare una nuova veste al suo ristorante, ma l’anima resterà sempre la stessa.Voglio soltanto innovare alcune proposte e cambiare lo stile del locale – chiosa - I primi nel menù saranno sempre quelli, ma voglio dare più attenzione ai secondi. Creare una braceria per dare maggiore risalto alle carni che selezioniamo accuratamente. Per il momento è solo un’idea, spero di realizzarla al più presto”.
Ma al di là dei piccoli aggiornamenti in programma, la famiglia Vernacchio continuerà a servire i suoi ospiti senza perdere l'umiltà di una ristorazione senza tempo anche perché come sottolinea Vito da Rosa era, ? e sarà sempre un posto aperto a tutti: "Capisco la filosofia della nouvelle cousine - conclude - ma le persone per mangiare fuori non è detto che debbano aprire un mutuo”.


 

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