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Gargani: "La vera casta è la magistratura"

Dura presa di posizione anche da parte dell'ex procuratore Tony: "Le correnti della magistratura sono nate come centri di aggregazione culturale, ma poi sono diventati centri di potere, davvero dannosi per il nostro sistema giudiziario"

«La vera casta in Italia è quella della magistratura che chiusa in se stessa non vuole riforme né nuove leggi. Ritiene di avere un ruolo di contestazione nei confronti del sistema politico, e quindi si attribuisce un ruolo etico che è fuori dalla tradizione giuridica del nostro Paese e che compromette la democrazia. Aggiungo, che il ruolo delle correnti mortificano la magistratura al suo interno».

E' quanto ha affermato Giuseppe Gargani nel corso del convegno "Magistratura e Politica" che si è tenuto ieri pomeriggio nell'Aula dei Gruppi Parlamentari. La doppia presentazione dei libri "In nome dei pubblici ministeri" scritto dall'ex sottosegretario alla Giustizia Gargani e "Io non posso tacere" dell'ex procuratore capo di Prato Piero Tony. La tavola rotonda organizzata dall'associazione "Popolari per l'Europa" è stata moderata dal giornalista Carlo Panella e ha ripercorso la storia politica italiana dalla Prima Repubblica fino ai giorni nostri analizzando l'andamento politico e le varie correnti di pensiero descritte nel libro di Gargani e i vari atteggiamenti assunti dalla Magistratura italiana ampiamente raccontati da Tony.

Gargani che da molti anni ha denunciato la crisi istituzionale del nostro sistema giudiziario, ha rimarcato: «Dopo la sentenza Mannino l'antagonismo tra politica e magistratura si è accentuato ma nello stesso tempo è diventato più evanescente come evanescente si sono dimostrate le tesi inquisitorie nel processo. La sentenza Mannino è una sconfitta di Pirro, uno degli ultimi colpi di coda della magistratura politicizzata che perde non solo nel dibattito pubblico ma anche nelle aule di tribunale».

Dura presa di posizione anche da parte dell'ex procuratore Tony: «Le correnti della magistratura sono nate come centri di aggregazione culturale, ma poi sono diventati centri di potere, davvero dannosi per il nostro sistema giudiziario». 
Per l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia e della Camera dei deputati Luciano Violante: «Quando la politica è debole, a decidere è sempre la magistratura». Il professore ordinario di diritto penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo Giovanni Fiandaca ha contestato la cultura dei pubblici ministeri che «non approfondiscono le questioni e vanno a scuola da travaglio! D'altra parte, anche le leggi sono farraginose e discontinue: sembrano dei semilavorati in attesa di essere confezionati».

Tra i relatori l'ex Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. Anche il presidente dell'Associazione ex parlamentari Gerardo Biancosostanzialmente concorde con le tesi di Gargani e Tony, ma ritiene comunque di non aver commesso un errore nel votare la modifica dell'art. 68 e cioè le guarentigie accordate ai parlamentari. Una platea numerosa e molto attenta ha seguito con interesse gli interventi dei relatori. Tra i partecipanti al convegno: Gianni Letta, Alberto Brandani, Gabriele Albertini, Fabrizio Cicchitto, Massimo Garavaglia, Antonio Preto, Angelo Sanza, Giacomo Caliendo e Paolo Salvatore, ex presidente del Consiglio di Stato.

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