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Caldoro: "De Mita alleato con De Luca per rifare la Dc mi pare un pò strano"

Il Governatore diserta l'incontro ma si collega in videoconferenza. Presenti Zecchino, Gambacorta e Gargani

Io e il partito. Il libro di Giuseppe Gargani pubblicato da Il Papavero è l'occasione per discutere di politica nazionale, senza tralasciare i riflessi locali. Si è ormai in piena campagna elettorale per le regionali e sul manifesto di presentazione c'è il simbolo di Caldoro presidente.

Il Governatore della Campania, invitato da Giuseppe Gargani dà forfait. Al tavolo siedono solo Giuseppe Gargani, Domenico Gambacorta e Ortensio Zecchino, con il figlio Ettore in sala. Il Governatore Caldoro in video conferenza interviene: "prendo spunto dal titolo del libro di Peppino per dire che i tempi sono cambiati. Una riorganizzazione va fatta, non c'è più quel partito che crea attrazione. La Dc di un tempo elaborava al suo interno, metteva insieme le varie anime e poi raccoglieva tanto sul territorio. Molti si ostinano a voler riempire il vuoto lasciato dalla Dc ma non è semplice"

E con destrezza piazza un colpo a De Mita: "allearsi con De Luca per rifare la Dc mi pare un po' strano, non ho ancora capito cosa sia successo nelle ultime 48ore. Non si fa un accordo in così poche ore. C'è poca trasparenza, i cittadini chiedono chiarezza".

Sulla situazione politica si esprime pure Mimmo Gambacorta: "un sistema elettorale perfetto non esiste. In Parlamento oggi assistiamo a molti che vanno lì per alzare la mano ed hanno un unico pensiero: quello di conservare la poltrona. C'è una paralisi. L'Italicum non consente di promuovere una selezione adeguata della classe dirigente". Poi l'augurio ai candidati della lista e cita i presenti: "Ettore Zecchino e Maria Vivolo". Il pensiero è anche per chi non sarà della partita: "non devono scoraggiarsi e dare comunque un contributo fattivo". Gambacorta ritorna a parlare di Europa. "A Bruxelles c'è necessità di ricostruire un partito alternativo al socialismo del Pd. Dobbiamo fare un centrodestra riformista e non conservatore. Noi non siamo quelli della spesa pubblica e delle false promesse, Renzi ha vinto le elezioni con gli 80 euro ma l'economia è ferma".

Ortensio Zecchino, ex ministro e ormai lontano dalla scena politica allacciandosi a Gambacorta aggiunge: "C’è poco da fare lo schema europeo regge. Il contesto europeo si alimenta nella contrapposizione tra due grandi blocchi politici, quello del Popolarismo e quello del Socialismo. È così da sempre e io ne sono testimone, fui eletto alla prima legislatura del Parlamento europeo e già allora quello schema era pacifico. Il punto è che in Italia abbiamo tradito quella contrapposizione in ragione di anomalie che hanno sempre segnato la nostra vicenda interna. L’intera prima Repubblica è andata declinandosi attorno ad una contrapposizione che rendeva la nostra democrazia bloccata. Mi riferisco, ovviamente, alla presenza del più grande Partito Comunista d’occidente che al netto dei meriti e dei ripensamenti non fu mai capace di sottrarsi elle pressioni sovietiche. Poi cadde il muro di Berlino e quella trasformazione avrebbe dovuto e potuto sbloccare la nostra democrazia, ovvero rendere possibile il compimento dell’alternanza. Che poi fu il grande cruccio di Aldo Moro che non ha mai teorizzato il Pd ma che, piuttosto, individuò nel compromesso storico un momento necessario ma transitorio per allargare la base democratica. Non certamente una scelta strategica. Ma arrivò Tangentopoli, un’eruzione che frantumò l’intero sistema dei partiti di governo, senza sfiorare, e sul punto le responsabilità della Magistratura sono innegabili, quelli di opposizione. Ed in quel frangente i dirigenti della Democrazia Cristiana commisero errori enormi, non c’erano grandi condottieri al timone ed è lì, in quel vuoto di coraggio e lungimiranza, che s’insedio il berlusconismo. Quindi il suicidio che si compì con lo scioglimento del Partito Popolare e la nascita della Margherita, una scelta alla quale contribuirono in maniera fattiva alcuni noti parlamentari irpini".

Infine tocca a Giuseppe Gargani che smonta la tesi del partito della nazione come la democrazia cristiana: "Il Patto del Nazareno non era null’altro che un patto becero mentre la DC è stato il più grande partito della storia di questo Paese. Ma in quella confusione c’erano le ragioni della riflessione che ho provato a compiere in questo libro. Io, nel mio piccolo, ho trascorso questi venti anni nel tentativo di creare le condizioni per riaggregare i tanti pezzi dell’universo popolare. Volli credere, sbagliando, che Forza Italia potesse assolvere a questa missione. Poi, dinanzi alla prospettiva di una unione tra Udc e Nuovo Centrodestra, dinanzi all’opportunità di dare vita ad una nuova Area Popolare ho ritenuto che potesse valere la pena riprovarci. Proprio a partire dalla Campania, dove c’erano condizioni certamente migliori che altrove. Ma così non è stato, Area popolare s’è spaccata e s’è spaccata in ragione della miopia di chi, dopo aver condiviso un percorso di governo per cinque anni, ha deciso, in meno di 24 ore, di andare dall’altra parte. Ma noi a quella deriva dobbiamo reagire, lo dobbiamo fare elevando un argine all’indistinto. E quell’argine si chiama Stefano Caldoro, un governatore che è riuscito a condurre una regione fallita fuori dalle sabbie mobili, un leader solido attorno al quale si ritrova un fronte ampio di forze ed energie democratiche alternative al Pd di Renzi e De Luca".

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