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L'accorata lettera di un'invalida al premier Renzi

Le parole cariche di dolore che la donna di Ariano Irpino ha recapitato al presidente del Consiglio

 Ad Ariano Irpino, una donna invalida e disoccupata ha scritto al premier Renzi. Le sue parole sono cariche di rabbia e dolore:

"Ho 52 anni, vivo e risiedo ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Sono disoccupata dal 2012. Nel 2015 ho subito un intervento chirurgico. Ho fatto regolare domanda d’invalidità civile, sono portatrice di handicap non soggetto più a revisione al 50%. Nel frattempo, ho perso entrambi i genitori. Si chiederà perché le dico tutto questo e se verrò subito al nocciolo della questione. Mio padre ha versato per 50 anni i contributi, sono stata sempre a suo carico, in quanto non sposata e ho sempre lavorato in paese con contratti di collaborazione. Al suo decesso, mi sono vista negare sia la reversibilità, sia il sussidio straordinario. Mi hanno detto che non avevo diritto perché mio padre era un pensionato passivo e non attivo. Nessun diritto quindi, perché non invalida al 100% con l’inabilità al lavoro. Mi sono subito adoperata per saperne di più, chiedendo consiglio anche ad un avvocato, ma non era conveniente andare in causa, perché l'avrei certamente persa. Ora le chiedo: cosa devo fare per vivere tranquillamente? Per avere un po’ di dignità senza elemosinare?  La realtà è che oggi, in questo difficile momento, io non riesco a trovare uno straccio di lavoro. Il mio stato di salute richiede accertamenti annuali, i soldi per le tasse, per il vivere quotidiano e per le spese di ordinaria amministrazione in casa, fortunatamente di proprietà, lasciata in eredità a me e mia sorella. Mia sorella vive fuori città con uno stipendio da fame. Anche lei è indignata. Paghiamo il soggiorno agli immigrati in Italia e ai disoccupati, nessuno ci pensa. Siamo costretti a subire oggi, per avere ciò che ci spetta, un lavoro o un trasferimento. Eppure il lavoro è un diritto sacrosanto, come recita la costituzione italiana. Si metta dall’altra parte della barricata, nei nostri panni e nel nostro vivere quotidiano. Forse, e dico forse, potrebbe davvero capire le sofferenze e i sacrifici, non solo miei, ma di tanti italiani. Io le scrivo per necessità e voglia di vivere dignitosamente con un lavoro e anche un sussidio, esattamente come quello degli immigrati. Per me e per mia sorella. Conosco le sue battaglie per arrivare dove è arrivato, ho seguito un po’ il suo percorso politico, è stato in gamba e molto intraprendente. Le riconosco la fortuna che ha avuto e le faccio i miei complimenti.  Lei che si è posto come “paladino” degli italiani, per cercare di portare un giusto assetto politico dirigenziale a Roma, tagliare spese superflue dei politici parlamentari e non e far soffrire gli italiani con tasse alte ed inutili; le dico che, fino ad oggi, tutto questo non si è visto. Sono arrabbiata e disgustata, non riuscendo a trovare lavoro neanche per 500 euro al mese, per poter mangiare e vivere. Qualche trasmissione televisiva, mette in evidenza i vostri privilegi, creando malcontento e fomentando delinquenza. La prego, legga questa mia lettera, mi dia una mano e un sincero aiuto”. 

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