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D'Agostino: "Acqua in carcere, si provveda definitivamente"

"A quanto è dato sapere - rileva il parlamentare - , si tratta di un problema che deriva dal malfunzionamento delle pompe idriche installate nell'Istituto"

«Il Ministro della Giustizia dica quali provvedimenti intenda adottare nell’immediato per risolvere definitivamente il problema della cronica mancanza di acqua potabile nell’Istituto di pena di Bellizzi Irpino, come intenda garantire la sicurezza di chi vi lavora e le condizioni minime di dignità dei detenuti». E’ quanto chiede in un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il deputato di Scelta Civica, Angelo Antonio D’Agostino.

«Lo scorso 15 luglio – si legge nell’atto di sindacato ispettivo - alle 3.00 del mattino, l’istituto penitenziario di Bellizzi Irpino è stato interessato da una violenta protesta posta in essere dai detenuti a causa della mancanza d’acqua. Secondo Sappe e Uil penitenziari, i detenuti hanno incendiato effetti personali, stracci e lenzuola imbevuti di olio e carta, bottiglie di plastica, e hanno provocato lo scoppio di alcune bombolette di gas. Un sovrintendente della Polizia Penitenziaria ha dovuto ricorrere d’urgenza alle cure del pronto soccorso di Avellino per aver inalato fumi all’interno della sezione nella quale i detenuti hanno incendiato stracci imbevuti di olio e carta, bottiglie di plastica e bombolette vuote».

«A quanto è dato sapere – rileva il parlamentare - , si tratta di un problema che deriva dal malfunzionamento delle pompe idriche installate nell’Istituto. Un problema, questo, che si protrae ormai da molto tempo, almeno 6 anni, senza che chi di dovere abbia provveduto alla riparazione delle pompe garantendo il corretto funzionamento dell’impianto di distribuzione dell’acqua potabile».

«E’ evidente – chiude D’Agostino - che occorre evitare che altri problemi si sommino alla condizione di difficoltà nelle quali versano gli istituti di pena a causa del sovraffollamento e della carenza di personale. Il Ministro Orlando, attento alla realtà penitenziaria italiana, darà senz’altro una risposta soddisfacente e risolutiva alla nostra interrogazione».

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