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Pierpaolo Marino: "Il terremoto del 1980 fu una catastrofe, ma imparagonabile all'emergenza coronavirus"

Le parole dell'ex dg dell'Avellino

L'emergenza coronavirus ha sconvolto un'intera nazione, provocando migliaia di vittime e coinvolgendo gravemente non solo l'apparato sociale ed economico del nostro Paese, ma anche lo sport. Pierpaolo Marino, ex direttore generale dell'Us Avellino negli anni d'oro della Serie A e attuale responsabile dell'area tecnica dell'Udinese, ha parlato del momento critico vissuto dal mondo del calcio in un'intervista a Tuttosport.

Il ricordo del terremoto: "Dopo quella tragedia, la Figc ci chiese se continuare o meno la stagione" 

Marino, in particolare, rivive il ricordo del tragico terremoto del 23 novembre 1980: "Ho vissuto l'immane tragedia del sisma dell'Irpinia, che provocò 3.000 vittime, oltre a una grande devastazione. Avevo 24 anni ed ero il più giovane direttore generale in Serie A, nell'Avellino. Come società, decidemmo di continuare l'attività agonistica, nonostante la Figc ci avesse dato la possibilità di decidere se continuare o meno il campionato. Fu sicuramente una catastrofe, ma imparagonabile a quanto sta accadendo oggi, con questa pandemia".

Il rispetto delle regole: "Dobbiamo attenerci a quanto disposto per il bene comune"

Marino fa notare come, anche a Udine, tutti ricordano ancora il terremoto in Friuli del 6 maggio 1976 che costò la vita a quasi 1.000 persone: "Anche in quell'occasione fu una tragedia, con un bilancio incredibile di vittime, le stesse che il coronavirus ha causato, sempre qui, in pochi giorni".

Per questo motivo, è importante, secondo il dt bianconero, attenersi alle regole disposte dalle istituzioni: "Bisogna reagire e rispettare le regole che le autorità sanitarie e il Governo ci hanno imposto per il bene comune".

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