Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Consiglio Comunale di Avellino, Alessandra Iannuzzi passa alla minoranza

La consigliera annuncia l'uscita dal gruppo "Libertà e Partecipazione" per aderire al gruppo misto

Il testo del mio intervento odierno in Consiglio Comunale: «Prendo brevemente la parola per annunciare il mio passaggio in minoranza e, di conseguenza, la mia fuoriuscita da “Libertà è Partecipazione” per aderire al gruppo misto. Non amo i cosiddetti “cambi di casacca”, a dire il vero mi è fastidiosa anche solo l’espressione, perché negli anni la politica ci ha abituati ad associarla a delle scelte di comodo, che portano un vantaggio a chi le opera. Se devo essere sincera, tutto avrei pensato e sperato nel momento in cui mi sono candidata e sono stata eletta, fuorché di dover prendere due volte la parola in quest’aula per annunciare, prima la fuoriuscita da un gruppo nato da una lista di diretta ispirazione del sindaco - a marzo scorso - e poi oggi il definitivo passaggio all’opposizione. A marzo avevo detto di voler lanciare un segnale al sindaco, di volerlo invitare ad un maggiore dialogo con le forze consiliari e a riconsiderare l’idea dell’uomo solo invincibile al comando, che pochi frutti mi pareva avesse portato. In quell’occasione non avevo voluto spezzare quel vincolo di fiducia che ancora credevo potesse legarmi al sindaco, ma mi ci vedo costretta adesso. Perché, mi dispiace dirlo, ma la situazione mi sembra inalterata, se non addirittura peggiorata. Addirittura il sindaco ora ironizza sulla definizione di “uomo solo al comando”, ci scherza, ma forse non si rende conto di quanto questa deriva possa essere pericolosa. Il coinvolgimento dei consiglieri nella vita amministrativa è pressoché assente e anche il dialogo con la giunta, per quel poco che posso vedere, mi sembra ridotto ai minimi storici e io non vedo, in queste condizioni, come sia possibile poter dare un contributo dai banchi della maggioranza. Ora temo che il sindaco inizierà a dare della “rosicona” anche a me, ma io vorrei chiedergli con molta sincerità per cosa dovrei rosicare, visto che le elezioni io le ho vinte assieme a lui e che l’unica cosa che avrei voluto e non ho ottenuto era di poter dare il mio contributo affinché lui fosse ricordato come il sindaco migliore possibile per questa città. E soprattutto avrei voluto che questa città grazie a lui si risollevasse, che non continuasse a scivolare silenziosamente nel baratro di desolazione e isolamento a cui ormai sembra inesorabilmente destinata da decenni. Era per questo che avevo convinto alcuni miei elettori un po’ scettici a dare fiducia a questo sindaco e di questo oggi loro mi chiedono conto. La città è sempre più sporca, le politiche sociali e culturali sono inesistenti, gli alloggi comunali sempre più fatiscenti, i cantieri sono sempre numerosi e, anzi, addirittura aumentano, se consideriamo quello che è accaduto qualche mese fa a viale Italia. Persino per vedersi rinnovare una carta di identità bisogna votarsi a qualche santo, visto che attualmente mi risulta che il primo appuntamento utile si possa prenotare per dicembre. Non era questa la città che io sognavo e soprattutto non erano questi i primi due anni di amministrazione che io immaginavo. E il Covid non può essere un alibi in questo senso, perché di base non è ai risultati che io mi riferisco. I risultati possono non arrivare subito per tante ragioni, non ultimo il fatto che amministrare un comune in predissesto non è affatto facile, io me ne rendo conto. Il problema però è il metodo. Proprio quando le sfide a cui si è chiamati sono particolarmente ardue, entra in gioco la pianificazione, la condivisione delle strategie, la collaborazione di tutti affinché si possa far fronte ai tanti problemi che emergono, ordinandoli in una scala di priorità, cercando di dare il proprio contributo, ognuno nel settore di competenza. Ma quando tutto il potere e le decisioni vengono concentrate nelle mani di una persona sola, si finisce inevitabilmente per agire con improvvisazione e approssimazione, andando sempre in affanno e vivendo solo di annunci che poi vengono continuamente disattesi, perché anche il migliore di noi non è esperto in tutto e non è capace di avere sotto controllo tutto. E mi dispiace tanto che il sindaco ami riempirsi la bocca di metafore legate alla vita sportiva e soprattutto al gioco di squadra, ma che poi a quelle parole non dia mai realmente attuazione, preferendo fare il solista che non deve dar conto di nulla a nessuno. Ed io oltre a non poter più accettare tutto questo, non posso assolutamente accettare le volgarità che ha ritenuto di dover dire in quest’aula durante l’ultimo consiglio, portando il dibattito a un livello veramente infimo. Un sindaco che piomba in aula all’improvviso nel mezzo di un consiglio come al solito disertato, e afferma che “il problema non è il dissenso… il problema è che con lui si amministra, non si ammenestra… che lui può perdere qualche consigliere, ma mai la dignità, perché mai si piegherebbe a richieste di incarichi, posti di lavoro e affidamenti”. No, sindaco, io credo proprio che il suo problema sia il dissenso. Altrimenti non sarebbe sceso così in basso, non sarebbe venuto qui in aula a dire quelle meschinità, a sparare nel mucchio, lanciando accuse vaghe, sperando di dividerci e di metterci l’uno contro l’altro. Io in questo momento sto prendendo una decisione diversa dai miei due compagni di gruppo e so che lei è molto contento di aver indebolito il fronte del dissenso interno. Ma non intendo restare un minuto di più con un sindaco che si macchia di certe volgarità. E ci tengo a dire che nessuno di noi ha mai inteso fare “il Marco e la Maddalena” come ha detto lei nell’ultimo consiglio (che poi si dice “Marta e Maddalena”, è una citazione evangelica). Semplicemente non si poteva aspettare il nostro sostegno “a prescindere” su scelte non condivise, ma su questo eravamo stati chiari fin dall’inizio, non vedo alcuna ambiguità. Ma poi io le chiedo una cosa, sindaco. Lei che viene qui in aula solo per farci la morale e poi se ne va… ma se lo può permettere? Ha l’autorevolezza per porsi in vetta, da eroe impeccabile chiamato a difendere la città da qualsiasi “rosicone” osi intralciarne il cammino? Per carità, io capisco che una volta imboccata una certa strada è difficile fare “marcia indietro” ed oggi la cosa più naturale è continuare sulla via dell’isolamento istituzionale, dell’uno contro tutti e della caccia alle streghe: dalla Regione che intende “senza alcuna ragione” commissariare il Piano di Zona, all’Anac che “inspiegabilmente” boccia un affidamento, passando per chi, dall’interno, si limita ad esprimere delle perplessità. Capisco tutto, ma fin quando questo copione può durare? E quando, soprattutto, inizierà a dare i suoi frutti alla città? Personalmente temo mai, ma spero per lei e per la città molto presto. Spero - e mi creda, sindaco, sono sincera - che i muscoli che oggi lei mostra, forte dei numeri che ha in quest’aula, per nulla scalfiti dalla casella Iannuzzi che va via, possa mostrarli anche fra tre anni. Perché vorrà dire che la città avrà apprezzato la sua rivoluzione… annunciata e poi messa in campo per davvero. Enjoy, sindaco!»

Così la Consigliera al Comune di Avellino, Alessandra Iannuzzi. 

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