La seggiovia del Laceno rischia la scomparsa, nasce un comitato associativo

Giovanni Agosto nominato presidente del comitato Pro Laceno, nato per la valorizzazione e la promozione dell'Altopiano

Sull'Altopiano  del LACENO si rischia di perdere un’importante occasione per incrementare il turismo, facendo dei passi indietro, proprio ora che i flussi mondiali cominciano a interessarsi maggiormente alla nostra Regione, in special modo alle aree interne, riscoprendo sempre più le ricchezze paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche della Campania”.

Lo ha detto Giovanni Agosto, presidente del neonato comitato associativo ‘ProLaceno’, costituitosi proprio questo mese, con oltre duecento adesioni, per affiancare le altre associazioni che operano sul territorio ed intervenire sulla progettualità di un’area con enormi potenzialità. A fare da sfondo alle istanze dei cittadini della zona, la vicenda legata all’impianto di risalita di LACENO che è una delle più rinomate stazioni sciistiche dell’Italia meridionale con 25 chilometri di piste e uno dei più suggestivi panorami che offre la possibilità di vedere il mare sciando . Si fa, in effetti, una certa fatica a capire cosa stia accadendo alla seggiovia di LACENO che rischia di scomparire dopo avere svolto un ruolo chiave nella realtà turistica di quest’area. Da una parte il comune di Bagnoli Irpino e dall’altra i privati che gestivano l’impianto di risalita ormai chiuso dalla fine dello scorso maggio, interrompendo un servizio che valorizzava le risorse turistiche dell’Alta Irpinia.

L’amministrazione comunale contesta alla ditta Giannoni la scadenza della concessione per la gestione della seggiovia fin dal 2002 (pur essendosi finora protratta) e sulla base di questo ha revocato la licenza e chiuso un impianto facendo scomparire un motivo di attrazione turistica, togliendo lavoro a 200 famiglie oltre a cancellare un vasto indotto turistico di cui beneficava l’intera zona. “Vogliamo portare all’attenzione del Comune “conclude Giovanni Agosto, ” anche la grande preoccupazione di villeggianti e abitanti dell’Altopiano, che da una parte perdono uno dei maggiori motivi di attrazione e dall’altra si vedono ridurre a un terzo il valore degli immobili, segno di un impoverimento per tutta l’area”

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