Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

De Mita non vuole padroni: "Italicum ci porta all'elezione del capo"

Ciriaco De Mita si è schierato per il No al referendum del 4 dicembre. Non c'è stato verso di fargli cambiare idea: lo spiega al Corriere della Sera

Ciriaco De Mita si è schierato per il No al referendum del 4 dicembre. Non c'è stato verso di fargli cambiare idea. L'attuale sindaco di Nusco è convinto del suo pensiero e lo ribadisce in una intervista rilasciata al Corriere della Sera. "Se si metteva da parte l’Italicum e ci si impegnava a correggere la riforma costituzionale forse avrebbe avuto un senso votare Sì" annuncia l'ex presidente del Consiglio e segretario della potente Dc pre tangentopoli. "Le norme hanno un’anima e vanno calate in una realtà mutevole e complessa, e ciò presuppone intelligenza politica, non rigidità di pensiero".

Il vero cruccio di De Mita è la legge elettorale. L'Italicum proprio non gli piace. Lui abituato ai grandi numeri di consenso, oggi con quel che resta dell'Udc si ritrova con numeri risicati ma comunque fondamentali per decretare la vittoria dell'uno (centrosinistra) o dell'altro (centrodestra). E' l'ago della bilancia. Di "padroni" non vuol sentirne parlare: "L'Italicum ci porta alla fine della democrazia parlamentare. Si elegge il capo, non il presidente del Consiglio. La sera stessa del voto sapremo chi ha vinto, ma non chi ha la legittimazione del consenso popolare. Il premio di maggioranza altera la rappresentanza. Apre le porte a un governo personale. Crea un’illusione tecnicista. E chi governerà in queste condizioni poi cercherà il consenso mancante, non la soluzione dei problemi". La comunità, l'appartenenza sono i due leit-motiv del De Mita-pensiero.

Una idea di legge elettorale che funzioni ai giorni nostri ce l'ha: "Una legge proporzionale  sarebbe più funzionale. Poi mettendo insieme, da una parte, quelli che non intendono sacrificare la democrazia parlamentare, elemento essenziale della nostra tradizione politica, e dall’altra chi — legittimamente — intende invece anteporre i desideri alle soluzioni". Sul bicameralismo aggiunge: "Ben venga la riforma ma se la motivazione deve essere che tagliando le poltrone si risparmia, allora si abbia il coraggio di essere populisti fino in fondo. A questo punto, tagliamo tutto. Sono invece convinto che così come è stato disegnato, il nuovo Senato complicherà e non semplificherà il processo legislativo. C’era il bicameralismo e la riforma agraria fu elaborata in due mesi. Ora stento a indicare una riforma memorabile fatta in questi ultimi due anni. In futuro potrebbe essere ancora peggio".

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