Sapore d'Irpinia

Sapore d'Irpinia

Migliori oli campani, l'Irpinia guida la classifica

Nella selezione emerge l'alto livello di qualità degli extravergine irpini

La selezione dei migliori extravergine per la Guida Oli d’Italia 2019, a cura di Gambero Rosso, ha celebrato ieri la tappa regionale della Campania. Il panel test è stato curato da Aprol Campania, la principale organizzazione di olivicoltori, ed è stata ospitata presso la sede regionale di Coldiretti. Gli oli Evo (extravergine d’oliva) candidati sono stati 46, provenienti dalle cinque province: 14 da Avellino, 13 da Benevento, 11 da Salerno, 7 da Caserta e 1 da Napoli. Il panel test, guidato da Maria Luisa Ambrosino e con la supervisione della referente di Gambero Rosso Adele Chiagano, era composto da esperti, scelti tra i tecnici di Aprol e gli assaggiatori accreditati presso la Camera di Commercio di Napoli. Tra i 46 candidati, il panel test ha selezionato un numero significativo di oli Evo che parteciperanno alla finale nazionale di Roma, prevista a fine gennaio.

Gli extravergine che hanno partecipato al panel test rappresentano uno spaccato della produzione olivicola regionale. Forte la presenza di oli a denominazione di origine e biologici, con una netta prevalenza di monovarietali. Quello che emerge con evidenza – sottolinea Aprol Campania – è l’alto livello qualitativo dell’olio extravergine prodotto nella nostra regione nonostante l’annata difficile, flagellata dal freddo e dalle gelate che hanno colpito le olive già in settembre e ottobre. La produzione dell’annata 2018/2019, come nel resto d’Italia, risulta ridimensionata rispetto all’anno precedente. Nei dati ufficiali aggiornati sul Sian – sistema informativo agricolo nazionale – la produzione 2018 è stimata in circa 6 mila tonnellate di olio, a fronte delle 19 mila del 2017/2018. Una situazione su cui Coldiretti ha presentato il suo piano “Salvaolio” in dieci punti, tra cui la difesa del panel test come strumento necessario per la classificazione e valutazione delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva, al fine di tutelare i produttori di oli di qualità ed i consumatori.

La Campania possiede oltre 74 mila ettari coltivati ad oliveto, di cui il 5% circa con metodi di produzione biologica. Le principali varietà olivicole campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno. A queste autoctone vanno aggiunte varietà come il Leccino e il Frantoio, che pur non essendo autoctone sono presenti da lungo tempo in varie zone della regione. L’olio nuovo esprime al meglio le proprietà organolettiche, antiossidanti e nutrizionali che tendono a deperire nel tempo. In Campania sono cinque le Dop: Cilento, Colline Salernitane, Irpinia – Colline dell’Ufita, Penisola Sorrentina e Terre Aurunche.

Il panel test è rappresentato da un gruppo di persone opportunamente allenate e preparate all’assaggio degli oli vergini di oliva con il compito di valutare e certificare le caratteristiche organolettiche (pregi e difetti): sapore, colore, odore e aspetto. Si tratta di un metodo oggettivo che sfrutta gli organi sensoriali umani i quali, secondo studi certificati, si comportano come dei veri e propri strumenti di misura. Infatti, numerosi studi effettuati in questi anni, hanno stabilito con certezza che gli organi sensoriali umani sono costituiti da cellule specializzate nel riconoscere i singoli tipi di molecole con cui vengono a contatto. L’esame organolettico “panel test” sugli oli d’oliva vergini come parametro di valutazione della qualità è stato introdotto nel 1991 dal regolamento comunitario.

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