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Sanità corsa contro il tempo, De Luca assicura: "Nessun licenziamento"

E' una partita che si gioca su tre tavoli: Regione, commissariamento, istituti privati. Di mezzo la comunità e il diritto alla salute

L'incubo dei tetti di spesa sta facendo trascorrere notti insonni al governatore della Campania Enzo De Luca. E' un problema che si ripresenta puntualmente ogni anno. Gli annunci di qualche mese fa andavano controcorrente. Ma anche lo stesso De Luca ha dovuto ricredersi e la bomba è esplosa. 

Questa la situazione: tutti i centri accreditati devono firmare i contratti con la struttura commissariale entro dopodomani altrimenti saranno fuori dal sistema degli accreditamenti. Significa che, in caso di fumata nera, da sabato in poi le prestazioni non saranno più garantite dal servizio sanitario regionale e dunque i cittadini dovranno pagare gli esami di tasca propria, oppure rivolgersi alle strutture pubbliche. E conosciamo tutti i tempi biblici. 

Sulla graticola ci sono già gli operatori sanitari che hanno ricevuto dai loro datori di lavoro lettere di preavviso di smobilitazione.   Regione, Commissariamento e aziende private non trovano la quadra.
Il commissariato insiste sulla clausola di salvaguardia che ha fatto infuriare De Luca: Polimeni e D'Amario hanno infatti subordinato l'intesa alla rinuncia, da parte dei privati, del contenzioso pregresso. I titolari dei centri, tuttavia, non ci stanno e annunciano battaglia. Il Tar, nel frattempo, ha concesso la sospensiva in attesa della pronuncia nel merito fissata per il 12 ottobre.
Ma il governatore non ha nessuna intenzione di attendere due settimane per risolvere il problema, che appunto dal primo ottobre esploderebbe in tutta la sua drammaticità. 

Ai privati, però, De Luca chiede un gesto di responsabilità. "Non dovete rinunciare al contenzioso, so che quelle risorse sono state inserite nei vostri bilanci» ha sottolineato, invitando quindi i titolari dei centri a raggiungere in tempi rapidi un accordo con la struttura commissariale. A complicare la situazione è poi l'altro braccio di ferro che vede da un lato Polimeni e D'Amario e dall'altro le case di cura. "I commissari hanno previsto un incremento di risorse di 25 milioni ma io ritengo che sia insufficiente. Su questo punto ho un'opinione totalmente diversa da loro perché si parte da un calcolo del fabbisogno vecchio di 10-15 anni, una responsabilità della Regione e di quelli che avrebbero dovuto definire i tetti di spesa, ma purtroppo questa materia, prima che arrivassi io, era nelle mani di un solo funzionario regionale". Così si tratta ora di "definire un fabbisogno aggiornato". Stando ai calcoli degli esperti di Palazzo Santa Lucia, per le case di cura e per i centri accreditati servirebbero almeno altri 17 milioni. Che però, nel pozzo senza fondo della sanità campana, rischiano ancora di non essere sufficienti.

"Non ci sarà alcun licenziamento perché la Regione provvederà presto a sottoscrivere i contratti con le strutture private accreditate. Questo il messaggio che Vincenzo De Luca manda ai lavoratori del settore che in questi giorni hanno protestato, anche in piazza, a causa dell'annuncio, da parte di alcuni sindacalisti, dell'arrivo di preavvisi di licenziamento dopo il rifiuto di sottoscrivere contratti (che lo stesso De Luca definisce "capestro") con i quali si chiede loro di non pretendere nulla rispetto al contenzioso maturato.

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