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Governo Draghi, è il giorno della fiducia alla Camera (intanto il M5s espelle 15 senatori)

Non è previsto alcun discorso da parte del neopremier davanti alla platea di Montecitorio: i deputati hanno iniziato direttamente il dibattito sul programma presentato ieri in Senato. Il voto finale è previsto oggi intorno alle ore 20. Terremoto nel Movimento: Crimi conferma

Oggi è il giorno della fiducia alla Camera (scontata), dopo quella ottenuta al Senato. Poi il governo guidato da Mario Draghi può davvero accendere i motori. I deputati sono chiamati a esprimersi sulla fiducia al nuovo esecutivo.

Governo Draghi: oggi il voto di fiducia alla Camera

Non è previsto alcun discorso da parte del neopremier questa mattina davanti alla platea di Montecitorio: i deputati hanno iniziato direttamente il dibattito sul programma presentato ieri a Palazzo Madama, in cui Mario Draghi aveva chiamato i parlamentari a una "nuova ricostruzione come nel dopoguerra" avvertendo che "l'unità non è un'opzione ma  un dovere" e che la scelta di adottare la moneta unica europea è "irreversibile".

Il voto finale è previsto oggi, giovedì 18 febbraio, intorno alle ore 20. Draghi oggi segue il dibattito dai banchi del governo. Il cronoprogrammoa della giornata è il seguente: secondo quanto deciso dai capigruppo di Montecitorio, la discussione generale andrà avanti fino alle 12, quando sarà sospesa fino alle 13:30 per la sanificazione dell'aula. Riprenderà dalle 13:30 alle 16, mentre alle 18 si terrà la replica del presidente del Consiglio. Le dichiarazioni di voto saranno dalle 18:30 alle 20, quando avrà inizio la chiama per la votazione di fiducia. Draghi siede tra i ministri degli Esteri e dell'Interno, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese. Ieri invece in Senato Mario Draghi aveva accanto Giancarlo Giorgetti, neoministro dello Sviluppo e a lui vicino da anni.

Quali saranno i rapporti tra SuperMario e la Lega? Ieri Draghi ha colpito in maniera abbastanza chiara Matteo Salvini durante il suo discorso in Senato sull'euro, sull'atlantismo e sulle tasse. "La mia è una scelta scomoda, di coraggio per l'Italia: ci siamo messi in gioco. Sarebbe stato più facile restare in panchina col dito alzato per criticare quello che non va", ha detto oggi Matteo Salvini a Telelombardia. "Ho 47 anni e non ho mai vissuto un periodo come questo - ha continuato -. Tutti devono dare il loro contributo e fare la loro parte al di là delle bandiere. Superata l'emergenza torneremo a dividerci. In questo momento le emergenze, come dice Draghi, sono salute, lavoro e rinascita". 

Il governo Draghi è il terzo governo a ricevere più voti con 262 favorevoli, pari all'82% dei senatori (considerando anche quelli a vita). "Meglio" di Draghi hanno fatto nel passato (più o meno recente) solo i governi Monti (281, l'87% dei senatori) e Andreotti IV (267, l'83% dei senatori). E' scontata una ampia fiducia anche alla Camera, anche se c'è curiosità per comprendere l'esatto numero di voti a favore.

Il no alla fiducia in Senato causa l'espulsione di 15 senatori dal M5s

"I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi". Lo annuncia il capo politico Vito Crimi in un post su Facebook. "Ieri al Senato il M5s ha votato sì - spiega -. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell'orientamento emerso in seguito all'ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all'interesse esclusivo del Movimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale". 

"Quello di chi ha votato sì è un voto unitario, una responsabilità collettiva, non del singolo. I compromessi con sé stessi, con i propri credo, convinzioni e valori, sono quelli più difficili. Riuscire ad affrontarli e sostenerli per il bene di un Paese che sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente non è una sconfitta, è un valore aggiunto in termini di etica e dignità - continua Crimi - I 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all'impegno del portavoce del MoVimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l'altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l'esecutivo e l'opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all'opposizione.  Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del MoVimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo".

Malumori inevitabili: "Sono consapevole che questa decisione non piacerà a qualcuno, ma se si pretende rispetto per chi la pensa diversamente, lo stesso rispetto si deve a chi mette da parte le proprie posizioni personali e contribuisce al lavoro di un gruppo che non ha altro obiettivo che quello di servire i cittadini e il Paese" chiude Crimi.

A stretto giro di posta arrivano le prime reazioni: "Non rilascio dichiarazioni, ma le dico con chiarezza che faremo ricorso" dice all'Adnkronos Elio Lannutti, tra i 15 senatori espulsi per il voto contrario al governo Draghi.

La fiducia al governo Draghi "vista dagli altri"

Il quotidiano spagnolo conservatore El Mundo vede nelle linee di governo annunciate da Mario Draghi al Senato un'opportunità per l'Italia ma anche un'insida per "altri vicini di casa dell'Europa del Sud" ed esorta il premier Pedro Sanchez a "seguire il percorso indicato" dal nuovo presidente del Consiglio italiano. "Mario Draghi apre la strada a Pedro Sánchez: promette di abbassare il carico fiscale e condanna gli sprechi", titola El Mundo. Sottotitolo del commento: "Il nuovo premier italiano lancia un programma economico per favorire la crescita e per far vincere al suo Paese la corsa per attrarre investimenti dopo la pandemia".

"Nel primo discorso di Mario Draghi è chiaramente dichiarata la volontà di afforzare l'Italia come potenza economica dell'Eurozona. Se realizzerà il suo programma, la capacità dell'Italia di attrarre investimenti si moltiplicherà a scapito di altri vicini meridionali come la Spagna", scrive El Mundo. "Le ricette presentate dal nuovo primo ministro italiano in Senato segnano il percorso che Pedro Sánchez dovrà percorrere se non vuole perdere terreno nella corsa che si aprirà nell'eurozona per attirare investimenti internazionali".

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