Lunedì, 25 Ottobre 2021
Salute

Terza dose: può cambiare qualcosa negli effetti collaterali?

Anche in Italia verrà somministrato il cosiddetto booster: si comincerà con i soggetti "fragili". C'è un rischio più alto o più basso di un evento avverso?

Anche in Italia, a settembre, verrà somministrata la terza dose di vaccino contro il coronavirus, come ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza. I primi a ricevere il cosiddetto "booster" saranno i soggetti fragili, le persone immunodepresse con un sistema immunitario meno efficiente, "poi analizzeremo i dati per proseguire con gli over 80, i residenti delle Rsa e il personale sanitario, che sono le prime categorie che hanno ricevuto il vaccino e con tutta probabilità da loro si partirà", ha specificato Speranza. L'Italia si aggiunge così alla lista dei Paesi che già da alcune settimane hanno deciso di somministrare una terza dose a distanza di qualche tempo dalle due già previste dal normale ciclo vaccinale, per fronteggiare la maggiore contagiosità e virulenza della variante Delta (Israele per tutti; Stati Uniti, Francia e Germania solo per i fragili).

Nel complesso, i vaccini contro Covid-19 sono estremamente sicuri e straordinariamente efficaci, come certificato dalle agenzie regolatorie. E una terza dose potrebbe favorire, secondo gli esperti, il mantenimento della protezione offerta dal vaccino che col passare dei mesi tende a ridursi. Quando le vaccinazioni sono arrivate a milioni di braccia a partire dalla fine dello scorso anno, i ricercatori hanno scoperto una manciata di effetti collaterali a volte gravi: si tratta di casi estremamente rari. Ora la domanda sorge spontanea: con la terza dose può cambiare qualcosa negli effetti collaterali? C'è un rischio più alto o più basso di un evento avverso, rispetto alle iniezioni precedenti?

Le "dosi aggiuntive" somministrate finora sono relativamente poche e la quantità di dati a disposizione sulla durata della memoria e della risposta immunitaria contro il virus dopo le due dosi di vaccino è limitata. Risposte migliori potrebbero arrivare presto, ma i primi segnali ci sono già. Uno studio che ha esaminato i primi giorni della campagna di booster in Israele, con la terza dose del vaccino Pfizer-BioNTech somministrata a persone di età pari o superiore a 60 anni, non sembra sollevare nuovi problemi di sicurezza. E le dichiarazioni delle aziende produttrici sui loro studi sui booster hanno indicato caratteristiche di sicurezza simili alle dosi precedenti.

Poiché la maggior parte dei problemi legati alla vaccinazione si verificano poco dopo l'inizio delle vaccinazioni, "se ci fosse un aumento del rischio in termini di profilo di sicurezza, inizieremmo a vederlo presto", ha spiegato Mark Slifka dell'Oregon Health and Science University, un esperto di immunologia, virus e vaccini. Secondo Slifka, il rischio di effetti avversi con i booster del vaccino contro Covid-19 sarà minore o comunque lieve. Lo studioso fa il caso degli Stati Uniti, dove le seconde dosi sono state somministrate tre o quattro settimane dopo la prima dose, quindi il sistema immunitario era ancora in uno stato "potenziato" da quella prima iniezione, già pronto a riconoscere e indirizzare la proteina spike di Sars-CoV-2. Forse, ha detto Slifka, "se le persone non ricevono il booster fino ad almeno otto mesi dopo la seconda iniezione, il loro sistema immunitario si sarà calmato e stabilizzato e la terza dose non creerà problemi".

Le reazioni allergiche

Gli studi scientifici hanno dimostrato che le persone che sembravano avere una qualche forma di reazione allergica dopo la prima dose erano in grado di ricevere in sicurezza una seconda dose. Per quanto riguarda le persone che non hanno avuto una reazione allergica ai vaccini, probabilmente sono a basso rischio per una reazione simile a una terza dose, ha affermato Kawsar Talaat, medico di malattie infettive della Johns Hopkins University e ricercatore sui vaccini. "Se hai tollerato due dosi di un vaccino, è molto meno probabile che tu abbia una reazione anafilattica a una terza dose", ha spiegato lo studioso.

Miocardite e pericardite

Anche la miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) e la pericardite (infiammazione del tessuto intorno al cuore) sono state collegate ai vaccini a mRNA, con tassi più elevati tra gli uomini sotto i 40 anni rispetto agli uomini e alle donne più anziani in generale, e un rischio maggiore nei ragazzi tra i 12 e i 17 anni, hanno detto le autorità sanitarie. La maggior parte dei casi si è verificata subito dopo la seconda dose. La stragrande maggioranza dei casi esaminati finora è stata tuttavia lieve rispetto ai casi di miocardite legati ad altre cause, comprese le infezioni virali. E un recente studio israeliano ha scoperto che c'era un rischio maggiore di miocardite associato a un'infezione da Covid-19 rispetto a un vaccino contro Covid-19.

Per alcuni esperti, il raggruppamento dei casi subito dopo la seconda dose suggerisce che sono il risultato della risposta immunitaria che, dopo essere stata innescata dalla prima dose, "si spinge troppo oltre" e causa l'infiammazione. Un'ipotesi per le persone che sviluppano miocardite o pericardite dopo la prima iniezione è che alcuni abbiano avuto un'infezione iniziale da Covid-19, quindi la prima dose era l'equivalente di una seconda esposizione, simile alla seconda dose nelle persone che non avevano avuto Covid-19. Il professor David Juurlink, capo della divisione di farmacologia clinica presso l'Università di Toronto, teme che se è la risposta immunitaria a scatenare l'infiammazione, allora potrebbe verificarsi a tassi più elevati dopo la terza dose.

Nel concedere la piena approvazione al vaccino Pfizer il mese scorso, la Food and Drug Administration statunitense ha affermato che i tassi di miocardite e pericardite nei ragazzi vaccinati di età compresa tra 16 e 17 anni potrebbero arrivare fino a una su 5.000, ma che i benefici del vaccino superano ancora i rischi. La possibilità di una terza dose potrebbe riaccendere il dibattito sul profilo rischi-benefici, in particolare per ragazzi e giovani. Se le terze dosi finiscono per aumentare il rischio di miocardite in quei gruppi, i giovani dovrebbero ricevere in generale dei richiami ulteriori? O le terze dosi dovrebbero essere solo per le persone anziane, che sono a minor rischio di sviluppare una miocardite dopo le iniezioni e la cui immunità contro Covid-19 potrebbe calare in modo più preoccupante rispetto a quella dei giovani? I dati che potrebbero aiutare a chiarire la questione non esistono ancora.

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