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Coronavirus, lettera aperta del segretario generale Cgil Avellino Franco Fiordellisi

La nota

Siamo ancora all'inizio di questa situazione inedita per tutti noi. Inedita non fosse altro perché questa drammatica criticità sanitaria avviene in un'era di forte interconnessione commerciale e informativa e in un momento già di difficoltà per il Welfare e la sanità, il sistema scolastico e quello dei trasporti, i servizi idrici e quelli di energia e telecomunicazioni, che restano, sì, servizi accessibili a tutta la popolazione, ma con disuguaglianze rilevanti in sistemi democratici, ma fortemente condizionati dal FinanzCapitalismo. Allora la pandemia da Covid19 potrebbe accentuare le disuguaglianze sociali a favore delle classi abbienti, più ricche. E potrebbe farlo in modo ben più incisivo della crisi del 2008. Perché gli strumenti, legittimamente messi in atto (il tele lavoro o le lezioni a distanza) dallo Stato non sono sufficienti. Allora sono necessari interventi più adeguati, mirati a rafforzare l'accesso a questi strumenti. Altrimenti il divario crescerà. A rafforzare, purtroppo, la previsione di un divario tra classi sociali, le affermazioni di leader politici eletti democraticamente, come Boris Johnson in Inghilterra, che impone il principio economico sulla vita umana, definendo inutili le misure preventive contro il coronavirus, dimostrando così un cinismo politico piegato unicamente alla logica del capitale senza visione sociale. È questo un estratto del pensiero economico liberista-liberale (puro darwinismo socioeconomico e selezione naturale) che prevede la morte dei deboli, malati e anziani, quando fino a ieri la Silver Economy era considerata un’opportunità. L' austerità economica - così come i vincoli economici che legano gli Stati ai mercati finanziari – ha attivato una strategia che prevede la privatizzazione dei servizi con privatizzazione dei profitti e collettivizzazione dei debiti. Stando ancora alle dichiarazioni del premier inglese, ha parlato «di pecore e di gregge, quando prima della transumanza gli agnelli non reggono la marcia e vanno soppressi». Mi viene in mente il libro di Marco Paolini «Ausmerzen. Vite indegna di essere vissute» (Einaudi, 2012), dove si descrive uno sterminio, prima e dopo Auschwitz, in cui era annidato il Dna di ogni soppressione di creature umane difettose, indifese, vite indegne di essere vissute. Un modello nascosto, ma conosciuto, di eliminazione dei deboli, vecchi, malati. Così lo racconta Paolini e su questo dovremmo riflettere, noi che ci definiamo progressisti! È chiaro che la morte è la fine del ciclo della vita, ma non possiamo pensare di abbandonare al proprio destino i più deboli e gli anziani, appunto come in un gregge. Saremmo a un neotribalismo che mischiato con le tecnologie e le disuguaglianze, con la maggior parte delle ricchezze in mano a pochi. Se questa crisi non scuote e riafferma il primato del pubblico, delle istituzioni, ci avvieremo verso un neofeudalesimo. Questo è inaccettabile e auguriamoci che lo sia per la maggioranza assoluta dei progressisti e dei democratici. Il Welfare State e la sicurezza dei cittadini devono essere garantiti in tutti i modi e in tutti i luoghi (di lavoro e di socialità), così come la prevenzione della salute e dell'ambiente devono essere anteposti alla finanza. Alcuni imprenditori economici, purtroppo, non la pensano così: ecco perché serve un’inversione di tendenza con una componente importate e sostanziosa della nostra società che lavori e agisca per il bene comune e non per il mero profitto. Insomma, nell'era del coronavirus, la crisi può essere un’opportunità per definire nuove buone politiche pubbliche. Insieme, civilmente e nel rispetto delle regole democratiche, ce la faremo. Tutti insieme. Vinceremo gli speculatori. Debelleremo il virus.

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