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Elezioni, Grasso (Cidec): "Il nuovo Sindaco dovrà scegliere il futuro del centro storico, se residenziale o commerciale"

Ultima settimana di campagna elettorale

"Il nuovo Sindaco dovrà scegliere il futuro del centro storico, se residenziale o commerciale", ha sottolineato il presidente della CIDEC Nicola Grasso a margine dell'incontro con gli associati, che si è svolto nella sede di C.so Europa. “Per salvare la vocazione commerciale del centro necessari molti correttivi a traffico e viabilità o le imprese sono condannate a morire”.

Nel documento abbiamo affrontato diversi temi, ma ieri sera abbiamo concentrato il dibattito soprattutto sul centro storico e le questioni che hanno rallentato e rallentano ancora le sue attività economiche”, dice il presidente Grasso, “Avellino ha tre grandi aree commerciali e quella più in crisi è il centro storico. Oggi siamo al punto di non ritorno: il futuro amministratore della città deve decidere se vuole rendere il centro storico un semplice quartiere residenziale oppure se vuole conservarne anche la vocazione commerciale, ma allora dovrà mettere subito in campo diversi correttivi alla viabilità e alla gestione attuale della cosa pubblica, perché molte aziende ora sono a rischio chiusura”.

“Il comune di Avellino conta nel complesso circa novecento imprese del terziario, per un totale di oltre duemila addetti. Solo in centro storico le piccole e medie aziende che Cidec rappresenta danno lavoro a centinaia di persone. Una bottega che chiude non è solo una saracinesca abbassata in più, un’insegna che scompare. E’ un luogo d’incontro in meno, un posto in meno dove socializzare, sostare, scambiare due parole per stanare di casa nascoste solitudini. Nel loro piccolo, questi esercizi sono un pezzo dell’identità del paese, della città. Detta in termini sociologici, botteghe e negozianti rappresentano un importante presidio sociale e anche di cura e sicurezza per chi vi vive attorno; per di più senza costi aggiuntivi per le esauste casse comunali.

L’ultimo rapporto di Cidec, uscito in primavera, fotografa la desertificazione commerciale  delle città italiane e dei loro centri storici. Parliamo di 200 cittadine di provincia di medie dimensioni , dai ventimila ai settantamila abitanti, dove in otto anni, dal 2008 al 2017 i negozi sono scesi del 13,2 per cento. Se poi si considerano solo quelli del centro storico la riduzione è ancor più sensibile: quasi il 15 per cento. Più colpiti dal fenomeno sono librerie e negozi di giocattoli (uno su quattro ha chiuso senza essere stato rimpiazzato, neanche in periferia), negozi d’abbigliamento e tessili (meno 16%),  esercizi non specializzati (meno 19,3%) e a seguire alimentari e tabaccai. A sostituirli sono stati i venditori ambulanti che sono cresciuti del 11,3%. Per capirci: meno botteghe e più bancarelle. Con performance straordinarie nel Sud Italia isole in primis. Se chiudessero è come se chiudesse un’intera fabbrica, ma nessuno ci pensa”, sottolinea “le nostre osservazioni su traffico, viabilità, parcheggi, sicurezza, animazione vogliono essere un contributo per riportare gente ad Avellino da tutta la provincia e ridare linfa vitale all’economia”.

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