"Coloriamo monumenti ed edifici simbolo della cultura italiana"

Da Avellino parte la protesta simbolica degli architetti del paese

Da Avellino parte l’appello agli architetti italiani perché la classe politica possa tornare ad ascoltare la categoria. Erminio Petecca, presidente dell’Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Avellino, lancia una forte provocazione che intende coinvolgere i professionisti del Paese, partendo da una protesta simbolica: imbrattiamo con la vernice i monumenti e gli edifici simbolo della creatività degli architetti italiani.

“L’idea nasce sulla falsa riga delle vicende delle buche di Roma e del flash mob dei docenti – spiega il presidente Peteccala prima, dove sono state colorate di giallo dai cittadini, le buche della capitale, dopo che il sindaco ne aveva negato l’esistenza stessa, la seconda, dove i docenti hanno manifestato la disapprovazione del decreto buona scuola del governo. Di qui la nostra provocazione, che vuole ovviamente essere fortemente simbolica: coinvolgere gli architetti italiani per imbrattare con segni simbolici di vernice delebile monumenti e luoghi significativi, dando così adeguato risalto al messaggio di insoddisfazione che la nostra categoria vuole lanciare alla classe politica”.

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Un malcontento che si registra anche in seguito all’ottavo Congresso nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori che si è svolto al Parco della musica di Roma la scorsa settimana, al quale nessun rappresentante politico ha preso parte, nonostante i numerosi inviti formali inviati. “Un segnale di scarsa attenzione – continua Petecca – che si evince anche nelle normative vigenti in termini di assegnazione di incarichi professionali e la mancanza di certezza di giusti compensi, ancor peggio la mancanza di lavoro per gli architetti. La nostra categoria risulta bistrattata nonostante abbia dato frutti, in termini di patrimonio culturale, di cui l’Italia si fa vanto nel mondo. Quel patrimonio che la nostra creatività ha prodotto – conclude Petecca – e di cui oggi, tramite la nostra iniziativa di protesta, intendiamo simbolicamente riappropriarci”.    

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