Consiglio Comunale Avellino, l'ex amministratore ACS Greco: "Lascio una società in salute"

L'intervento dell'ex amministratore è stato durissimo: "Inattuabile quanto richiesto dal Comitato di Controllo analogo"

Nel corso del Consiglio Comunale di Avellino, in data odierna, interveniva anche l'ex amministratore di Acs, Giovanni Greco. L'ex manager dimissionario ha elencato i passaggi chiave che hanno condotto alla mancata approvazione del bilancio della società.

"Lascio una società in salute. Il rapporto debiti/crediti non trova la simmetirca corrispondenza perchè il comitato notificava alla società, a mezzo PEC, in cui si invitava a stracciare alcune fatture risalenti al 2016, 2017 e 2018.  Mi trovo qui, oggi, per discutere della decisione dell’Amministrazione di sfiduciare il mio operato concernente l’anno 2018, non approvando il bilancio nei modi e termini di legge. Il lavoro che ho portato avanti è accessibile a tutti e le mie gestioni sono state tutte contraddistinti da risultati economici positivi. Io sono stato chiamato, nel maggio 2016, per ripristinare la governance dell'azienda. L’obiettivo che mi veniva richiesto era di garantire continuità amministrativa alla società.  

Il Bilancio 2015 aveva perdite che pesavano sull'intero capitale aziendale

Il Bilancio 2015 aveva perdite che pesavano sull'intero capitale aziendale e, nell'aprile 2017, ho deciso di sottoporre un piano d'impresa 2017/19 in cui erano presenti dei suggerimenti da osservare per il successivo contratto di servizio: un atto basilare per la continuazione dell'attività.  Inattuabile quanto richiesto dal Comitato di Controllo analogo, quasi come se volessero spingermi a confessare una inefficienza economica.

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Il Piano è stato regolarmente adottato in data 24 aprile 2018, dove veniva dato mandato al Segretario Generale e ai dirigenti competenti di modificare il Contratto di Servizio. Ad oggi, quella volontà è rimasta inevasa. Quindi, se un problema c’è stato, è di tipo monetario. È indiscutibile la difficoltà ad incassare le fatture dal Comune. Abbiamo continuamente inviato solleciti di pagamento, quasi come chiedere l’elemosina, con conseguenti, enormi, disagi per i dipendenti. Una volta ho addirittura dovuto anticipare personalmente 40o euro per il pagamento del gasolio nelle macchine. Dal mio insediamento ho eliminato bancomat, carte di credito, assegni. Ho reso tutto rintracciabile sugli estratti conto che invito. Tutto limpido e facilmente consultabile. Nei miei confronti c’è stata una feroce inquisizione”.  

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