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Consiglio Comunale, le verità nascoste: ecco come andrà a finire

Un dato è emerso con veemenza: non c'è la volontà sia da parte dei dissidenti di maggioranza che dei rappresentanti dell'opposizione di mandare a casa il sindaco Paolo Foti

Il teatrino in Consiglio Comunale ad Avellino finisce a mezzanotte. Nulla di fatto. Ma un dato è emerso con veemenza: non c’è la volontà sia da parte dei dissidenti di maggioranza che dei rappresentanti dell’opposizione di mandare a casa il sindaco Paolo Foti. La verità è questa tutto il resto è noia.

Veti incrociati dall’una e dall’altra parte. E il sindaco cosa fa vedendo questo spettacolo indecoroso? Resta incollato alla sedia: impassibile, si lascia scivolare tutto addosso, come se nulla fosse successo. Alle dimissioni non ci pensa neanche per un secondo, baratta a questo punto la propria dignità dopo gli attacchi feroci giunti da ambo i lati per tentare di continuare. Ha ragione Nicola Battista, consigliere di Forza Italia quando in aula dice: “Non arriveremo mai a diciassette firme dal notaio, né a diciassette voti in Aula perché nessuno è coinvolto realmente nei confronti della città. Se Foti dovesse dimettersi tutti gli chiederebbero di tornare su suoi passi, per poi essere ricattato dalla sua nuova maggioranza. Ognuno di noi ha degli interessi a restare qui, se passeggiassimo per la città capiremmo davvero qual è lo stato reale della città. I documenti ci sono, ma nessuno li firmerà perché tutti troveranno un cavillo. Chiedo al Sindaco di rendersi autonomo, di far pesare il suo ruolo per sottrarsi ai ricatti”.

Ruota, infatti tutto intorno ai due documenti: riportano il medesimo deliberato, c’è una sostanziale differenza, quello delle opposizioni chiama direttamente in causa il Partito Democratico, quello dei dissidenti no. Questo è stato il punto della discordia quando, nell’apposita capigruppo tenutasi durante il Consiglio Comunale di ieri, le due parti si sono incontrate per redigere la sfiducia. L’azione dell’opposizione è stata efficace. Studiata nei minimi particolari e in questa occasione non si sono mai disuniti. Dino Preziosi a nome di tutti spiega:I “dissidenti” non hanno voluto firmare la nostra mozione perché volevano eliminare il passaggio che faceva riferimento alla responsabilità del Partito Democratico. Come opposizione non posso non tirare in ballo il Pd che è il maggior artefice di quel che è accaduto. Decidessero cosa vogliono fare. O difendono il partito, o portano avanti la sfiducia. Così come sono le due mozioni non potranno incontrarsi”.

Con una fase così cristallizzata resta la proposta dei cento giorni annunciata da Dino Preziosi. “In questo lasso di tempo bisognerà verificare se l’attività amministrativa riesca effettivamente a cambiare passo. Se tutto dovesse rimanere com’è in questo momento, allora non ci sarebbe nessuna possibilità di andare avanti. Una svolta che potrebbe passare dalla scelta dei nuovi assessori da parte del Sindaco. I cento giorni nascono dall’interesse che abbiamo nei confronti della città, nello specifico per consentire la programmazione dei nuovi Fondi Europei. Senza le proposte per avere i contributi comunitari, il prossimo sindaco di Avellino potrà decidere solo l’orario di apertura e chiusura dei cinema”. Questa ultima ipotesi è quella percorribile. Chi vivrà vedrà.

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