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Giovanni Bove si dimette da coordinatore del circolo Foa del Partito Democratico

"Pago la mia autonomia mentale e politica e il fermo convincimento che il circolo è un luogo democratico di discussione e di iniziativa politica, e non è fatto di esecutori di ordini e di passa-parola" scrive nella lettera

Giovanni Bove si dimette da coordinatore del Circolo Foa di Avellino, afferente al Partito Democratico.  Con una lettera al segretario Carmine De Blasio ripercorre la vicenda: "Su iniziativa dell’avvocato Francesco Todisco, è stata presentata al termine della mia relazione una mozione di sfiducia nei miei confronti con in calce le firme di 18 dei 31 componenti del Comitato Direttivo. Su di essa e sulla mia relazione si è sviluppata una discussione a cui è seguita la votazione sulla mozione di sfiducia, che ha ottenuto 10 voti a favore, 3 contrari e 2 astenuti. Trattandosi della mia persona, non ho partecipato alla votazione.

A norma di statuto regionale (art. 12 comma 2), ho comunicato al Direttivo che la mozione non risultava approvata, essendo necessaria la maggioranza assoluta dei componenti del Direttivo, che è di 16. Pur tuttavia, il voto di un terzo dei suoi membri era un atto politico rilevante, di cui avrei preso atto. Mi permetto di notare, per precisione di cronaca, che la sfiducia ha perso, nella votazione, quasi la metà dei suoi firmatari, tra assenti e astenuti.
Potrei concludere a questo punto, se non sentissi il dovere, per rispetto della verità e della mia persona, di dire che, come segretario e come militante del PD, ho sempre agito con assoluta serietà, onestà e disinteresse e ho svolto un lavoro politico impegnato, appassionato e costante. In breve, posso essere fiero di me stesso. In particolare, nei confronti dell’avvocato Todisco ho dato prova di stima e di amicizia fraterna. Mi basta ricordare che mi sono battuto per la sua candidatura a segretario provinciale e a consigliere regionale e ho fatto la campagna elettorale per lui insieme ai compagni del circolo.

Pur tuttavia ieri sera in un clima plebeo ed aggressivo fino alla provocazione, a coronamento di un’opera di subdolo lavorio contro la mia persona che durava da qualche mese, non solo è stato presentata la sfiducia, che, ripeto, quasi la metà dei suoi firmatari non ha votato, ma sono stato sottoposto a un processino di stupido stampo stalinistico.
La motivazione di quanto mi è accaduto mi è chiara: pago la mia autonomia mentale e politica e il fermo convincimento che il circolo è un luogo democratico di discussione e di iniziativa politica, e non è fatto di esecutori di ordini e di passa-parola. Ma il prezzo che pago mi conferma il grande valore dei miei convincimenti. Questo mi basta, unitamente alla militanza nel Partito Democratico come scelta di vita” – ha concluso Bove.

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