L'acqua è pubblica ma per gestirla diventa torbida

Intanto De Stefano fa i conti in tasca ai comuni e prende a riferimento quello di Avellino. La via maestra sarebbe di mettere tutto a gara, nel segno della trasparenza e della concorrenza

Sulla gestione dell'acqua, in base alla nuova normativa, il presidente del cda Lello De Stefano dell'Alto Calore esce allo scoperto e senza giri di parole fa capire che per mantenere l'acqua pubblica al 100% i comuni dovranno farsi carico di ingenti esposizioni economiche. Un'altra tegola per i già malandati bilanci comunali. 

A questo punto i sindaci come si comporteranno? Semplice immaginare....si procederà sulla via dell'aggregazione dell'Alto Calore con Gesesa visto che la legge lo consente. Ma sarebbe la soluzione migliore? I sindaci riflettono.

 Intanto De Stefano fa i conti in tasca ai comuni e prende a riferimento quello di Avellino. "Detiene poco più del 10% del capitale societario di Acs. Ciò vuol dire che il Comune dovrà impegnarsi per il 10% sul conferimento della quota capitale di 27 milioni di euro e per il 10% quando si metterà mano agli investimenti previsti dal piano d’ambito dell’Ato che si aggirano sui 30 milioni per il primo anno e che la legge prevede di inserire a bilancio". 

Somme che fanno accapponare la pelle non solo agli amministratori ma soprattutto ai cittadini che potrebbero vedersi vessati ulteriormente con le tasse. La strada da percorrere potrebbe essere l'intesa con il beneventano. "Come Alto Calore Servizi ci rimettiamo alla volontà dei sindaci-soci". 

Finalmente, però si conosce il debito accumulato dalla società Acs: 118 milioni.

Su questo punto si esprime Piero Ferrari di Gesesa: "C’è una idea di rientro dei debiti in dieci anni. Logicamente a farsene carico saranno i comuni soci. Il punto è come si può applicare questo piano di rientro. Gesesa, dalla sua, ha idee, solidità di un gruppo industriale che è pronto ad affrontare un tema delicato come quello dell’equilibrio economico di una azienda grande come l’Acs”. 

In un modo o nell'altro i comuni dovranno mettere mano alla tasca. "I soci dell’ACS, nel peggiore dei casi, non risponderanno mai dei debiti atteso che, trattandosi di una società per azioni, i soci ovvero i Comuni rispondono solo con il conferimento, non essendo illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali" suggerisce Leonida Gabrieli su Orticalab.it.

Ma sorge un dubbio, perchè mai si sta cercando di trovare un accordo con Gesesa a tutti i costi? E perchè si parla solo di debiti e non anche dei crediti esigibili in modo da avere più chiaro il quadro?

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La via maestra sarebbe di mettere tutto a gara, nel segno della trasparenza e della concorrenza. Nel contempo si chiuderebbe definitivamente una storia Alto Calore fatta di clientele e sperperi. Inutile invocare il salvataggio in nome dei dipendenti. Chi ha sempre fatto il proprio dovere troverebbe occupazione sicuramente....

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