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Cronaca

Tonno truccato per “esaltare aspetto e colore”, il titolare del laboratorio: "Non ho mai falsificato le analisi"

Dei 21 indagati, 7 sono provenienti dall'Irpinia e sono accusati di aver utilizzato sostanze che rendevano il tonno "nocivo" per la salute, causando oltre trenta casi di intossicazione alimentare

Un clamoroso scandalo alimentare ha scosso il settore ittico, quando è stato rivelato che un gruppo di aziende e individui "truccava" il tonno aggiungendo additivi "non consentiti" per esaltarne l'aspetto e il colore. Oggi sono iniziati gli interrogatori di garanzia per gli indagati coinvolti nel caso. Sette degli indagati, provenienti dall'Irpinia, sono accusati di aver utilizzato sostanze che rendevano il tonno "nocivo" per la salute, causando oltre trenta casi di intossicazione alimentare. Gli avvocati Raffaele Tecce, Fabio Tulimiero e Nello Pizza si occuperanno della difesa degli indagati. 

Ribezzo Maurizio, residente a Torre Le Nocelle ma originario di Villa Franca, ha risposto alle domande del gip Altamura del tribunale di Trani per oltre cinque ore, accompagnato dal suo avvocato Raffaele Tecce tramite videocollagamento dal carcere di Bellizzi Irpino. Durante l'interrogatorio di garanzia, l'accusato ha categoricamente negato le accuse, sottolineando che la sua attività si occupava di sicurezza alimentare e non di produzione. Gli altri indagati, sottoposti agli arresti domiciliari, hanno scelto di non rispondere.

Domani mattina sono previsti ulteriori interrogatori davanti al magistrato per i tre irpini sottoposti agli obblighi di dimora, difesi dagli avvocati Fabio Tulimiero e Nello Pizza. Complessivamente, sono 21 i soggetti indagati accusati di aver utilizzato sostanze che hanno causato oltre trenta intossicazioni alimentari, rendendo i prodotti nocivi per la salute. Le indagini si concentrano sulla sicurezza alimentare e sulle presunte violazioni commesse da queste persone. 

L'indagine della procura di Trani che ha travolto anche il capoluogo irpino 

L'associazione criminale è stata smascherata dai Nas di Bari, che hanno coordinato le indagini su richiesta della procura di Trani. La scoperta è stata il risultato di un'inchiesta che ha coinvolto 21 soggetti, tra titolari e dipendenti di due aziende ittiche di Bisceglie, un laboratorio e una società di consulenza con sede ad Avellino. 

Si tratta di:

1. DELL'OLIO Laura
2. Andrea DELL'OLIO
3. Vincenzo DELL'OLIO
4. D'AMBROSIO Giuseppe
5. COMES Ignazio
6. BRESCIA Giuseppe
7. RIBEZZO Maurizio
8. GUARINIELLO Loredana
9. QUERCIA Giulio
10. GAROFALO Pasquale
11. DI TERLIZZI Pietro
12. PALAZZO Antonia
13. STORTI Gilda
14. CORNACCHIA Gaetano
15. COSTA Roberta
16. NASTO Margherita
17. MARRONE Alessia
18. GRASSO Mariantonietta
19. TESTA Maura
20. ITTICA ZU PIETRO S.R.L.
21. DE FEUDIS Mauro

Le aziende coinvolte nel caso sono state identificate come Ittica Zu Pietro Srl e Izp processing, mentre il laboratorio responsabile dell'aggiunta degli additivi è Innovatio Srl di Avellino. Inoltre, la società di consulenza Studio summit Srl, anch'essa con sede ad Avellino, è stata coinvolta nelle attività illegali. Le indagini hanno rivelato che queste aziende avevano manipolato il tonno utilizzando sostanze proibite al fine di migliorarne l'aspetto estetico. Tuttavia, queste pratiche hanno comportato un serio rischio per la salute dei consumatori, come dimostrano i numerosi casi di intossicazione alimentare riportati.

Le intercettazioni fanno rabbrividire 

"Me li sogno la notte i cristiani che si sentono male. Nessuno ci ha lasciato le penne solo per grazia del Signore: non mangiare pesce crudo". Secondo il procuratore, questa conversazione dimostra che tra i dipendenti del laboratorio di analisi "vi è la volontà di scremare i dati o di ometterli", al fine di "massimizzare il volume di affari viste le centinaia di chili di prodotto adulterato commercializzato in tutta Italia". Le indagini hanno permesso di verificare il modus operandi degli indagati grazie a nove decreti di perquisizione eseguiti nel maggio dell'anno scorso, in collaborazione con i Nas di Napoli, Salerno, Campobasso, Taranto e Foggia. Attraverso le intercettazioni telefoniche, gli inquirenti ritengono di aver anche accertato che gli indagati avrebbero messo in commercio ingenti quantitativi di salmone congelato che veniva venduto come fresco, di preparazioni a base di pesce lavorate in un'altra loro azienda, utilizzando prodotti ittici scaduti, e, in un caso, anche una partita di tonno in stato di alterazione e pericolosa per la salute, contaminata con alti livelli di istamina, un composto azotato ampiamente diffuso nell'organismo ma che, se ingerito in grossi quantitativi, può provocare gravi reazioni simili a quelli di un'allergia alimentare.

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