L'odissea della docente: non può insegnare per l'aspetto fisico

Per rivendicare i diritti umani della figlia, il papà Giovanni Maglio da questa mattina attuerà uno sciopero della fame davanti all'Istituto agrario di Avellino

Ha preso una laurea magistrale in produzione animale con il massimo dei voti (110 e lode), più un dottorato triennale con abilitazione alla libera professione di agronomo ed abilitazione all'insegnamento, ma a quanto pare il suo curriculum non basta. La protagonista di questa storia è Maria, una docente avellinese che non può insegnare all'Istituto agrario, come vorrebbe, perché un dirigente scolastico considera il suo aspetto fisico diseducativo: ha una deformazione fisica al volto. A raccontare le sue disavventure il papà Giovanni Maglio che, per rivendicare i diritti umani della figlia, da questa mattina attuerà uno sciopero della fame davanti all'Istituto agrario di Avellino dove insegna.

La storia di Maria. A settembre 2015 viene nominata supplente di esercitazione agraria presso l'istituto «Pastori» di Brescia, ed è proprio lì che inizierebbe la sua odissea: a causa della peptosi palpebrale e semiparesi dei muscoli facciali di cui soffre, il dirigente scolastico, già dal primo incontro, avrebbe provato a convincerla a rinunciare all'incarico.

"Già al primo incontro il dirigente sconvolge completamente mia figlia - racconta Giovanni Maglio sulla pagina Facebook della figlia - perché egli non si preoccupa dei titoli e delle abilità dell’insegnante, ma viceversa, considerando unicamente il suo aspetto fisico, le chiede se è in grado di insegnare e afferma che forse è meglio che rinunci alla supplenza altrimenti sarà costretto a sottoporla alla visita del medico competente. La ragazza è completamente stravolta da questa accoglienza e vorrebbe quasi lasciare… ma non è la prima volta che si trova in situazioni dove viene giudicata solo per il suo aspetto fisico ed è abituata a non demordere e pertanto accetta la supplenza". 

Il padre Giovanni racconta poi di essersi presentato dal dirigente scolastico di Brescia con il curriculum e il percorso professionale della figlia e di essere stato umiliato e deriso insiema alla figlia per questo. Ma non è finita: quando la ragazza partecipa al concorso in Piemonte e Lombardia, trova lo stesso dirigente scolastico bresciano come presidente della commissione che sarebbe riuscito a trovare il modo di bocciare la ragazza.

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"Voglio chiarezza, trasparenza, giustizia e verità. Questo chiedo alla scuola che è stata tutta la mia vita… credo nella SCUOLA W LA SCUOLA", conclude il professor Maglio Giovanni.
 

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