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"Lei non sa chi sono io": il dirigente si spaccia per sindaco con l'arbitro

Una vicenda grottesca, avvenuta durante la partita del campionato primavera Avellino-Bari

Dirigente si spaccia per il sindaco di Lacedonia con l’arbitro durante la partita tra l’Avellino e il Bari, valevole per il campionato primavera. "Non può cacciarmi, lei non sa chi sono io: io sono il sindaco di Lacedonia!!!”, la frase che il dirigente avrebbe pronunciato secondo quanto scritto nel verbale stilato dall’arbitro e preso in visione dal giudice sportivo al termine del match. 

Questo sarebbe solo l'epilogo di uno spettacolo iniziato al 20esimo minuto. In quel momento, l’arbitro, su segnalazione di un assistente, provvedeva ad allontanare dallo spazio antistante gli spogliatoi il collaboratore della società Avellino, non inserito nella distinta di gara, che, oltre a dare disposizioni tecniche ai calciatori irpini, scherniva quelli della squadra avversaria e, mentre raggiungeva gli spalti, rivolgeva anche insulti agli ufficiali di gara”. Il collaboratore però, “alla fine del primo tempo, nonostante fosse stato precedentemente allontanato, stazionava nuovamente nella zona dgli spogliatoi tanto che l’arbitro era costretto ad esortare i dirigenti locali ad allontanarlo”.

Anche in queto caso l'esortazione è stata vana. “Al 15° del secondo tempo, il medesimo collaboratore, si riposizionava nello spazio antistante gli spogliatoi continuando ad insultare sia i calciatori della squadra avversaria sia gli ufficiali di gara. L’arbitro tramite il capitano della società Avellino gli intimava nuovamente di abbandonare tale zona”.

Ma il “pezzo migliore” il dirigente irpino lo compiva a fine partita. Scrive l’arbitro Guida: “Affrontava con fare aggressivo un assistente, arrivando perfino al contatto petto contro petto per ostruirgli il passaggio, gridandogli da distanza molto ravvicinata insulti e minacce oltre a millantare una carica pubblica (sindaco di Lacedonia) che non ricopriva, senza che nessun dirigente biancoverde, vista la mancata presenza della forza pubblica, intervenisse per farlo desistere da tale censurabile comportamento”. Intanto sul posto giungeva il vero sindaco. Mario Rizzi si presentava nello spogliatoio degli ufficiali di gara e riconosceva in Enzo Vito l’uomo reo dei comportamenti scorretti. Tutto ritornava alla normalità e la terna arbitrale abbandonava tranquillamente lo stadio di Lacedonia.

La gestione e organizzazione del team giovanile non è curata dai dirigenti della squadra madre presieduta da Walter Taccone ma è stata esternalizzata.

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