Regionali, Langastro (Pd): "Abbiamo permesso ad altri di prendere il nostro simbolo"

La nota dello storico dirigente del Partito Democratico irpino

Michele Langastro, storico dirigente del PD Irpino e componente dell'assemblea costituente, fa un'analisi sulle regionali e attacca le scelte sbagliate dell'ex senatore De Luca. 


Permettetemi di fare una premessa. Il PD ha bisogno di una sferzata di energia in Italia e in Irpinia. Un laboratorio nato per coinvolgere giovani e promuovere idee e iniziative, per il nostro Paese, oggi si ritrova in una impasse satura di interessi personali e dinosauri di una politica che ha fatto il suo tempo. Si, proprio così. Coloro che avrebbero dovuto assurgere al ruolo di saggi consiglieri si ritrovano, ancora oggi, a dettare un'agenda piena di pagine bianche. Non va bene. Non va bene per i nostri giovani politici e non va bene per il territorio. Chi si vuole affacciare al panorama politico, oggi, ha poche speranze di poter emergere perché i matusalemme sono lì, pronti a sentenziare... Perché? Perché viviamo ancora in questo scenario patriarcale? Eppure l'Europa oggi ci regala modelli politici in cui i giovani hanno spazio e portano risultati eccellenti. In Irpinia viviamo lo stesso problema da anni, anzi, forse, da sempre. Analizziamo ad esempio il "caso Petitto", militante storico del PD, cresciuto nelle nostre fila, sempre pronto ad aiutare il partito e a sposare iniziative, oggi si ritrova ad essere competitor di un altro militante storico del PD, Michelangelo Ciarcia! Assurdo! Due nomi storici, due naturali candidati del nostro progetto si ritrovano a competere! C'è una sola risposta a questo scenario: abbiamo fallito! Si. Abbiamo fallito! Abbiamo permesso a quei matusalemme, di cui parlavo, di applicare una politica individualista, mai democratica e sempre clientelare, come nelle migliori tradizioni di una prima repubblica scomparsa altrove fuorché in Irpinia. Guardiamoci intorno. Fermiamoci un attimo ad analizzare il nostro territorio arido di iniziative e di progettualità. Ecco, adesso andiamo da quei matusalemme e chiediamo il conto e, soprattutto, chiediamo con quale diritto impongono ancora la loro linea. Gente candidata tre, quattro volte di seguito che è attaccata alla poltrona nonostante gli anni avanzati. Che politica è questa in cui non si apre la strada ai giovani e non si garantisce un turnover? I "saggi" dovevano farsi da parte ed essere visti come custodi del sapere e non custodi della poltrona. Perché la politica può essere vissuta anche consigliando e non dettando o imponendosi. Un tempo il PD era fatto di persone coese che seguivano un sogno, un sogno in cui io ancora credo. Ricordo sin dall'inizio l'entusiasmo collettivo con un solo obiettivo: il territorio. Poi sono subentrati i personalismi. Persone come Enzo De Luca che oggi non ha incarichi e ruoli che esce d'emblèe e impone la sua supremazia di fumo spaccando i DEM. Si perché Ciarcia e Petitto potevano e spero saranno, alleati per un futuro di competenze per il nostro PD. Non servono endorsement dall'ex Presidente Mancino, non servono intrallazzi e strategie da "sezione del partito", serve farsi da parte e salvaguardare un progetto affinché altri non ne facciano un uso improprio, vedi il caso Petracca che ieri era di De Mita, oggi del PD e domani chissà. Abbiamo permesso ad altri, esterni, di prendere il nostro simbolo e non stiamo consentendo ai nostri storici iscritti di correre col partito. Pazzesco! Come possiamo allora parlare di progettazione per il territorio se non siamo riusciti a fare progettazione interna al partito? Personalmente, auspico vivamente che gli scribi, i matusalemme, si facciano da parte il prima possibile per lasciare spazio a energie giovani e competenti. Abbiamo bisogno di ridisegnare un partito giovane e libero da individualismi e filosofie arcaiche. È finito il tempo dei domini oligarchici e l'Europa è una sfida che richiede competenze e condivisione di idee.

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