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Sindaco Ciampi sfiduciato, il Movimento 5 Stelle si dissolve dopo 5 mesi

Termina anzitempo la consiliatura a guida grillina

Vincenzo Ciampi, sindaco di Avellino, eletto appena cinque mesi fa per il Movimento 5 Stelle, è stato sfiduciato da 23 consiglieri comunali sui 30 seduti in consiglio (due assenti). A mandare a casa il rappresentante grillino, i rappresentanti del Partito Democratico, dei Popolari, dei gruppi civici di Dino Preziosi, di Luca Cipriano, di Gianluca Festa, Nadia Arace, Gianluca Gaeta e Forza Italia.

Una giornata lunghissima, non priva di colpi di scena. I firmatari hanno fatto fede all'impegno preso di staccare la spina all'amministrazione Ciampi, la più breve nella storia. Il Movimento 5 Stelle ne esce con le ossa rotte, soprattutto il suo referente principale: il sottosegretario Carlo Sibilia, che ha sempre spinto il primo cittadino a continuare per la sua strada senza dover interloquire con le forze che rappresentavano in consiglio il 70% della popolazione. Un sindaco partito con l'anatra zoppa ma che in 5 mesi ha anche perso un consigliere il suo stesso gruppo del Movimento 5 Stelle. Catastrofici 5 mesi, con una città inerme, ferma al palo. Ora a Palazzo di Città arriverà il commissario che porterà il capoluogo verso il voto di maggio 2019. Il primo cittadino Ciampi ha tentato di far rinsavire gli stessi consiglieri ma l'azione è stata tardiva:

"Volevo condividere con il Consiglio Comunale una breve riflessione. Questa mozione di sfiducia è sbagliata sotto il punto di vista temporale. Mandare a casa una consiliatura dopo soli 120 giorni può ritenersi un azzardo, il prologo di una mera rivincita elettorale. Sono in disaccordo, sulla tempistica, soprattutto nell’ottica dell’operazione verità sui conti. Abbiamo ereditato un Consuntivo non approvato, da qui è nato un percorso di chiarezza e trasparenza sui conti. Un’operazione che non è al servizio di nessuna forza politica, che non cerca responsabilità in quest’Aula, se non di carattere politico, ma che è al servizio della città e del benessere collettivo. Gli avellinesi hanno il diritto di sapere da dove ripartire, questa esigenza non può essere boicottata da una sfiducia che manda a casa un Consiglio Comunale dopo soli 4 mesi. L’operazione può essere conclusa da un commissario, ma ciò non sarebbe rispettoso dei cittadini. Gli avellinesi devono sapere chi si assume le responsabilità di questa operazione e chi no. La sfiducia, in questo senso, può essere letta come una fuga dalle proprie responsabilità. Qui è in gioco il futuro del capoluogo, non è accettabile sfiduciare l’Amministrazione. State sfiduciando voi stessi. Tra 10-12 giorni da oggi il dissesto arriverebbe in Aula, concludendo l’operazione verità. Quello che chiedo all’Aula, in trasparenza, è assumere un atto di coraggio e non mandare a casa l’Amministrazione prima di aver completato l’operazione su conti. Se dissesto sarà avvieremo un percorso di dialogo e di condivisione, di gestione del governo cittadino. Gestiremo, quindi, insieme il post-dissesto per inseguire una visione di lungo raggio. Non voglio difendere la nostra posizione, ricordando quanto abbiamo fatto in questi mesi. Chiedo ai consiglieri di non anteporre la sfiducia all’operazione verità sui conti".


Durante le 6 ore di consiglio, tutti i consiglieri presenti hanno detto la loro. Poi il voto, la sfiducia, il rompete le righe a sancire la fine infausta del Movimento 5 Stelle nel capoluogo irpino. 

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