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La bozza del nuovo Dpcm di Draghi, la Terza Ondata e il rischio lockdown

Il testo provvisorio del decreto ministeriale, il primo del nuovo premier, sarà oggi distribuito alle Regioni: l'approvazione è attesa per la serata

La bozza del nuovo Dpcm sarà consegnata oggi ai governatori come annunciato dalla nuova ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini nella riunione con le Regioni di ieri. Il governo Draghi lavora a una nuova tempistica per le restrizioni e più in generale a un anticipo complessivo dei provvedimenti, come aveva fatto sapere lo stesso presidente del consiglio quando era ancora incaricato durante le consultazioni in Parlamento: dal momento del varo del governo i provvedimenti torneranno ad avere un normale iter di analisi per i ministri e ogni pre-consiglio si terrà in tempi adeguati, aveva detto Draghi a chi era componente della maggioranza del governo Conte-Bis e si era lamentato delle tempistiche. Il nuovo Dpcm, a differenza di quello che hanno auspicato alcuni partiti della maggioranza, non conterrà provvedimenti di riapertura (ma c'è un piccolo spiraglio per la cultura). Questo, per punti, il riepilogo delle misure e delle restrizioni contenute nel primo Dpcm di Draghi che prevede l'Italia chiusa fino a Pasqua:

  • stop agli spostamenti tra regioni: il divieto è valido fino al 27 marzo ma potrebbe essere prorogato con un nuovo decreto; rimane consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità. Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni;
  • seconde case: sarà consentito anche nelle zone rosse ma il permesso sarà valido solo per il nucleo familiare; le ordinanze regionali possono derogare a questo permesso in caso di necessità;
  • palestre e piscine chiuse: consentita invece l'attività motoria individuale all'aperto come la camminata, la bici e la corsa;
  • cinema e teatri chiusi fino ad aprile: si lavora a un protocollo per la riapertura con regole molto rigide;
  • ristoranti chiusi a cena; in zona gialla aperti fino alle 18 e fino alle 22 consentito l'asporto. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancioni e rosse. Gli autogrill restano aperti oltre le 18 in zona gialla, così come le mense e i ristoranti negli alberghi.

C'è un capitolo aperto che riguarda la scuola. O meglio, si tratta di una battaglia squisitamente politica. Le Regioni premono infatti per chiudere gli istituti scolastici di ogni ordine e grado ritenendoli un possibile viatico del contagio, con particolare attenzione alla variante inglese del coronavirus che è più contagiosa e che presto potrebbe diventare dominante in tutta Italia. Ma il governo non sembra avere intenzione, per ora, di chiudere le scuole con un provvedimento nazionale e anche qui è possibile vedere le problematiche che facevano litigare i componenti del governo Conte-Bis: chiudere le scuole elementari e medie, per non parlare degli asili, costringe le famiglie a doversi organizzare e genera di per sé un grande malcontento  nei confronti di chi ha preso la decisione. Il governo Draghi per ora è attendista ma prima o poi dovrà effettuare una scelta. Intanto però c’è stato un aumento del 38,8% di contagi tra i bambini della scuola dell’infanzia e elementari e del 23,4% tra gli alunni delle superiori. Nelle scuole napoletane è stato registrato un aumento del 47,2% di casi tra gli studenti e del 51,6% tra i docenti delle scuole medie dall’inizio del mese.

Perché la Terza Ondata può portarci al lockdown totale 

Il nuovo Dpcm confermerà il divieto di spostamento tra le Regioni fino al 27 marzo e non consentirà di andare nelle seconde case se si trovano in zona rossa, confermando così i contenuti del testo del decreto legge 23 febbraio. L’unico spiraglio, scrive oggi il Corriere della Sera, riguarda i cinema e i teatri. Oggi arriverà il parere del Cts sulla ripresa al 27 marzo che sarà positivo sia pur condizionato all’andamento dell’epidemia. Il coinvolgimento dei ministeri economici nella Cabina di Regia governativa per l'emergenza coronavirus varata da Draghi porterà a un risultato: i ristori per le attività commerciali in zona rossa dovrebbero essere già presenti nel decreto ministeriale. 

Intanto i focolai causati dalle varianti del Covid-19 provocano in molte aree d'Italia l’innalzamento dell’indice di contagio Rt, che sarebbe già sopra l'1 a livello nazionale secondo i calcoli del fisico Roberto Battiston dell'Università di Trento  in soli quattro giorni è salito a livello nazionale da a 0,91 a 1,02 ed è tornato ai livelli di ottobre. La crescita è stata trainata dalle province di Pescara, Chieti, Salerno, Imperia, Brescia, Ancona, Campobasso, Trento, Pistoia, Siena e Perugia. Oggi la situazione è a rischio e per questo gli allentamenti non sono possibili: per questo l’ipotesi di aprire i ristoranti nelle Regioni in fascia gialla, sollevata dalla Lega e da Salvini, non sembra essere imminente, mentre rimarranno chiuse pure palestre e piscine in attesa del protocollo del ministero dello Sport e della relativa approvazione da parte del Comitato Tecnico Scientifico. Per questo ora il pericolo Terza Ondata sembra sempre più vicino. Lo "Studio di prevalenza della variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7 in Italia" dell'Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Bruno Kessler spiegava una decina di giorni fa che:

  • diversi studi realizzati con modelli matematici hanno evidenziato che la variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7 presenta una maggiore trasmissibilità. Si sospetta inoltre che essa si possa associare ad una maggiore virulenza;
  • la prevalenza nazionale di VOC 202012/01 il 4-5 febbraio 2021 è pari a 17,8%. Tale valore costituisce una media ponderata che tiene in conto dei casi notificati nelle Regioni/ PPAA nei due giorni della survey e non una stima sui dati nazionali; 
  • la rilevazione della variante VOC 202012/0 nella quasi totalità delle Regioni/PPAA partecipanti è indicativa di una sua ampia diffusione sul territorio nazionale.

