De Angelis: "Provincia, tanto rumore per nulla"

Il sindaco di Chiusano e docente universitario di diritto pubblico si esprime sul caso Province a seguito del referendum

Carmine De Angelis, sindaco di Chiusano San Domenico e docente universitario di diritto pubblico a seguito della vittoria del No al referendum spiega il suo punto di vista su cosa ne sarà dell'Ente Provincia: "L'Italia ha una passione sfrenata per le riforme. Non c'è governo che non abbia l'ambizione di riforma, quasi fosse una patologia che nasce, invade e finisce col debordare nei più disparati campi della società. Cambiare per cambiare, perché ciò che conta è la volontà di attuare il cambiamento in se'.

Eppure, la verità è che, da oltre vent'anni, non abbiamo fatto altro che riformare, cambiare, trasformare. Dalle Bassanini, all'elezione diretta dei Sindaci, dagli enti strumentali al nuovo sistema dei controlli, dal titolo quinto della Costituzione, dalla legge elettorale alla disciplina di organizzazione della pubblica amministrazione, passando per le Province arrivando alla nuova riforma della Costituzione. Un turbinio di riforme, spesso contraddittorie e incoerenti. La " Riformite" colpisce chi amministra, chi ha l'ambizione di governare e chi ha la vocazione a contrastare.

Il caso Province e' un caso patologico. All'indomani dell'approvazione della legge Delrio tali enti locali sembravano "morti e sepolti", in realtà avevano solo cambiato denominazione: aree vaste elette dal circolo ristretto degli amministratori. Nella sentenza N. 50 del 2015 laCorte Costituzionale si proiettava nel futuro e adoperava come parametro di legittimità della Delrio non il contestuale testo esistente ma il quadro di riforma costituzionale in atto. Metodo piuttosto discutibile di pronuncia " anticipata" di costituzionalità che esprime un giudizio di conformità di una legge dello Stato rispetto ad una riforma costituzionale ancora non efficace. Peccato che l'esito referendario ha smontato il castello e riscritto in calce costituzionale la parola Province.

Così siamo tornati al punto di partenza? Non proprio perché una legge "ferita" cessa di esistere dopo la sua pronuncia di morte e allora occorre aspettare l'incostituzionalità dichiarata. I Giudici di palazzo Spada indaffarati come sono non avranno gran voglia e tempo e la palla passerà al Parlamento. Sì ma quale? L'attuale e' in agonia, tra voglia di sussistenza (maturare a settembre il vitalizio) e corsa alle urne, e il prossimo non si sa quando partorirà. Intanto le attuali province vivono per effetto di una legge "orfana" del salvagente costituzionale e "viziate" di sopraggiunta incostituzionalità.

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Ma si sa la transizione in Italia e' permanenza e pertanto sino all'approvazione di una legge sanante, conforme al testo costituzionale e coerente con il Testo unico degli Enti locali, o addirittura dopo una pronuncia della Corte ( che però dovrà essere "sollecitata") avremo una fase di dormiveglia. Mettiamo l'anima in pace, le province restano sino a quando i sintomi della riformite non si avvertiranno. E allora ci inventeremo nuove formule e alchimie per dire tutto e il contrario di tutto, perché alla fine è' solo una "questione estetica".

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