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Ciriaco De Mita: "I comunisti avrebbero potuto sostenere una mia candidatura al Quirinale nel 1985"

L'ex presidente del Consiglio festeggia i novantanni

Nel bene e nel male Ciriaco De Mita è comunque l’uomo che ha fatto la storia dell’Irpinia. Piaccia o meno, alla veneranda età di 90 anni, compiuti oggi, continua con tanto di fascia tricolore del suo paese natìo Nusco, a muovere i fili della politica locale e regionale. C’è chi lo ama e chi lo detesta. E con le sue dichiarazioni riesce sempre a creare un vivace dibattito.

Nell’ultima intervista in ordine di tempo, rilasciata al Corriere della Sera, Ciriaco De Mita svela alcuni particolari, ben nascosti fino ad oggi: “Nel 1985, quando si trattava di scegliere il successore di Sandro Pertini, Alessandro Natta mi fece capire che i comunisti avrebbero potuto sostenere una mia candidatura al Quirinale. Non volevano Giulio Andreotti ma sul sottoscritto erano disposti a ragionare. Il segretario del Pci me lo fece intendere con l’intelligenza che gli era propria. Era un segnale chiaro, io lo feci cadere nel vuoto” Il primo cittadino di Nusco spiega anche i motivi: “Ci vuole uno stile che io, diciamoci la verità, non avevo. A me piace l’analisi, il pensiero, mi piace chiacchierare. Un presidente della Repubblica non può chiacchierare”.

Nella chiacchierata al quotidiano De Mita si esprime anche in merito all’amicizia: “è quella conoscenza approfondita in cui non c’è convenienza. Avviene quando la traiettoria della vita di due o più persone si allontana dalla loro naturale propensione alla solitudine. Per questo è un valore, più che un legame”. E a chi l’accusa di avere a cuore una cosa: se stesso, l’ex presidente del Consiglio della Democrazia Cristiana ribatte: “È falso. La politica di oggi si fa coi programmi. Ma i programmi non contengono la soluzione per la crescita di un Paese. La nascita o la rinascita di un Paese sta nelle parole. Perché le parole contengono le regole. E non esiste programma se prima non ci sono le regole”. E su quest’ultime aggiunge che “Ho sempre pensato alle regole e mai a chi dovesse applicarle. Ho sempre pensato alle soluzioni e mai a chi dovesse metterle in pratica. Io ho il pensiero. Una volta che passa quel pensiero, quasi mi disinteresso a chi tocca fare il segretario, il presidente del Consiglio o della Repubblica. Mi è sempre interessato il come, poco il chi”.

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