Il futuro di Avellino secondo Leonardo Festa: "Un Big Bang della cultura che generi economia e crescita"

Laureato in filosofia all’Università degli Studi di Salerno, Dottore di ricerca in Filosofia Medievale e docente di storia e filosofia al Liceo "Fermi" di Vallata, Festa è candidato con MaiPiù a sostegno di Luca Cipriano

Leonardo Festa candidato con MaiPiù a sostegno di Luca Cipriano Sindaco, è uno di quei volti noti in città per il suo impegno sociale e culturale. Da sempre attento alle problematiche che investono Avellino, sente forte l'esigenza di una urgenza intellettuale all'interno del Parlamentino comunale per capovolgere un sistema che a suo avviso ha creato uno stallo amministrativo ai danni dei cittadini.


1. Leonardo Festa, il suo è un curriculum di tutto rispetto, docente di storia e filosofia al Liceo "Fermi" di Vallata, ha lavorato come docente nelle Università, da anni è impegnato nel mondo delle associazioni, parla il tedesco, conosce l'inglese, insomma un background culturale importante che il 10 giugno dovrà vedersela con questo esercito di candidati al Consiglio Comunale. Quanto conta il curriculum nelle elezioni amministrative?

Per i candidati nella lista Mai Più, tantissimo. Siamo 32 candidati che rappresentano storie diverse, legate al mondo delle professioni ma anche all’associazionismo, esempi cioè di cittadini che oltre allo studio praticano l’impegno e la cittadinanza attiva come stile di vita. Non basta avere un curriculum con tanti titoli, quello che conta è essere competenti. La competenza però non nasce da sé, è sapere agito. Quindi: avere un curriculum non implica avere competenze, ma ne è la premessa necessaria. Ci si lamenta spesso della presenza in Consiglio comunale di persone senza né arte, né parte, ma questo, bisogna dirlo, dipende da chi vota. È facile lamentarsi dell’assenza di meritocrazia, salvo poi votare per amicizia o simpatia. Avellino ha una grande occasione il dieci giugno: dimostrare che il voto di opinione è possibile anche qui e che le storie dei candidati contano. 

2. Parlavo prima di un esercito di candidati, accomunati tutti dall'idea di voler cambiare Avellino. Cambiamento sembra lo slogan di questa campagna elettorale, da cosa bisogna partire secondo lei per voltare pagina? 

Nel nostro programma abbiamo individuato cinque priorità. Bisogna ripartire immediatamente dalla gestione ordinaria e quotidiana dei servizi ai cittadini, riorganizzando le attività di manutenzione. È necessario inoltre fare chiarezza sui conti dell’Amministrazione attivando una due diligence, e gestendo in maniera trasparente e virtuosa tutti gli enti. Il Comune deve assolutamente velocizzare il completamento delle opere pubbliche avviate attivando una specifica task force tecnico/politica. Per noi è un obbligo poi dedicare attenzione a quei cittadini che vivono in condizioni di disagio, riorganizzando i servizi erogati dal Piano di zona. Infine è necessario lavorare per rendere Avellino nuovamente attrattiva, in grado di richiamare persone e generare funzioni che siano da stimolo per il commercio, l’economia e il lavoro. 


3. Gli addetti ai lavori la conoscono da tempo come una persona particolarmente attiva sul profilo culturale cittadino, lei è stato tra i promotori de "Il Caffè filosofico" e "Il Borgo dei Filosofi". Immagino che il suo ruolo in caso di elezioni si giochi principalmente in questo senso, cosa ha in mente per restituire alla città un volto culturalmente accattivante?

Il mio impegno in questi anni è nato da una forma di sano egoismo. Se un ambiente non riesce a rispecchiare le tue esigenze, o fai le valige, o ti rimbocchi le maniche per ricreare intorno a te un habitat di sopravvivenza culturale e un senso di comunità. I progetti che seguo o che ho seguito sono nati in maniera condivisa e con lo scopo di creare condivisione. E non sono stato il solo a ragionare così: penso ai festival Flussi, al Mas fest, alle conferenze della SFI e di Per enigmata, ai concerti di FITZ. Fa specie però osservare che questi progetti non siano affatto supportati da chi amministra la città. Sul tema della cultura quindi c’è un bicchiere mezzo pieno ed uno mezzo vuoto. L’impegno dei singoli non basta: bisogna ricucire il legame tra amministratori e cittadini e occorre tornare a dare valore alla centralità delle persone, le vere risorse di Avellino, pensando iniziative ed eventi con loro e per loro. Mai Più si propone di dare una casa alle associazioni e stabilire con esse un dialogo stabile. Vogliamo inoltre realizzare un Big Bang della cultura, eliminando il Concertone, e ripensando gli eventi nell’ottica del marketing della cultura. L’assessorato alla cultura diventa per questo strategico, e non va sottoposto a logiche spartitorie. È in grado di dare contenuto ai contenitori, creare economia, migliorare la qualità della vita, intendendo la cultura non come una spesa, ma come un investimento.

