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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

La situazione epidemiologica nelle regioni e l'incognita Omicron: quanto è lontana la zona rossa?

Oggi la situazione è diversa, ma non si può dire che il rischio lockdown sia definitivamente scongiurato: l'aumento vertiginoso dei casi negli ultimi giorni preoccupa, e non poco

Se la differenza tra zone bianche, gialle o arancioni ha perso quasi ogni senso per chi si è vaccinato, nelle aree rosse il discorso cambia radicalmente. In questa fascia di rischio scatta infatti il lockdown vero e proprio con la serrata delle attività non essenziali e di bar e ristoranti (resta consentito solo l'asporto o la consegna a domicilio). Restrizioni che dovranno osservare anche i vaccinati. Ma quanto è lontana oggi la zona rossa? In base alle regole attuali, le regioni o province autonome devono registrare un'incidenza di nuovi casi pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti, un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 40% in area medica e al 30% in terapia intensiva.

Qual è la situazione oggi e le regioni a rischio 

In base agli ultimi dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), la percentuale media di occupazione delle terapie intensive è del 15% con ampie differenze regionali. Sono 15 le regioni o province autonome sopra la soglia del 10% che determina (insieme ad altri parametri) il passaggio in zona gialla: Abruzzo e Umbria (12%), Sicilia (13%), Lombardia (14%), Calabria, Toscana ed Emilia Romagna (15%), Friuli Venezia Giulia e Lazio (17%), provincia di Bolzano e Piemonte (18%), Veneto (19%), Marche e Liguria (21%), provincia di Trento (24%).

Agenas-3

In alcune regioni, com'è evidente dai dati Agenas, la soglia del 30% non è poi così lontana. Il passaggio in zona rossa è però determinato anche da un altro parametro, ovvero quello dei ricoveri Covid nei reparti di area non critica che non deve superare il 40%. Attualmente l'occupazione media dei reparti è del 19%, anche in questo caso però ci sono regioni o province autonome che fanno peggio di altre. È il caso ad esempio della Valle d'Aosta che ha una percentuale di pazienti in TI tutto sommato contenuto (9% con una disponbilità molto limitata di letti), ma il 45% dei posti occupati nei reparti ordinari. Altre regioni da tenere d'occhio sono Piemonte (23%), Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria e Sicilia (24%), Liguria (30%), Calabria (31%).

Se prendiamo in esame entrambi i parametri Liguria, Valle d'Aosta e provincia di Trento sono i territori che presentano le maggiori criticità. Almeno sul fronte dei posti letto. 

Incognita Omicron

Intendiamoci: a stretto giro nessuna regione rischia il lockdown, ma nel medio periodo le cose potrebbero cambiare. Anche perché nelle ultime 2 settimane gli ospedalizzati sono tornati a crescere in modo sostenuto, un'accelerazione che si deve probabilmente al dilagare della variante Omicron, molto più trasmissibile di Delta e in grado di contagiare anche chi ha ricevuto due dosi di vaccino.

Sul fatto che la nuova variante sia causa di un'infezione clinicamente più lieve di Delta non sembrano esserci dubbi; la domanda da cento milioni, spiega su facebook Guido Silvestri, virologo alla Emory University di Atlanta, "è se a livello di popolazione la ridotta severità di COVID sarà sufficiente a compensare l'effetto negativo della sua maggiore trasmissibilità".

In altre parole: con 100 o 200mila contagi al giorno il numero di ricoveri potrebbe non essere più gestibile.

Il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta fotografa così il trend in atto: "La buona notizia è che al crescere dei nuovi casi non corrisponde un parallelo incremento dei ricoveri. Ovviamente crescono anche questi numeri, ma le percentuali rispetto al totale dei positivi si riducono progressivamente. Ogni 100mila persone positive, 1100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva". Il problema, spiega il presidente di Gimbe a "Radio Cusano Campus", è che "con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a 2 milioni di positivi e se anche il tasso dei ricoveri fosse l'1% avremmo 20mila persone in ospedale".

Le ondate a confronto 

Nel 2020 (grafici in basso), il picco dei ricoveri venne raggiunto il 24 novembre con 34.577 pazienti nei reparti di area non critica, mentre oggi ne contiamo 12.333. Il numero massimo di pazienti in terapia intensiva risale invece al 25 novembre del 2020, 3.848, mentre oggi sono 1.351.

Ricoverati con sintomi_ seconda ondata vs quarta ondata-2

Lo scorso inverno i vaccini non c'erano, è vero, in compenso le restrizioni erano molto più severe di quelle attuali (le zone a colori vennero istituite con un Dpcm il 3 novembre quando nei reparti ordinari c'erano già oltre 20mila pazienti Covid).

Terapie intensive_ ondate a confronto-2

Oggi la situazione è diversa, ma non si può dire che il rischio lockdown sia definitivamente scongiurato. Se per circa due mesi la crescita degli ospedalizzati è stata costante ma contenuta, nell'ultima settimana i ricoverati con sintomi sono aumentati al ritmo di 320 al giorno. Non si tratta di un incremento tale da mettere in crisi le strutture sanitarie da un giorno all'altro, ma se la curva dovesse impennare ancora si aprirebbero indubbiamente scenari più foschi.

Tant'è che oggi le regioni avrebbero chiesto al governo di modificare il calcolo dei ricoveri per Covid. In sostanza la proposta è di non includere nelle statistiche dei ricoverati per Covid quei malati che, ricoverati per altri motivi, sono stati per prassi sottoposti al tampone e trovati positivi magari asintomatici. 

Resta infine da capire anche quando arriverà il picco della quarta ondata: in Sudafrica, il primo Paese ad aver avuto a che fare con Omicron, dopo una breve ma intensa fiammata il numero dei casi ha iniziato a scendere. Ciò che accadrà in Europa e in Italia però è ancora tutto da decifrare. 

Decessi Covid_ seconda vs quarta ondata-3

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