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Frasi shock del presidente Maggio, le opposizioni chiedono le dimissioni

''Inadeguato a svolgere le funzioni di presidente. Le sue parole offesa per la città''

''Gravissime le affermazioni di Ugo Maggio, presidente del consiglio comunale di Avellino, che nel corso dell’ultima seduta consiliare, pensando di non essere ascoltato, ha esternato con un’inaudita violenza verbale la sua contrarietà alla consigliera Iannuzzi rivolgendosi al Sindaco – che non ha fermato Maggio ne condannato l’accaduto", così in una nota i Consiglieri di Minoranza del Comune di Avellino.  "Il nodo politico, però, non è tanto la difesa di una collega che stava esclusivamente svolgendo le sue funzioni o di un esponente politico ed ex consigliere regionale, Francesco Todisco, oggetto di gravissime e ingiustificabili minacce ma la manifesta inadeguatezza del consigliere Ugo Maggio a svolgere le funzioni di presidente.

Mentre tenta di giustificarsi goffamente a mezzo stampa rimarca egli stesso l’incapacità a ricoprire quel ruolo venendo meno alla funzione di garanzia dell’aula esprimendo giudizi e giungendo a conclusioni pericolose e intimidatorie. La conduzione dell’aula – seppur lunga e faticosa– che vede un dibattito pure aspro dovrebbe trovare nella Presidenza – preparata a queste evenienze - parole e gesti di mediazione che sono mancati ieri come in altre occasioni e che anzi, accentuando lo scontro, hanno contribuito a creare confusione. Non esistono giustificazioni per questi comportamenti. Le parole scritte oggi, ancor più di quelle pronunciate ieri,  feriscono la città che non merita rappresentanti che fanno del turpiloquio la misura del proprio agire politico. Le stesse parole mortificano l’aula che avrebbe bisogno di ben altre figure a rappresentarla e a garantire quell’imparzialità che è la base della democrazia anche nelle istituzioni. Maggio farebbe bene a dimettersi per liberare la città e il consiglio comunale dal rischio di reiterare nuovamente parole e comportamenti che poco la rappresentano. Il consiglio tutto farebbe bene a valutare da chi vorrebbe essere rappresentata per non rischiare di dare adito alle spinte antipolitiche che condurrebbero all’errata conclusione del “tanto sono tutti uguali”, conclude. 
 

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