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Caso tamponi Lazio, ecco la data dell'udienza

A breve l'udienza davanti al Tribunale Federale Nazionale per la vicenda relativa alla violazione dei protocolli sanitari Figc anti-Covid

Fissata la data dell'udienza sullo scandalo dei tamponi che ha coinvolto la Società Sportiva Lazio, per il quale sono chiamati a rispondere il presidente Claudio Lotito e i dottori Ivo Pulcini e Fabio Rodia, rispettivamente direttore sanitario e coordinatore dello staff medico del club biancocelesti.

Si terrà il prossimo 16 marzo l'udienza davanti al Tribunale Federale Nazionale per la vicenda relativa alla violazione dei protocolli sanitari Figc anti-Covid.

Caso tamponi Lazio: che cosa è successo

Nel provvedimento consegnato dalla Procura Federale ai diretti interessati, si evince che il deferimento al numero uno del club biancoceleste è scattato: "per non aver provveduto a far rispettare o comunque per non aver vigilato sul rispetto delle norme in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti", e, in particolare, per "non aver tempestivamente comunicato alle Asl competenti la positività al COVID-19 di 8 (otto) tesserati, riscontrata, in data 27 ottobre 2020, a seguito dell’effettuazione dei tamponi cd. Uefa del 26 ottobre 2020, in vista dell’incontro di Champions League Brugge-Lazio del 28 ottobre 2020, e per non aver comunicato alle Asl competenti i nominativi dei 'contatti stretti' dei tesserati positivi, e per non aver 'concordato' con le Asl locali competenti le modalità dell’isolamento fiduciario dei tesserati del Gruppo Squadra 'positivi' e la quarantena dei tesserati del gruppo Squadra 'negativi', ovvero dei cd. 'contatti stretti' dei tesserati 'positivi' e, pertanto, per non aver attivato alcuna misura di prevenzione sanitaria con riferimento ai cd. 'contatti stretti' dei tesserati risultati positivi al Covid-19".

Situazioni analoghe si sarebbero verificate in vista dei match Torino-Lazio (Serie A) e Zenit San Pietroburgo-Lazio (Champions League), mentre, per quanto concerne il match all'"Olimpico" contro la Juventus dell'8 novembre 2020, pesante è l'accusa mossa nei confronti del patron laziale per quanto concerne la posizione di Ciro Immobile, il quale "è stato utilizzato nell’incontro Torino-Lazio del 1° novembre 2020", ma non "al periodo di isolamento, in caso di asintomaticità, di almeno 10 giorni, a far data dal risultato del tampone del 2 novembre 2020, come previsto dalla Circolare Ministeriale del 12 ottobre 2020 un proprio calciatore, e, conseguentemente, per averlo inserito nella distinta gara dell’incontro Lazio-Juventus dell'8 novembre 2020".

Per quanto concerne invece i dott.ri Pulcini Rodia, il deferimento è scattato in quanto: "ciascuno per quanto di rispettiva competenza e/o, comunque, in concorso tra loro per non aver rispettato le norme sopra richiamate in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti".

Deferita infine anche la Lazio: "per rispondere a titolo di responsabilità diretta della violazione dell’art. 6, comma 1, del C.G.S. vigente, per il comportamento posto in essere dal Presidente Lotito; per rispondere a titolo di responsabilità oggettiva della violazione dell’art. 6, comma 2, del C.G.S. vigente, per il comportamento posto in essere dai medici Pulcini e Rodia; per rispondere a titolo di responsabilità propria, ai sensi del C.U. n. 78/A FIGC dell’1 settembre 2020, che pone gli obblighi in ordine all’osservanza dei Protocolli Sanitari, finalizzati al contenimento dell’emergenza epidemiologia da COVID-19 emanati dalla FIGC e validati dalle Autorità sanitarie e governative competenti, a carico anche delle Società in modo diretto".

Caso tamponi Lazio: che cosa rischia il club biancoceleste?

Il deferimento scattato nei confronti del club biancoceleste apre incredibili scenari sul futuro della compagine militante in Serie A. Secondo il Codice di Giustizia Sportiva, infatti, in caso di mancato rispetto delle norme federali, di cui all. art.8, la Lazio potrebbe andare incontro a una delle seguenti sanzioni: ammenda; penalizzazione di uno o più punti in classifica; retrocessione all'ultimo posto in classifica; esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore; non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni.

Caso tamponi Lazio: la vicenda ha interessato un centro diagnostico di Avellino

In questi mesi, la vicenda legata ai tamponi della Lazio ha interessato, indirettamente, anche la città di Avellino. A processare i tamponi al centro della bufera è stato, appunto, il laboratorio privato sito in Corso Vittorio Emanuele, di proprietà dell'ex presidente dell'Avellino Calcio. La Società Sportiva Lazio, infatti, si è affidata, già a partire dall'inizio della stagione in corso, alla Futura Diagnostica della famiglia Taccone per la somministrazione e il processamento dei tamponi a tutto il gruppo squadra.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, lo scorso 25 novembre, il riprocessamento dei noti tamponi, effettuato dall'Ospedale "Moscati" di Avellino, avrebbe riscontrato la negatività di Ciro Immobile e Lucas Leiva, ma la positività di Thomas Strakosha. Il Moscati, in quell'occasione, aveva riprocessato anche tutti i tamponi del gruppo squadra e dei familiari effettuati alla Futura Diagnostica, per un totale di ben 95 tamponi, trovando una disparità incredibile. Al laboratorio privato sarebbero, infatti, risultati positivi 7 tamponi, al Moscati invece be 25. Una discordanza di 18 tamponi finita al vaglio della Procura.

Il biologo Walter Taccone, ex presidente dell'Us Avellino e unico indagato come presidente del CdA della Futura Diagnostica, aveva puntato il dito sulle modalità di trasporto dal laboratorio all’ospedale dopo il sequestro effettuato dalla Guardia di Finanza nella giornata di sabato 7 novembre e la conservazione dei tamponi oltre le 48 ore (fra la prima analisi e la seconda sono passati quattro giorni), la soglia oltre il quale è necessario custodire tutto a meno 80 gradi, secondo le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. 

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