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Scende il prezzo delle nocciole, D'Agostino: "Governo intervenga"

“Stando ai dati diffusi ieri dall’Ismea – spiega il parlamentare – i prezzi delle nocciole sono in diminuzione. Nel nostro Paese, il prezzo medio è crollato dagli oltre 4 euro al chilo della penultima settimana del 2015 ai 3,27 euro della prima ottava del mese di febbraio, perdendo il 36,2%"

"Il Ministro dell’agricoltura dica quali iniziative intende assumere per evitare che il crollo del prezzo delle nocciole, registrato dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, si ripercuota sulla corilicoltura italiana. E’ quanto chiede il deputato di Scelta Civica, Angelo D’Agostino, in un’interrogazione parlamentare al Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina.

“Stando ai dati diffusi ieri dall’Ismea – spiega il parlamentare – i prezzi delle nocciole sono in diminuzione. Nel nostro Paese, il prezzo medio è crollato dagli oltre 4 euro al chilo della penultima settimana del 2015 ai 3,27 euro della prima ottava del mese di febbraio, perdendo il 36,2%. Lo stesso istituto ha rilevato i prezzi delle nocciole prodotte in Campania: ad Avellino la nocciola “San Giovanni’ è stata venduta a 2 euro e 70 centesimi al chilo con un calo di valore del 6,9% rispetto alla settimana precedente. Stesso andamento per la ‘cultivar tonda’ che è stata venduta a 2 euro e 90 centesimi. Anche in questo caso il calo è significativo: 6,5% rispetto alla settimana precedente.”

“Ancora una volta – osserva D’Agostino – saranno i produttori, già vessati dalla crisi, dal maltempo e dalle patologie del nocciolo a pagare il prezzo di una concorrenza – specie quella turca - praticata al di fuori di qualsiasi regola. Regole che, invece, devono essere scrupolosamente rispettate dai nostri produttori. Confido nel fatto che il Ministro Martina voglia spiegarci come il Governo intenda agire per garantire la sopravvivenza di una produzione che si è fin qui distinta per la peculiarità e l’alta qualità dei suoi prodotti. Abbiamo il dovere – chiude D’Agostino – di supportare i nostri produttori e gli operatori del settore che, nonostante tutto, si sforzano di andare avanti e di tenere in vita – specie al Sud - un settore importante dell’agricoltura italiana.”

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