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Rotondi: "Con il sì al referendum, consiglieri faranno le vacanze al Senato"

Lo dice Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana, ospite insieme a Mara Carfagna del programma di approfondimento sul referendum di RaiUno

"Per chi è nato e cresciuto nella cultura dell'arco costituzionale e come le attuali nuove generazioni vi è stato educato, è naturale votare no al referendum, per una ragione di metodo prima ancora che di merito, perchè la Costituzione è e deve essere di tutti, non di una sola parte".

Lo dice Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana, ospite insieme a Mara Carfagna del programma di approfondimento sul referendum di RaiUno. "Anche se nella Carta ci fossero scritte quelle che a Napoli chiamano '4 stroppole' -aggiunge- l'importante è che siano condivise da tutte le forze politiche, conta il grado di coesione. Il metodo della condivisione sana anche le criticità che possono essere contenute in un testo di legge. Stupisce che Matteo Renzi, che proviene dalla cultura cattolico-democratica, non comprenda questo principio. Se fosse vivo Leopoldo Elia, di fronte ad una riforma costituzionale approvata a maggioranza, lo avrebbe preso a schiaffi e lo dico per esperienza diretta, visto che mi accadde una cosa simile quando pensai di presentare una proposta di legge per istituire un'assemblea costituente, perchè, mi disse Leopoldo, la Costituzione si riforma tutti insieme". "Nulla di strano e di male quindi -spiega ancora il leader di Rivoluzione cristiana- se Berlusconi, Bersani, Grillo, Salvini si trovano tutti dalla stessa parte. E' il nuovo arco costituzionale. E possiamo dire che sia la rivincita di Almirante, che con il suo Movimento sociale non approvò la Costituzione e che oggi invece vede gli eredi della destra far parte del nuovo arco costituzionale. E invece Renzi e la Boschi -conclude Rotondi- ne sono fuori e in un certo senso si ritrovano a ricoprire il ruolo che fu di Almirante. Se vince il sì i consiglieri regionali farebbero i turisti in Senato. Gli sprechi continueranno. Io sono per l'abolizione totale del ramo del Parlamento".

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