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Casette asismiche di Aquilonia, il comitato risponde al sindaco e chiede un referendum

Continua il botta e risposta tra il comitato Palazzine Bene Comune e il sindaco Giancarlo De Vito

Un video (al link https://youtu.be/p8YrGMk168Iin cui il Sindaco di Aquilonia Giancarlo De Vito, ripreso durante una conferenza pubblica, ripete per mezz'ora, in loop, la frase «quando un bene è comune non esiste la parola “decido io”»: è questa la risposta del comitato civico Palazzine Bene Comune – pubblicata su Youtube e nei social – al primo cittadino di Aquilonia, che il 5 marzo ha nuovamente deliberato l'abbattimento di sei “casette asismiche” del 1930, dette anche “palazzine”, e nei giorni scorsi ha diffuso un comunicato in cui conferma la decisione presa ormai quasi tre anni e mezzo fa, sempre contestata dal Comitato e da centinaia di cittadini.

«Abbiamo provato in mille modi a farci ascoltare», afferma il comitato Palazzine Bene Comune. «Ora proviamo anche questo: mettere in evidenza la stridente contraddizione di un sindaco che prima promette decisioni condivise, poi si riunisce in una stanza con due assessori e dichiara chiusa una discussione che non ha voluto nemmeno cominciare». Da tempo infatti il gruppo di cittadini riuniti in comitato, forte della raccolta di oltre 700 firme e del sostegno di Vinicio Capossela, Franco Arminio, Vito Teti e numerosi altri intellettuali e docenti universitari, chiede senza successo al Sindaco De Vito un dibattito pubblico sul destino di questo patrimonio edilizio che costituisce il centro storico della cittadina irpina.

Nel suo comunicato De Vito ricorda che la Commissione regionale per il patrimonio culturale del MiBACT ha negato “l'interesse culturale” delle casette. Il Comitato così risponde: «abbiamo già osservato quanto problematico e contraddittorio sia quel pronunciamento in cui il MiBACT, senza documentazione scientifica a supporto, fa un voltafaccia inspiegabile rispetto a quanto dichiarato in un documento precedente che, al contrario, affermava il valore di quegli edifici oltre a riconoscere che fossero “consolidati nell'immaginario collettivo come elementi di identificazione storico-culturale”. Il Sindaco – prosegue il Comitato – finora si era sempre nascosto dietro l'ultimo documento del ministero con un pilatesco “non lo dico io, lo dice il MiBACT” ma ora finalmente sostiene anche lui, come noi, che il valore culturale di un manufatto “va oltre il mancato riconoscimento del vincolo da parte del Ministero”. Però fa il gioco delle tre carte, o meglio delle 8 carte: fa la mossa di smarcarsi dal MiBACT in merito alle palazzine dell'Ambito B, tuttavia ne conferma l'abbattimento sacrificando le sei “casette” che hanno il significato storico più importante, mentre concede un contentino alla conservazione parlando di quelle di Via Calabrese, che sono due e hanno valore minore. Casetta vince casetta perde, e alla fine – conclude il Comitato con amarezza – Aquilonia non avrà più il proprio centro storico».

Sebbene la deliberazione di abbattimento sia immediatamente eseguibile, il confronto continua e si allargano i sostegni politici alle posizioni del Comitato Palazzine Bene Comune: un'interrogazione parlamentare è stata depositata da senatori dei Fratelli d'Italia, altre di provenienza politica opposta seguiranno; il consigliere regionale Todisco si è impegnato a sollecitare sul tema il pronunciamento della Regione Campania; tutti i gruppi di minoranza in consiglio comunale sono ormai schierati contro la demolizione delle casette e porteranno in assemblea mozioni per la revoca della deliberazione di abbattimento; la forza politica che nelle precedenti elezioni aveva sostenuto De Vito si è espressa chiaramente per la conservazione delle palazzine e per l'apertura al dibattito. Di fatto il Sindaco è quasi isolato.

«Ma è tempo di sentire direttamente la voce dei cittadini di Aquilonia», afferma il Comitato Palazzine Bene Comune: «se il Sindaco non li vuole sentire, proveremo a farli parlare chiedendo un referendum popolare consultivo». Il quesito è già allo studio.

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