Venerdì, 12 Luglio 2024
Economia

La benzina a 3 euro senza la Russia: i timori e le possibili conseguenze

Lo sostiene Davide Tabarelli, professore all'università di Bologna e presidente di Nomisma Energia. Le possibili conseguenze dopo le minacce della Russia all'Italia

Senza il gas russo l'Italia rischia un'impennata dell'inflazione a due cifre, con un ulteriore aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti. Lo sostiene Davide Tabarelli, professore presso la facoltà di ingegneria all'università di Bologna e al Politecnico di Milano e presidente di Nomisma Energia, società di ricerca sull'energia e l'ambiente. "I prezzi esploderebbero visto che lo stop sarebbe da tutta l'Europa. Il gas supererebbe i 300 euro per megawattora e si aggiungerebbe il carburante: si rischia la benzina a 3 euro con il petrolio tra 200 e 300 dollari al barile - dice Tabarelli in un'intervista al Messaggero -. L'inflazione andrebbe ben oltre il 14%. Non possiamo farci così male. La scelta è politica, ma dobbiamo conoscerne il prezzo".

I timori 

Secondo il professor Tabarelli, "trovare a breve 15 miliardi di metri cubi di gas sui 29 attuali di Mosca, mi sembra ottimistico. Anche se fosse così, dovremmo comunque razionare i consumi. Se non lo fa la politica, lo fa il mercato. Lo sta già facendo". E questo perché "a questi prezzi, molte imprese hanno bloccato i forni o ridotto la produzione. Finché non scendono i consumi non scenderanno nemmeno i prezzi - sostiene l'esperto -. La consolazione è che oggi il gas costa 110 euro per megawattora, la metà rispetto a inizio guerra, ma sempre cinque volte i valori di un anno fa. Negli Usa il gas costa 14 euro". Anche la Russia, però, non può interrompere le forniture all'improvviso, per una ragione tecnica: "Rovinerebbe tutto il suo sistema di giacimenti. Ma Mosca ha anche detto, in linea con la storia degli ultimi 70 anni, che onorerà i contratti di importazione".

I timori di possibili ritorsioni russe sul gas crescono dopo le minacce di Mosca all'Italia. "Le sanzioni non sono una nostra scelta. Non vorremmo che la logica del ministro dell'economia francese Bruno Le Maire, che ha dichiarato la 'totale guerra finanziaria ed economica' alla Russia, trovasse seguaci in Italia e provocasse una serie di corrispondenti conseguenze irreversibili", ha detto il direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, Alexei Paramonov, in quella che è sembrata un'esplicita minaccia al nostro Paese.

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La Russia ha attaccato in particolare il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, colpevole di essere diventato "uno dei principali 'falchi' nel governo italiano" dopo essere stato in prima fila nel chiedere aiuto a Mosca all'inizio della pandemia. Dal canto suo, la Farnesina non sembra voler cambiare rotta e ha respinto con fermezza "le dichiarazioni minacciose". Il sospetto è che la Russia possa decidere di chiudere del tutto i rubinetti del gas all'Italia, ma il funzionario di Mosca non si è sbilanciato: "La risposta alle sanzioni è in fase di elaborazione", si è limitato a dire, ricordando però che la dipendenza dell'Italia dagli idrocarburi russi "raggiunge il 40-45%".

Le minacce all'Italia per l'interscambio economico, d'altronde, si possono ritorcere contro la Russia, perché se noi dipendiamo dalle forniture energetiche russe, Mosca dipende da noi per un flusso consistente di valuta pregiata. Il governo italiano, intanto, sta cercando di diversificare le sue fonti di approvvigionamento nel minor tempo possibile, con il ministro degli esteri Luigi Di Maio in missione in Mozambico, dopo le visite nelle ultime due settimane in Algeria, Qatar, Congo e Angola. Ma con la guerra che mette a rischio la catena degli approvvigionamenti dell'Italia, non è facile andare su altri Paesi a recuperare queste forniture.

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