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FAI di Avellino, mostra pittorica al Carcere Borbonico: “La dimensione umana del paesaggio”

La Delegazione FAI di Avellino continua nella sua opera di promozione culturale in Irpinia: "Una giornata dedicata all'arte e alla cultura"

La Delegazione FAI di Avellino, in collaborazione con il Museo Irpino, organizza la mostra pittorica “La dimensione umana del paesaggio”, con gli artisti Stefano Buonavita e Giovanni Di Rosa. La mostra si svolgerà dall’11 al 25 febbraio 2023 presso le sale espositive del Museo irpino, nella suggestiva sede del Carcere borbonico di Avellino.

"Il FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, tra i pilastri fondanti della sua attività di volontariato, ha la sensibilizzazione al patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese, ponendo attenzione alle fragilità ambientali e storico-artistiche che ci circondano", così Serena Giuditta, Capo Delegazione Fai di Avellino. "Il paesaggio, inteso come ambiente che viviamo e che disegniamo con la nostra azione umana, viene irrimediabilmente plasmato dal nostro agire. Il paesaggio, a sua volta, segna la nostra vita, le nostre emozioni e la memoria che custodiamo. Siamo chiamati, per questo, a svolgere tutti un'azione cosciente e rispettosa della natura e del paesaggio, che sempre di più conserva una dimensione umana. In un’epoca dove la misura delle azioni umane ha smarrito la capacità d'indagare con lo sguardo l’ambiente e il paesaggio in cui si vive, i due artisti hanno delineato con la propria visione artistica e concettuale il delicato rapporto tra l’uomo e il paesaggio, l’uomo e la natura, l’uomo e la città".

FAI di Avellino, mostra pittorica al Carcere Borbonico: “La dimensione umana del paesaggio”

In un’epoca dove la misura delle azioni umane ha smarrito la capacità di indagare con lo sguardo l’ambiente e il paesaggio in cui si vive, i due artisti hanno delineato con la propria visione artistica e concettuale il delicato rapporto tra l’uomo e il paesaggio, l’uomo e la natura, l’uomo e la città.

Nella giornata di oggi, in una LIVE performance artistica, si è esibito Giovanni Di Rosa, che ha realizzato una delle opere esposte al Museo Irpino. Tutto questo, sulle note musicali ambient di Alfredo Perrotti e Fabrizio D'Andrea. 

"Negli ultimi quattro anni ho concentrato la mia ricerca artistica sulla rappresentazione, attraverso la pittura, della città intesa come un insieme suscettibile a relazioni interne (INPUT, instaurati dagli elementi che compongono l’insieme stesso) e relazioni esterne (OUTPUT) con le altre città", Giovanni Di Rosa. "In particolare, mi sono soffermato sulle dinamiche tra le persone e lo spazio sia interno agli edifici che esterno, quindi urbano. In una società volta quasi esclusivamente alla produttività, risulta inevitabile una scarsa propensione alla collettività, alla condivisione e questo è palese nelle relazioni tra gli individui e verso i luoghi della città. Questi ultimi, molto spesso, diventano posti di intrattenimento richiamando concettualmente i Nonluoghi descritti da Marc Augè quali spazi che non possono definirsi relazionali o identitari. L’antropologo francese indica due realtà complementari ma distinte: questi ultimi costituiti in rapporto a certi fini (tempo libero, transito, commercio) e la relazione che gli individui intrattengono con gli spazi. Se in larga parte si sovrappongono, essi non si confondono poiché i Nonluoghi non creano un sociale organico ma una contrattualità solitaria. Ho scelto, quindi, di racchiudere in una serie intitolata “Le città Invisibili”, la mia produzione recente che comprende dipinti ad olio, disegni a carbone, ad acquerello e ad inchiostro con lo scopo di raccontare queste dinamiche attraverso immagini e considerazioni, alterate da un linguaggio pittorico personale che mostra particolare attenzione allo studio della luce e della prospettiva. I posti che ho descritto in questi lavori sono aree periferiche delle città, luoghi per concerti (composti da strutture provvisorie), siti Archeologici come ad esempio quello di Pompei, Chiese e Musei, nei quali ho percepito la mancanza di un’interazione vera mentre è evidente l’utilizzo a scopo di intrattenimento che si fa di questi".
"Il rapporto fra l'uomo e la natura è sempre meno scontato, sempre meno naturale", afferma Stefano Buonavita. "Ho la sensazione che non vi sia trasferimento di calore dal "figlio uomo" alla "madre natura". Cerco di trasferire su tela questa lacerazione, questa distanza ma anche un grido di speranza che la natura ci rivolge, come una madre che non si rassegna a perdere i suoi figli. A volte, guardando un tramonto, un campo fiorito o gli arbusti sbattuti dal vento, percepisco una bellezza talmente "violenta", è come se la natura mi urlasse: "ma come fai a non amarmi?".... questo è il mio sentire, questo è ciò che vorrei a mia volta urlare ai miei simili. Per questo dipingo"

Mostra pittorica di Stefano Buonavita e Giovanni Di Rosa

La mostra sarà visitabile presso le sale espositive del Carcere Borbonico negli orari di apertura del museo:

11 – 25 febbraio 2023, dal martedì al sabato

9-13 (ultimo ingresso ore 12.30)

16-19 (ultimo ingresso ore 18.30)

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