Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

La Corte di Cassazione legittima il ricorso di De Cesare contro il sequestro dei beni

Adesso il tribunale di Avellino dovrà quindi rivalutare la questione relativa al dissequestro

In data odierna, la Terza Sezione della Corte di Cassazione rendeva note le motivazioni della sentenza che lo scorso 6 novembre ha accolto il ricorso dell'amministratore delegato della Sidigas, Gianandrea De Cesare, relativamente al provvedimento del 4 giugno 2020.

Le motivazioni della sentenza 

Il provvedimento pronunciato dal gip del Tribunale di Avellino, infatti, rigettava l'istanza di revoca parziale del sequestro preventivo di oltre 97 milioni di euro:

Contrariamente a quanto sostenuto dalla Procura e dal Tribunale di Avellino, il profitto del reato, cioè la sottrazione al pagamento delle imposte, è rappresentato dal valore dei beni sottratti fraudolentemente alla garanzia dei crediti dell’amministrazione finanziaria per le imposte evase, e non già dal debito tributario rimasto inadempiuto”.

La Corte di Cassazione, pertanto, ritiene ammissibile l'appello cautelare di Gianandrea De Cesare contro il provvedimento di rigetto della richiesta della revoca e annulla, di fatto, l'ordinanza dello scorso 4 giugno con il rinvio per il riesame al Tribunale di Avellino. Adesso, dunque, De Cesare potrà chiedere l'annullamento di tutti gli atti di vendita della Sidigas.

La decisione del Riesame dello scorso 24 giugno

In data 24 giugno 2020, il Tribunale del Riesame aveva respinto il ricorso presentato da Gianandrea De Cesare per lo sblocco dei 97 milioni di euro, sequestrati dal Tribunale di Avellino nello scorso ottobre.

Il giudice, in quell'occasione, decise di dare seguito alle richieste avanzate dalla Procura di Avellino e dalla Guardia di Finanza di tenere sotto sequestro i fondi di proprietà dell'ex patron della Sidigas che, fin da quella data, aveva chiesto uno sblocco quasi totale della somma sequestrata.

Evasione di Iva e autoriciclaggio le accuse mosse dal Procuratore Vincenzo D'Onofrio. De Cesare, secondo l'accusa, avrebbe contratto debiti, oltre che con i fornitori, anche con l'erario: ammonterebbe a circa 60 milioni di euro il valore totale di imposte, Iva e accise non versate, facendo dirottare questi fondi su una società satellite della Sidigas, la Ener Impianti, e sulle due società sportive di proprietà della stessa Sidigas, ossia Us Avellino e Felice Scandone.

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