Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Clan Sangermano, chiesti settantotto anni e quattro mesi di carcere per i vertici

Settantotto anni e quattro mesi sono stati richiesti come pena per cinque imputati accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso

Settantotto anni e quattro mesi sono stati richiesti come pena per cinque imputati accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Questa pesante richiesta di condanna è stata avanzata pochi minuti fa dal procuratore antimafia Pietro Raimondi al termine della sua requisitoria davanti al giudice per le indagini preliminari Chiara Bardi. Gli imputati sono i vertici del clan Sangermano, il quale è stato smantellato nell'operazione condotta nel novembre del 2022 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna insieme alla Dia di Napoli.

Ecco le richieste di pena avanzate:

- Agostino Sangermano, presunto capo del clan, è stato richiesto un totale di diciotto anni di reclusione.
- Suo cognato Sepe Salvatore, principalmente coinvolto nell'imposizione di prodotti in esclusiva in locali delle province di Napoli e Avellino, è stato richiesto anch'esso diciotto anni di reclusione.
- Paolo Nappi, presunto braccio destro del boss Sangermano, è stato richiesto dodici anni di reclusione.
- Ezio Mercogliano, identificato nelle indagini dell'Antimafia come una "sentinella" del gruppo di Livardi, è stato richiesto un totale di dieci anni di reclusione.
- Infine, Giuseppe Buonincontri è stato richiesto un totale di 8 anni e 4 mesi di reclusione.

Inoltre, Onofrio Sepe, uno degli imputati, è detenuto agli arresti domiciliari da alcuni mesi e per lui è stata richiesta una pena di dodici anni. Tutti gli imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato dopo che inizialmente era stato richiesto e ottenuto il giudizio con il rito immediato.

Gli avvocati che difendono gli imputati sono i seguenti:

- Agostino Sangermano è assistito dagli avvocati Raffaele Bizzarro e Nicola Quatrano.
- Ezio Mercogliano è assistito dagli avvocati Vittorio Corcione e Gaetano Aufiero.
- Onofrio Sepe è detenuto agli arresti domiciliari e difeso da Raffaele Bizzarro.
- Paolo Nappi è assistito dagli avvocati Raffaele Bizzarro e Marco Massimiliano Maffei.
- Salvatore Sepe è detenuto ed è difeso dagli avvocati Raffaele Bizzarro e Giovanna Russo.

Complessivamente, sono stati contestati trentaquattro capi d'accusa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti dei dieci imputati. Questi capi d'accusa includono l'associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni per imporre la fornitura di mozzarelle ai locali, illecita concorrenza con minacce e violenza (contestata solo a Nicola Sangermano, che ha scelto il rito ordinario davanti al Tribunale di Nola) e una serie di estorsioni per accaparrarsi terreni nell'alto casertano.

La discussione del processo con rito abbreviato richiesto da Luigi Vitale, difeso dagli avvocati Gaetano Aufiero e Umberto Nappi, è prevista per l'undici ottobre, mentre le discussioni dei difensori inizieranno il 16 ottobre. La sentenza è attesa per il prossimo 24 ottobre.

Gli arresti della Dia che hanno decapitato il clan 

Nell’ambito di un’indagine coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri di Castello di Cisterna e personale della Direzione Investigativa Antimafia hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli, a carico di 25 soggetti, ritenuti appartenenti al Clan “Sangermano” con operatività nell’agro nolano, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza, usura, autoriciclaggio e porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, quest’ultimi reati aggravati dalle finalità e modalità mafiose.

L’attività investigativa, svolta dal 2016 al 2019, ha consentito di evidenziare l’operatività del sodalizio criminale, con base a San Paolo Bel Sito (NA) e con interessi in gran parte nell’agro nolano ed in una parte della provincia di Avellino, tendente ad affermare il proprio controllo egemonico sul territorio di interesse, anche con la disponibilità di una importante quantità di armi comuni da sparo.

E in Irpinia, grazie a Roberto Santulli e Angelo Grasso, arrivava la mozzarella della camorra 

Le indagini hanno fatto emergere un'ampia attività estorsiva attraverso l’imposizione di articoli caseari a numerosi esercizi commerciali della zona, nonché l’induzione degli imprenditori all’acquisto di provviste per l’edilizia da una sola rivendita di riferimento. Intensa anche attraverso l’attività di riciclaggio, l’illecito esercizio della professione creditizia e la concorrenza illecita esercitata grazie ad atti intimidatori. 

In una intercettazione ambientale si sente dire: “Il commercio di queste mozzarelle è camorra”. Stando a quanto è emerso finora, gli uomini del clan agivano utilizzando persone del posto, conosciute da coloro che erano individuati come obbiettivi. Nella vicenda della vendita delle mozzarelle «della camorra» agli esercizi commerciali, Salvatore Sepe utilizza sia Roberto Santulli che Angelo Grasso come tramite. Santulli è conosciuto al ristorante Quagliarella, Grasso al ristorante o’ Pagliarone: entrambi sono – nelle parole delle vittime – esponenti vicini ai Sangermano.

A dimostrazione della pressante presenza del clan sul territorio, nel corso della processione della patrona del paese, l’effigie della Santa era stata fatta “inchinare” innanzi l’abitazione del capo clan. Nel corso delle attività, i carabinieri hanno dato esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo, per un valore di circa 30 milioni di euro, su immobili (terreni e fabbricati), società, autovetture e rapporti finanziari.

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