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Il sindaco Foti e l'arte di camminare sui carboni ardenti

Gli otto firmatari dell'ordine del giorno restano critici, i due rappresentanti di Irpinia di Base Enza Ambrosone e Nino Montanile eletti contro Foti ma ora nel Pd sono attendisti, le opposizioni sono tra loro sfilacciate e non vogliono corre il rischio di fare un buco nell'acqua

Per capirne di più sul futuro di Paolo Foti a primo cittadino di Avellino bisognerà attendere la discussione politica in aula il 5 settembre. Fino a quella data non accadrà nulla. I consiglieri di maggioranza, dissidenti e opposizione ancorati alla poltrona e alle proprie idee, il sindaco Paolo Foti a preparare il suo discorso.

Da questo punto si partirà nell’aula del consiglio. Saranno le parole di Paolo Foti a dare il là all’intera vicenda. Gli otto firmatari dell’ordine del giorno restano critici, i due rappresentanti di Irpinia di Base Enza Ambrosone e Nino Montanile eletti contro Foti ma ora nel Pd sono attendisti, le opposizioni sono tra loro sfilacciate e non vogliono corre il rischio di fare un buco nell’acqua. Le opposizioni vogliono sondare in modo chiaro la fattibilità degli otto dissidenti di chiudere definitivamente con la pagina di Foti sindaco. Tra il dire e il fare c’è di mezzo la poltrona. “Di fatto è un documento di sfiducia rispetto al sindaco e alla sua amministrazione. Un documento che chiamerà ogni singolo consigliere ad esprimere il suo voto nel luogo deputato, l'aula consiliare – dice Gianluca Festa - Con "Irpinia di Base" non abbiamo dialogato perché anche rispetto al documento inviato a Renzi Ambrosone e Montanile hanno ritenuto legittimamente di fare un percorso autonomo, diverso il discorso con le opposizioni. Da loro ci era arrivato l'invito ad apporre le nostre otto firme ad un documento del genere, impegno che noi abbiamo mantenuto ora ci attendiamo da loro un atteggiamento proprio di opposizioni con i loro voti arriviamo a 17 numeri minimi per mandare a casa Foti. Chiaramente se qualcuno di loro intenderà non votare la fiducia dovrà spiegarlo alla città e dovrà farlo in maniera convincente”.

La palla quindi finisce nel campo dell’opposizione. Rumors danno alcuni consiglieri (presi singolarmente) in predicato di non voler sottoscrivere le dimissioni tradendo in modo plateale il mandato degli elettori e salvando Foti. Ma dovranno avere il coraggio di farlo davanti ai cittadini avellinesi.

A conti fatti se gli otto dissidenti e i nove di opposizione sottoscrivono le dimissioni da un notaio in modo contestuale Foti andrà a casa. Stesso discorso in una eventuale mozione di sfiducia in aula. Il tragitto sarà più lungo: riconvocazione del consiglio con all’ordine la mozione di sfiducia (presentata da almeno 13 consiglieri) e votazione per alzata di mano.

Sull’ordine del giorno in discussione il 5 settembre, Dino Preziosi, l’uomo di tante battaglie che sta dando filo da torcere a Foti annuncia: “Non è un documento di sfiducia, ma una valutazione sull'operato del sindaco. Due cose diametralmente differenti vedremo cosa accadrà in aula innanzitutto quel che dirà il sindaco poi le posizioni che si cristallizzeranno. Sono e resto orgogliosamente all'opposizione con cui sono abituato a ragionare, insieme valuteremo i risultati dell'aula”.

Giancarlo Giordano preme: “Foti dovrebbe attivare nella sua testa un'autonoma riflessione sul se e come andare avanti. Il dato politicamente rilevante sono le otto firme che mettono Foti oggettivamente in minoranza. Lui dovrebbe valutare serenamente, senza aprire mercati e mercatini sotto banco che francamente non ci interessano”. Opzione "di mercati e mercatini" che non interessano neanche ai membri dell’Udc che ritengono di voler voltare pagina immediatamente.

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