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Giacobbe contro i dissidenti: "Degni del più scadente avanspettacolo"

"Non resta traccia della loro presenza in Consiglio se non attraverso la lettura di 'documenti politici' di critica feroce con richieste al sindaco di resa incondizionata, di attacco agli altri consiglieri PD in cui addirittura li si accusa di comportamenti 'politicamente immorali"

Il capogruppo del Pd Geppino Giacobbe commenta le due lettere che in 13 tra esponenti e consiglieri comunali dem hanno inviato al segretario nazionale Renzi. "La situazione - si legge nella nota stampa - è paradossale nella misura in cui chi oggi afferma di essere stato estromesso dalla maggioranza dal sindaco in occasione della votazione del Bilancio, della maggioranza non ha mai fatto parte in modo organico e sostanziale. Il capogruppo di 'Democratici Davvero' si è candidato a sindaco contro il PD in una lista civica nelle elezioni amministrative del 2013, è poi entrato nel PD per poi candidarsi alle elezioni provinciali contro il sindaco Foti (di fatto causandone la sconfitta).

I consiglieri comunali del gruppo 'Davvero democratici' non hanno mai sostenuto nei fatti questa maggioranza, non hanno mai assunto in Consiglio Comunale, fin dall'inizio della consiliatura, le responsabilità connesse al ruolo di consigliere comunale di maggioranza.

L'adesione alla maggioranza è stata del tutto formale e strumentale: hanno fin dall'inizio firmato ordini del giorno con l'opposizione, non hanno votato i bilanci 2014-2015-2016 ed evitato, con assenze mirate, finanche il voto dei debiti fuori bilancio prodotti dalle amministrazioni precedenti in cui oltretutto due di essi rivestivano ruoli di rilievo (vicesindaco e assessore). Eppure in questi anni, fino alle ultime settimane, con i consiglieri comunali confluiti in questi nuovi gruppi, si è continuato a cercare il dialogo, il confronto, al fine di individuare una strategia comune, una proposta organica del gruppo PD da fornire, come traccia di lavoro, alla Giunta.

Ma ogni tentativo è stato vano: fin dall'inizio di questa esperienza amministrativa è prevalso il protagonismo, la smania sfrenata dell'individualismo senza una visione d'insieme, senza possibilità di confronto serio e sereno. Si disertavano puntualmente le riunioni di gruppo anche quando a convocarle erano gli organismi di partito.

Spesso purtroppo abbiamo dovuto assistere sbigottiti e con enorme imbarazzo, in Consiglio Comunale, ad interventi degni del più scadente avanspettacolo con recitazione a soggetto e colpi di scena tutti volti a denigrare, ridicolizzare e colpire, anche a livello personale, il Sindaco e alcuni suoi Assessori.

Il gruppo dei dameliani 'Democratici per il Cambiamento', gruppo variabile per la consistenza numerica ma omogeneo per formazione culturale, non ha mai esitato a sovrapporre le vicende amministrative con quelle legate al partito, impersonando una 'opposizione interna' che si è concretizzata con il mancato voto al bilancio 2015.

In particolare già all'indomani delle dimissioni del segretario provinciale e ancor di più dopo le elezioni regionali del 2015 questi consiglieri non hanno esitato a trasformare il Consiglio Comunale in una arena in cui riportare conflitti e tensioni propri di un congresso di partito, in una sterile e studiata sequenza di assenze ingiustificate (per alcuni si contano a decine!).

Ci chiediamo e chiediamo ai cittadini: quale contributo questi consiglieri hanno dato a questa amministrazione fin dal suo insediamento? Quale proposta hanno saputo porre all'attenzione del Consiglio?

Non resta traccia della loro presenza in Consiglio se non attraverso la lettura di 'documenti politici' di critica feroce con richieste al sindaco di resa incondizionata, di attacco agli altri consiglieri PD in cui addirittura li si accusa di comportamenti 'politicamente immorali'.

Il Congresso per l'elezione degli organismi provinciali, spostato a dopo il referendum, in realtà è passato come uno tsunami nel Consiglio Comunale impedendo di fatto al sindaco di poter contare su una maggioranza adeguata a poter affrontare le difficoltà e i tanti problemi della nostra città ma anche per guardare oltre e poter cogliere le opportunità che oggi la Regione a guida PD ci offre.

Ma la prospettiva più terribile, molto concreta e già realizzata in qualche comune irpino per le ultime elezioni amministrative, è che Avellino possa essere oggetto di accordi, possa diventare la dependance dell'Alta Irpinia, accordi non aventi dignità politica perché non tra partiti ma tra persone, non costruiti su programmi e prospettive di sviluppo ma tarati solo su personalismi e smania di potere.

In tutto questo i consiglieri del partito democratico che hanno ritenuto di dover votare il bilancio lo hanno fatto esclusivamente per senso di responsabilità e di appartenenza:

• Responsabilità perché, come tutti sanno, senza il bilancio neanche l'ordinaria amministrazione può essere garantita (trovandosi già un esercizio provvisorio);

• Appartenenza perché rappresentanti istituzionali (comitato reggenti provinciale, segreteria regionale, responsabile nazionale enti locali) hanno più volte sottolineato il valore politico del voto al bilancio e posto questa come questione dirimente per l'appartenenza alla maggioranza ed al partito che ha sostenuto e sostiene questa Amministrazione.

Atto di responsabilità dunque, ma basta leggere gli interventi dei consiglieri PD, a margine del voto, per comprendere come siano chiare anche a noi le difficoltà, le insufficienze e le criticità che questa amministrazione ha presentato e presenta e la distanza siderale che c'e' tra quanto avremmo voluto realizzare e quanto siamo riusciti a fare.

Atto di responsabilità per garantire, almeno nell'immediato, l'ordinaria amministrazione ad una città ostaggio di un modo di fare politica legata al successo personale, alla ricerca di consenso, alla strategia del 'si salvi chi può' come giustamente qualcuno dell'opposizione ha fatto rivelare. Metterci la faccia non è stato facile, continuare a sostenere attacchi offensivi e gratuiti, sferzanti e ingenerosi sulla stampa, non è sicuramente più accettabile.

Ma a quale etica politica risponde chi poteva venire in Consiglio comunale e votare contro il bilancio decretando la fine di questa Amministrazione?

Ma a quale linearità di comportamento e coerenza fa riferimento chi non sottoscrive un documento di sfiducia o non si dimette da consigliere comunale per decretare la fine che viene definita da mesi un''agonia'?

Le missive inviate a Renzi da parte dei consiglieri comunali che hanno aderito a 'Democratici per il cambiamento', 'Davvero democratici' e 'Irpinia di Base' rappresentano l'ultimo atto di una commedia dell'assurdo che vedono le Istituzioni, le regole del vivere democratico, il codice non scritto dell'etica politica e dei rapporti di lealtà (personali e politici) tra consiglieri comunali dello stesso partito infranti, demoliti, violati, vilipesi. Tali missive rappresentano un ulteriore ed estremo tentativo, per la verità piuttosto grossolano, di prescindere dalle proprie responsabilità, di svilire il Consiglio comunale delegando ad altri quanto la responsabilità, il ruolo di consigliere comunale che la legge affida ad ognuno di noi".

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