Ieri il bollettino della Protezione Civile sull'emergenza Coronavirus ha registrato un balzo nei contagi, sfiorando quota 20mila secondo la traiettoria che in breve ci dovrebbe portare alla Terza Ondata a causa della maggiore trasmissibilità della variante inglese di Sars-CoV-2. Una decina di giorni fa un esperto aveva spiegato a Today.it che c'erano due indizi della terza ondata in arrivo, ovvero il 15-.20% di dominanza della nuova variante inglese e i cluster in alcune province. Mancava però l'incremento dei contagi ma da due giorni il bollettino della Protezione Civile certifica una crescita che non è ancora esponenziale ma che rimane comunque vigorosa. Questo porta automaticamente al rischio di un nuovo lockdown. 

Il nuovo Dpcm e la stretta sulla scuola

Il professore Massimo Galli, primario di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, intervenendo a Skytg24 ieri, lo ha spiegato: "Il sistema a colori non ha funzionato, così come le chiusure parziali. Il virus sta infatti continuando a diffondersi, facendo le sue danze, per questo mi preoccupa la situazione di Brescia e di Perugia". E se le chiusure parziali non funzionano il rischio è che si passi a quelle totali. Lo stesso aveva fatto notare la scorsa settimana il professor Andrea Crisanti a Today.it: “È evidente che sta per arrivare la terza ondata dell’epidemia di coronavirus. Le Regioni non lo vogliono capire.I presidenti sono il maggior ostacolo all’introduzione delle misure. Da quanto tempo i tecnici hanno detto che c’è il rischio terza ondata? Avremmo dovuto fare il lockdown a Natale, questa è la verità”, spiega. E questo perché “i segnali della terza ondata ci sono tutti, la variante inglese è già al 35%, fra due settimane rischiamo 40mila casi”. La crescita dei contagi però non è ancora iniziata. “C’è sempre un periodo di latenza da considerare. Certe curve all’inizio sono piatte e poi improvvisamente vanno verso l’alto. Ci stiamo avviando verso la terza ondata. Forse riusciamo per una volta a fermarla prima che ci esploda tra le mani però…”. Con il lockdown? “Certo. C’è poca differenza tra zona rossa ed arancione, ma una stretta va fatta”. Anche perché basta vedere cosa sta succedendo negli altri paesi europei per capire che bisogna intervenire presto: la variante inglese rappresenta "circa la metà dei casi positivi" in Francia, secondo quanto ha detto il premier francese, Jean Castex. Ma sarà difficile far accettare questa prospettiva alla nuova maggioranza che regge il governo: "Mi rifiuto di pensare a nuovi lockdown nazionali e generalizzati, ne va della salute mentale delle persone: servono interventi territoriali mirati e circoscritti", ha detto proprio ieri Matteo Salvini a Tg2 Post. Prima si era eretto a difensore della Pasqua dopo aver saputo dai giornali che il nuovo Dpcm prevede misure fino al 6 aprile: "Mi rifiuto di pensare ad altre settimane e altri mesi, addirittura di chiusura e di paura. Se ci sono situazioni locali a rischio, si intervenga a livello locale. Però parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani". L'agenzia di stampa Agi fa intanto sapere che la bozza del nuovo Dpcm arriverà ai governatori dopo un nuovo incontro della cabina di regia. Il premier Draghi dovrebbe vedere di nuovo i ministri interessati e probabilmente i capi delegazione e poi prendere le decisioni sulle nuove misure anti-Covid da adottare.

I governatori intanto continuano a chiedere la revisione dei parametri che portano le regioni in zona gialla, arancione e rossa. Per la ministra Gelmini il sistema delle zone non si tocca: "Verrà mantenuto - dice -. Finora è stato scongiurato un lockdown generalizzato e questo deve essere l'obiettivo principale anche per i prossimi mesi". Anche perché, pur prevedendo delle modifiche ai parametri, come chiesto dalle Regioni specie per l'Rt, "un modello alternativo ad oggi non c'è" e se ne parlerà semmai in un tavolo tecnico. Rinviando al Comitato tecnico scientifico (Cts) il tema della chiusura delle scuole per vaccinare i docenti - come chiedono quasi tutti i governatori -, la ministra nota una "contraddizione nella richiesta di scuole chiuse e attività economiche aperte" da parte delle Regioni. Gelmini parla quindi di "una graduale riapertura dei luoghi di cultura, con misure di sicurezza adeguate, superato il mese di marzo".

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