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Sfiducia a Paolo Foti: tra il dire e il fare c'è di mezzo il metodo

Intanto il consiglio comunale sulla questione politica è stato fissato il 5 settembre

A parole vogliono mandare a casa il sindaco Paolo Foti ma nella sostanza sarà veramente così? Ci sono due scuole di pensiero tra coloro che hanno la possibilità di mettere fine al mandato del primo cittadino anzitempo. La strada più seria e alla luce del sole è quella della mozione di sfiducia in aula proposta da Dino Preziosi. Nell'assise si discuterebbe dell'abbandono della città, verrebbero fuori le incongruenze e i dissidi che si registrano quotidianamente in seno alla maggioranza e ognuno con il proprio voto, davanti al popolo, metterebbe fine alla consiliatura. Significherebbe ribadire nel consiglio comunale le dichiarazioni rilasciate a iosa sui giornali. Un senso di responsabilità che verrebbe apprezzato da tutta la cittadinanza. "Dal nostro punto di vista, e senza strumentalizzazione alcuna, il luogo preposto a dichiarare il fallimento di un’esperienza amministrativa e di quanti l’hanno sostenuta è il Consiglio Comunale perché le responsabilità, in questi casi, non sono mai individuali ma collettive e quindi non del solo Sindaco ma di tutta la sua maggioranza" dice l’avvocato Dino Preziosi.

Discorso ben diverso la sfiducia davanti ad un notaio. In quella sede i consiglieri si riunirebbero, minimo 17 e senza una discussione davanti alla cittadinanza metterebbero fine alla consiliatura Foti. Una imboscata.

I dissidenti di maggioranza la pensano così: "Noi propendiamo per porre la parola fine a questo disastro, rispondendo in qualche modo all’appello del Sindaco che, nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale, ha chiesto a quanti vogliono che questa esperienza termini. Noi vogliamo dirglielo in faccia, vogliamo raccontargli l’incapacità di questa Amministrazione, la sciagura che ha rappresentato per la città e poi per evitare accuse di inciuci, teatrini e aperture di campagne elettorali abbiamo deciso di rivolgerci al notaio". Dal fronte interno è Gianluca Festa a spiegare la posizione proprio del gruppo dei dissidenti che hanno anche "lanciato un appello alle opposizioni per firmare davanti ad un notaio, secondo quanto prevede il TUEL, formalizzando così le proprie dimissioni. Sarebbe un gesto di responsabilità dinanzi alla città anche perché questa vicenda è divenuta stucchevole e noiosa. Per salvare Avellino – ha concluso Festa – bisogna chiudere con questa esperienza e programmare la nuova amministrazione in discontinuità totale con Foti ed i fotiani".

Intanto il consiglio comunale sulla questione politica è stato fissato  il 5 settembre. Si arriverà già con le dimissioni in tasca e nel contempo con il dibattito in aula ci sarà il preludio alle successive dimissioni.

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