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Giornata internazionale della donna, l'assessore Mazza: "Serve un cambiamento culturale, la violenza non nasce dal nulla"

"Da donna, da amministratrice e da madre, non posso non constatare quanta strada ci sia ancora da fare per raggiungere la parità sostanziale tra donne e uomini"

Marianna Mazza, assessore al comune di Avellino per le Pari Opportunità, ha rilasciato dichiarazioni importanti in questa Giornata internazionale dei diritti della donna: 

Stiamo attraversando un periodo estremamente complesso, in cui la Giornata Internazionale della Donna diviene ancora più pregna di significati e ci invita a riflettere su diverse questioni. Da donna, da amministratrice e da madre, non posso non constatare quanta strada ci sia ancora da fare per raggiungere la parità sostanziale tra donne e uomini e quante discriminazioni, silenziose o più eclatanti, continuino a essere messe in atto in maniera sistemica nella società in cui viviamo.
Penso ad esempio al lavoro di cura, all’accudimento di anziani e bambini e alla gestione domestica, che, per un fatto culturale, ricadono ancora quasi esclusivamente sulle spalle delle donne e, in particolare in questo periodo di pandemia e lockdown vari, hanno richiesto alle donne uno sforzo enorme, che per molte non è stato comunque sufficiente per non perdere il lavoro.

Lo so perché l’ho vissuto in parte anche sulla mia pelle, perché sono anch’io una madre e, nonostante i miei figli siano ormai adolescenti, non è semplice conciliare il sostegno all’attività scolastica in DAD con le mie esigenze lavorative e quelle di mio marito. Immagino quindi le difficoltà di chi ha dei bambini piccoli o degli anziani non autosufficienti che necessitano una presenza costante 24 ore su 24…

Non a caso le recenti statistiche ci dicono che sono state soprattuto le donne a pagare lo scotto più pesante negli ultimi mesi. L’Istat ha rilevato che a dicembre 2020 gli occupati in Italia sono diminuiti di 101.000 unità, di questi 99.000 erano donne e appena 2000 uomini. È una percentuale che la dice lunga su quanto sia più difficile per le donne non solo portare avanti una carriera, ma anche banalmente conservare un lavoro in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Anche perché, a causa del gender pay gap, le donne vengono pagate di meno a parità di competenze e, di conseguenza, quando una famiglia è costretta a scegliere quale dei due stipendi sacrificare per star dietro ai figli o alle persone anziane, è più probabile che la scelta ricada su quello della donna.

Chiaramente questo tipo di problema necessita di politiche mirate da mettere in atto a livello governativo, ma penso che anche a livello amministrativo locale si possa incidere in minima parte, con politiche mirate di sostegno alle famiglie. In particolare penso all’asilo nido comunale, che dovrà far parte del nuovo complesso dell’ex Mercatone e magari alla possibilità di intercettare tramite la Regione dei finanziamenti europei che possano aiutarci a metterne in funzione altri all’interno della città.

Diritti

C’è poi il tema dei diritti, che, come la storia ci insegna, non possono essere considerati acquisiti per sempre, perché, nonostante ci siano voluti anni di faticose lotte per ottenerli, basta un niente per perderli di nuovo. Penso ad esempio al diritto all’aborto, che negli ultimi anni è stato messo sotto attacco da vari governi nazionali, tra cui la Polonia, dove recentemente è stato limitato quasi del tutto, ma anche in Italia non è che se la passi benissimo, tra medici obiettori di coscienza e governi regionali che tentano di rendere più complicato l’accesso non solo alle pratiche abortive non invasive, ma anche alla contraccezione di emergenza.

Questo si ripercuote soprattutto sulle ragazze più giovani, che spesso non trovano sul proprio territorio una rete di sostegno adeguata, che sappia aiutarle a prendere la decisione più giusta per il proprio futuro, senza atteggiamenti moralisti e giudicanti. Anche per questo da prima della pandemia, come Comune, abbiamo avviato un’interlocuzione con l’Asl per restuire almeno un consultorio alla città, oltre a quello già attivo in via Degli Imbimbo.

Violenza di genere ed educazione dei più giovani

Infine c’è il tema della violenza vera e propria, anche questa acuita dalle restrizioni dovute alla pandemia, che hanno costretto migliaia di donne a convivere 24 ore su 24 con il loro carnefice e aguzzino, senza possibilità di scampo. Anche qui serve un cambiamento culturale forte, perché la violenza non nasce dal nulla. Si alimenta di un sistema culturale profondamente malato e discriminante ed è proprio quel sistema che noi, come istituzioni, dobbiamo contribuire a scardinare. Da madre, è un argomento che mi sta molto a cuore. Bisogna insistere soprattutto con le nuove generazioni, che necessitano di una vera e propria educazione sentimentale ed emotiva, per sensibilizzarle al rispetto di se stessi, degli altri e delle reciproche differenze. Educare i ragazzi a un’idea di mascolinità slegata dal possesso e dalla sopraffazione e le ragazze a riconoscere il proprio valore, a credere in se stesse e a pretendere il rispetto che si deve a ogni essere umano.

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