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Covid, nuovo studio rivela: "In Campania individuata la variante spagnola"

Al progetto partecipano esperti di più Dipartimenti delle Università di Salerno, della Campania Vanvitelli e di Napoli Federico II

 In Campania è stata individuata ed isolata una variante spagnola del covid. La notizia apparsa sul Corriere della Sera racconta come gli studi condotti nella nostra regione siano riusciti ad individuare questa particolare variante che non presenta caratteristiche di maggior pericolosità rispetto alle altre, per cui non ha destato preoccupazione, a differenza della variante cosiddetta inglese.

A coordinare il gruppo di lavoro il professore Alessandro Weisz, direttore del Laboratorio e docente del dipartimento di Medicina dell’ateneo di Salerno e del Centro di Ricerca genomica per la Salute, il quale ha spiegato che la variante "comparsa in Cina un anno fa, per esempio, è praticamente scomparso da tempo in tutta Europa, soppiantato da varianti che presentano differenze nella sequenza di alcune porzioni del genoma". 

La ricerca condotta in Campania si basa sulla mappatura genetica sistematica del Sars-CoV-2 e sull’applicazione di tecnologie molecolari per il sequenziamento del genoma virale e dei ‘big data’ per tracciare le dinamiche di diffusione del virus nella popolazione, mediante una raccolta capillare di informazioni genetiche sul coronavirus. Da questi studi si evince che la variante spagnola è apparsa per la "prima volta nel sud della Spagna poco prima dell’estate e rapidamente diffusasi anche qui da noi a partire da settembre, veicolata con ogni probabilità da viaggiatori che, al ritorno da quel paese dopo i mesi estivi, hanno causato la sua diffusione per mancanze delle dovute precauzioni - dice lo scienziato". 

Lo studio è importante per tre motivi principali sottolinea Alessandro Weisz nell'intervista sul Corriere della sera.

"Primo perché fotografano nel tempo e nello spazio l’andamento dell’epidemia seguendo la genetica del virus, e quindi la sua evoluzione, poi perché il monitoraggio in corso ci consente di individuare l’eventuale comparsa di nuovi ceppi virali che possano essere indicativi di un differente comportamento biologico del microorganismo e, infine, perché in parallelo stiamo lavorando anche per la messa a punto di un protocollo che possa essere utilizzato per identificare varianti virali in modo più semplice e rapido, oltre che meno costoso, e quindi anche in assenza di strumentazioni particolarmente sofisticate". .

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