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Sabato, 15 Giugno 2024
Salute

Tumori, Savignano: "La lotta al cancro prevede ancora un approccio integrato"

"Alcuni vaccini contro il cancro, come quello annunciato da Moderna, devono essere altamente personalizzati perché ogni soggetto malato sviluppa tumori con specifici contrassegni legati alle mutazioni nel DNA delle sue cellule"

"Nel 1980, il Premio Nobel Sir Macfarlane - con il brasiliano Peter Medawar - fu il primo a descrivere la sorveglianza immunitaria e che tale sistema potesse identificare ed eliminare le cellule tumorali stesse.
Tuttavia, il padre dell’immunoterapia oncologica moderna è Steven Rosenberg, già direttore della chirurgia del National Cancer Institute di Bethesda-Usa che nei primi anni Ottanta cominciò
a pubblicare novità circa il ruolo di una citochina, l’interleuchina 2 o IL2. Rosenberg affermò che, in provetta, i linfociti umani e di topo, messi a reagire con l’interleuchina 2 ne creavano altri chiamati 'natural killer', in grado di annientare - in laboratorio - le cellule cancerogene, non colpendo quelle sane. Il fatto: il sistema immunitario, in certe situazioni, potrebbe combattere il cancro considerando che, negli animali, la iniezione di natural killer riduce le dimensioni del tumore.

Purtroppo, successivamente, arrivano momenti di delusioni per Rosenberg e la sua equipe: le sperimentazioni su soggetti umani prima falliscono, poi minimizzano l’efficacia dell’immunoterapia; e tutto viene dibattuto. L’IL2 sarà poi ripresa e rivalutata e diventerà una delle terapie per il tumore renale (carcinoma) fino all’arrivo degli attuali farmaci cosiddetti intelligenti. Nel mentre, mumerosi ricercatori si sono messi all’opera identificando man mano altre possibili modalità per risvegliare il sistema immunitario. E arrivano gli anticorpi monoclonali:  difatti, non abbiamo a che fare con una invenzione degli ultimi anni  pre-pandemici come spesso sembra dalla lettura sui media e social. Nel 1984 il tedesco Georges Köhler, il danese Niels K.Jerne e l’argentino - di origine ebraica - César Milstein hanno ricevuto il Premio Nobel per la medicina per questa scoperta. La motivazione del Nobel fu “per il lavoro sul sistema immunitario e la produzione di anticorpi monoclonali”. Questi anticorpi ultimi, nel corso degli anni Duemila, hanno portato a confezionare farmaci denominati Humira, Remicade, Ipilimumab, Nivolumab etc., per un giro economico annuale sui 100miliardi di dollari. In primis l’ipilimumab, nel 2011, e poi il pembrolizumab, approvato di recente.Tanti altri sono in sperimentazione.
Non a caso , l’altro anno trascorso la rivista “Science” ha messo l’immunoterapia del cancro all’apice della tradizionale classifica deile aree scientifiche più in evoluzione. Ll’immunoterapia - già in uso da qualche tempo - ha determinato la produzione di parecchi farmaci capaci di modificare l’iter di vari tumori.

Ai vaccini 'classici' per prevenire le malattie, si è associato il 'vaccino terapeutico': quest’ultimo ha il compito di provocare il sistema immunitario a rispondere contro un agente esterno come può essere il cancro. Il vaccino sviluppato da Moderna di cui si parla - che non previene il cancro bensì lo attacca - ha dimostrato essere efficace in alcuni casi di melanoma stimolando il sistema immunitario. Allo stato - diversamente dei titoli fastosi - lo studio ha avuto esito positivo in animali da laboratorio e in tre pazienti portatori di melanoma.

E’ facile creare aspettative molto alte e chimeriche speranze per un vaccino ai primissimi stadi, supercostoso e che riguarda - al momento- un solo tipo di tumore e un numero esiguo di pazienti. 

La buona notizia è nel modo in cui viene sollecitato il sistema immunitario, ipoteticamente funzionante per ogni forma di tumore. Un preambolo potenziale in linea teorica - da valutare con estrema prudenza - abbastanza lontano dalla desiderata 'cura universale'. 

Un altro grande ostacolo alla vaccinazione contro il cancro è che la malattia prende forme diverse nel genoma di ogni persona, a differenza di quanto verificatosi con un virus come il Covid, che invece è universale. Con il cancro, il danno al DNA di ogni individuo cambia, e non esiste per un antigene universale per tutti i tumori, anche dello stesso organo. Non dimentichiamo che la risposta immunitaria indotta dal vaccino potrebbe attaccare anche le cellule normali (sane). 

Alcuni vaccini contro il cancro, come quello annunciato da Moderna, devono essere quindi altamente personalizzati, perché ogni soggetto malato sviluppa tumori con specifici contrassegni legati alle mutazioni nel DNA delle sue cellule. Lo svolgimento passa dall’identificazione degli antigeni che sono tipici delle cellule tumorali di un paziente e che sono assenti nelle sue cellule non coinvolte dal tumore. Gli antigeni faranno poi parte del vaccino, in modo da farsi notare dal sistema immunitario. Effettuare questa selezione non è però lavoro leggero in quanto bisogna trovare antigeni che non siano comuni o troppo simili a quelli delle cellule sane, altrimenti il sistema immunitario attaccherebbe anche le cellule non interessate dal tumore.

Agli scienziati tedeschi occorre riconoscere - a pieno titolo- la capacità di aver ideato e sviluppato un altro procedimento per mettere in moto il sistema immunitario utilizzando delle specifiche molecole di Rna messe dentro speciali capsule/ vettori ricoperti di adiuvanti; ossia delle nanosfere - nanocapsule - misurate in nanometri che, iniettante nella persona malata, raggiungono le cellule del sistema immunitario trasmettendo quelle indicazioni e istruzioni essenziali per poi riconoscere le cellule tumorali. 
Comunque, la lotta al cancro prevede ancora un approccio integrato: vaccini, chirurgia, radioterapia, chemioterapia e altri farmaci".

Così il dottore Giovanni Savignano

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