Salute

Coronavirus, corsa al vaccino: dall'Italia prime dosi già a settembre

L'ad di una azienda di Pomezia, che sta sperimentando insieme all'Università di Oxford un nuovo vaccino, sostiene che già in autunno potrà essere somministrato a determinate categorie

Il primo lotto del vaccino, messo a punto dall’azienda Advent-Irbm di Pomezia, insieme con lo Jenner Institute della Oxford University, partirà dall’Italia per l’Inghilterra dove inizieranno i test accelerati su 550 volontari sani.

"A fine aprile-inizio maggio daremo le prime fiale allo Jenner Institute di Oxford per la sperimentazione sull'uomo". 

Lo dichiara ad Andrknos Salute, Matteo Liguori, managing director della Irbm, l'azienda che a Pomezia sta ultimando la produzione.

"Ci sono buone possibilità che il nostro vaccino per il Covid-19 possa essere usato già a settembre per immunizzare personale ospedaliero e forze dell’Ordine in modalità di uso compassionevole, dapprima nel Regno Unito e poi, se il governo italiano lo riterrà opportuno, anche nel nostro Paese”.

Una sfida che porta la firma dell'Italia che in partnership con il Regno Unito sta giocando la partita del secolo per vincere il nemico invisibile: il Covid-19. 

Le fiale dall'Italia all' Inghilterra 

"Noi invieremo le fiale che produciamo a Pomezia a fine mese, poi ci saranno i test di fase I-II e se tutto andrà bene l’uso compassionevole inizierà a settembre. Anche l’Italia come nazione potrà renderlo possibile, occorre però che subentri una discussione istituzionale per far sì che possa esserci questo interesse da parte del governo. Se lo si può fare in Inghilterra, lo si può fare anche qui, serve solo il coinvolgimento istituzionale e regolatorio che si devono allineare per renderlo possibile”.

Una sperimentazione in partnership 

"Abbiamo una lunga storia di collaborazione con lo Jenner Institute - precisa il managing director di Irbm - su diversi progetti. Loro stanno lavorando da tempo sui coronavirus in generale, con un progetto che hanno portato ora in fase I contro la Mers. Advent ha invece una speciale expertise sull'adenovirus, che è un vettore virale. Abbiamo unito queste due forze per dare una sensibile accelerazione nel cercare di ottenere il prima possibile un vaccino. Lo Jenner Institute a breve ci farà arrivare il materiale virale per lo sviluppo nei nostri laboratori, che metteremo poi in produzione e che nell'arco di prima dell'estate auspichiamo di trasferire a loro per le fasi successive di sperimentazione".

Come funziona il vaccino 

Il vaccino è costruito utilizzando una versione non 'pericolosa' di un adenovirus: un virus che può causare una comune malattia simile al raffreddore. L'adenovirus è stato modificato in modo da non riprodursi nel nostro organismo e inserendo all'interno del genoma adenovirale il codice genetico necessario alla produzione della proteina 'Spike' del coronavirus, in modo da permettere all'adenovirus l'espressione di questa proteina in seguito alla somministrazione del vaccino. Ciò comporta la produzione di anticorpi contro la proteina 'Spike' che si trova sulla superficie dei coronavirus. Negli individui vaccinati, gli anticorpi prodotti contro la proteina 'Spike', possono legarsi al coronavirus che è entrato nell'organismo umano ed impedirgli di causare un'infezione.

Al momento sono 115 le sperimentazioni candidate, di cui 78 confermate come effettivamente in corso

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