4. Quando si parla di cultura inevitabilmente si pensa al cuore antico di una città, al suo patrimonio storico. Nel programma di Mai Più avete posto un'attenzione particolare a questo tema e quindi al Castello, al Victor Hugo, alla Dogana, ma in che modo riuscirete a riavvicinare i cittadini a quell'area della città che oggi sembra quasi dimenticata?

C’è un problema di fondo nella nostra città: il calo demografico. Ci proponiamo di invertire la rotta ripartendo proprio dal centro storico.  Abbiamo immaginato un Bonus Casa, con cui portare cento nuove famiglie under 40 a vivere nel cuore antico della città per almeno 4 anni. Vogliamo prolungare l'area pedonale del Corso e di Piazza Libertà fino al Duomo, per garantire il rilancio di tutte le attività di intrattenimento e ristorazione. Immaginiamo di rendere la Casina del Principe la casa della musica, affidando la struttura all’adiacente Conservatorio “Cimarosa”, e di trasformare la Dogana in un secondo teatro, il “ridotto” della città, uno spazio da gestire necessariamente in tandem con il “Carlo Gesualdo”. Il “Victor Hugo” può tornare ad essere una vera Casa della Cultura, offrendo maggiore spazio e dignità alle associazioni che si occupano di Progetti Erasmus e di scambi culturali con l'estero; Piazza Castello sarà la piazza degli eventi, il luogo in cui la città possa ritrovarsi in occasione dei grandi concerti; contestualmente alla riapertura della Piazza, va ripensato e completato il restauro dei ruderi del Castello, simbolo storico della città.

5. Abbiamo parlato di cambiamento, però è vero che molti dei candidati di Mai Più hanno una storia riconducibile al Pd, o alle scorse legislature a partire dal vostro candidato sindaco. Come vi smarcate da questo dato inconfutabile?  

Guardi, io stesso in passato sono stato tesserato con il Pd, e credevo in un partito che nominava come assessori Paolo Ricci o Annamaria Manzo. Le persone giuste al posto giusto. Poi questa logica si è persa, a favore di un improbabile gattopardismo: tutto cambiava affinché nulla cambiasse. In politica, come nella vita, bisogna essere coerenti con sé stessi, prima di tutto. La mia scelta e quella del mio candidato sindaco sono espressione di ciò.  L’incoerenza, piuttosto, è di chi attacca un partito, ne esce fuori, ma poi ci rientra la settimana prima della chiusura delle liste, o di chi fino a ieri dichiarava che l’ultima era stata la peggiore amministrazione e poi ha finito col candidarsi con gli avversari del giorno prima. L’Impero romano finì perché, volendo evitare lo scontro con i barbari, li accolse nei suoi territori come federati. La storia non gli ha dato ragione. Oggi nel Pd c’è tutto e il contrario di tutto, in nome di una alleanza costruita non su un progetto comune, ma sulla paura di perdere. Sembra una scatola di biscotti di latta, che apri e trovi però riempita con aghi e gomitoli. Penso che una interpretazione chiara di questo momento sia stata raccontata magistralmente dalle vignette anonime apparse in città del bacio tra Mancino e De Mita. Si leggono interviste contraddittorie del loro candidato sindaco: in una si dichiara che sarebbe la sintesi, in un'altra che sarebbe il fulcro del progetto. Non si capisce insomma, se sia la causa o l’effetto delle sette liste. E soprattutto, se il progetto è nato da lui, sarei curioso di capire chi avrebbe in tal caso comunicato a Mancino e a De Mita la decisione di Pizza di fare il sindaco. 


6. «A meno che i filosofi non regnino negli stati o coloro che oggi sono detti re e signori non facciano genuina e valida filosofia, e non riuniscano nella stessa persona la potenza politica e la filosofia, non ci può essere una tregua di mali per gli stati e nemmeno per il genere umano». In soldoni, Platone sosteneva che i governanti devono essere filosofi o devono filosofare, quanto è attuale questo pensiero, ne farà tesoro in caso di elezione?


Nella Repubblica, Platone ci lancia una delle sue più note provocazioni: se ho un problema di salute chiamo un medico, se devo arredare una casa chiamo un architetto, se devo decidere a chi affidare una città, dovrei per questo votare chi ritengo più competente, non più simpatico. In una squadra di calcio, per vincere non basta avere dei buoni calciatori, ma averli nei ruoli a loro congeniali. Anche in politica, quindi, si dovrebbe avere il buonsenso di affidare i compiti a chi ha capacità di analisi. Tuttavia, ha ragione anche Aristotele quando afferma che l’uomo è animale politico, perché fare politica risponde ad una esigenza, e infondo ognuno dimostra di essere politico quando assume uno stile di vita attento alla collettività. In sintesi: un buon politico può dirsi tale quando il suo operato rafforza il vincolo sociale, il senso di appartenenza, e la percezione che la vera politica è quella che nasce dalla cooperazione tra i cittadini e chi amministra. 

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